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Muore a caccia il sindaco di Capalbio

Giovanna Mezzana Ivana Agostini
Muore a caccia il sindaco di Capalbio

Settimio Bianciardi, 58 anni, era con due amici quando ha avuto il malore. Comunità sotto choc

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Giovanna Mezzana

Ivana Agostini

capalbio. Stava tornando al capanno dopo la pausa pranzo della battuta di caccia quando ha avuto un malore: se n’è andato così, a 58 anni, per un infarto, il sindaco di Capalbio Settimio Bianciardi. La notizia della tragedia si è diffusa rapidamente, ieri, nella comunità della Piccola Atene, che lui, di professione geometra, amministrava con passione dal maggio 2019: e che è rimasta attonita.

Era andato a sparare al colombaccio con due amici Bianciardi: nei boschi di Giardino, siamo al confine tra Capalbio e Orbetello. Stavano per riprendere la battuta di caccia dopo la sospensione per il pranzo, quando il sindaco si è fermato per scattare alcune foto, mentre i due compagni andavano avanti. Non vedendolo sopraggiungere, l’hanno chiamato più volte senza risposta. Hanno fatto il percorso a ritroso e l’hanno trovato appoggiato a un albero, senza vita. Gli amici hanno chiamato il 118 anche se inutilmente. Moltissimi sono stati i messaggi di cordoglio giunti nel pomeriggio: dal presidente della Regione Eugenio Giani, dalla sottosegretaria al turismo del ministero dei beni e delle attività culturali Lorenza Bonaccorsi, e da tutto il mondo della politica grossetana e toscana.

È maggio 2019 quando Bianciardi è eletto alla guida di Capalbio, il comune mignon più a sud della Toscana dove la Lega alle elezioni europee – che si sono svolte in contemporanea – incassa il 47,2 per cento. È lui il candidato civico per eccellenza che in campagna elettorale non ha voluto alcun appoggio partitico o apprezzamento politico: né da sinistra – pur essendo lui un uomo ex Pd – né tantomeno da destra; «Va da sé che qualche leghista mi avrà pure votato – dirà Bianciardi a urne aperte – ma io non ho fatto accordi con nessuno». Lui era così – diretto – tant’è che al battesimo del fuoco per la sua candidatura si presentò al pubblico dicendo: «Sono sei anni che non ho più in tasca la tessera del Pd».

Ed è proprio il giorno della sua vittoria civica che uno dei suoi assessori, Gianfranco Chelini, ha impresso nella memoria: «Settimio era come fu il giorno della sua elezione a sindaco – racconta – Ricordo la sua compostezza: era soddisfatto per aver vinto ma sentiva già anche il peso della responsabilità di prendersi cura della comunità capalbiese a cui lui era molto affezionato».

Sono passati quindici anni da quando Chelini conobbe Bianciardi, che prima di essere il sindaco era per lui un grande amico. «Ricordo – dice – che lui si presentò a un incontro che io avevo organizzato in un hotel a Grosseto. Già di vista ci conoscevamo, ma è da quel momento che è cominciata la nostra amicizia», fino al momento in cui Bianciardi lo volle nella sua squadra.

«A volte era un po’ burbero – lo ricorda ancora Chelini – ma era un uomo di grande generosità. Aveva una sua robustezza di temperamento insieme a una grande bontà d’animo. E non lo dico per retorica. Abbiamo condiviso progetti bellissimi per Capalbio e per la Maremma sempre guidati dalla volontà di proiettare questa terra verso il futuro, senza snaturarla delle sue caratteristiche peculiari. Settimio lascia un vuoto grande». Ieri Chelini ha saputo del malore del sindaco da una telefonata: si è precipitato verso Giardino e lungo il tragitto ha saputo della tragedia; ha atteso a lungo, all’incrocio della strada, che l’autoambulanza facesse ritorno. Poi si è recato dalla compagna Isabella e dalle due figlie che lascia Bianciardi. —

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