Il Tirreno

Toscana

Si dimette il vescovo Giovanni Santucci Sullo sfondo la storia dei “vizi” di don Euro

Alessandra Vivoli

Il monsignore era stato indagato (e prosciolto) nell’inchiesta sull’uso improprio dei soldi dei parrocchiani di don Morini 

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Alessandra Vivoli

MASSA. La notizia arriva a mezzogiorno. È lo stesso monsignor Giovanni Santucci, vescovo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, a comunicare le sue dimissioni – “per motivi di salute” – al collegio dei consultori e dei vicari foranei. In contemporanea arriva la nota di papa Bergoglio: dimissioni accolte. E così dopo dieci anni e dieci mesi Giovanni Santucci lascia la diocesi apuana. La diocesi diventata famosa in Italia per i “vizi” di don Euro, l’ex sacerdote amante della bella vita e del denaro facile, al quale il vescovo pensionato ha sempre offerto appoggio.

Con le dimissioni di monsignor Santucci accolte dal Vaticano finisce un’epoca. Cominciata con la prima messa davanti alla fabbrica in crisi la Eaton, e alle famiglie dei lavoratori che rischiavano di perdere il posto. Un’epoca iniziata nella scia dei preti operai e poi impantanatasi nella vicenda don Euro. Monsignor Santucci è, infatti finito nell’indagine sull’ex sacerdote Luca Morini, il prete originario di Pontasserchio (in provincia di Pisa) al centro di una complessa vicenda di scandali legati ai festini a luci rosse e alle vacanze in resort pagate con i soldi dei parocchiani. Il denaro – secondo l’accusa – sarebbe quello delle elemosine, delle offerte e delle messe per i morti di quattro parrocchie: «Tante ne ha sm... don Luca, proprio come fanno i polli» dice un sacerdote della diocesi apuana che sulla vicenda preferisce mantenere l’anonimato. Nell’inchiesta quella di monsignor Santucci era una posizione marginale, era sotto accusa per appropriazione indebita (mille euro dalle Pie Fondazioni legali) e frode ai danni della Assicurazione Cattolica. Da quel dal procedimento penale a carico di Luca Morini – ancora in corso – Santucci è uscito per difetto di querela nel novembre del 2018. Nessuno lo ha denunciato, insomma. Però è rimasto uno dei protagonisti. È lui, infatti, il convitato di pietra citato a più riprese nelle udienze: da ultimo per quei mesi di affitto della bifamiliare a Massa divenuta il buen ritiro di don Euro. E per la quale la diocesi (proprietaria) non ha ricevuto mai un soldo di affitto.

Ora Giovanni Santucci esce di scena. Già lo scorso inverno, raccontano i bene informati, aveva avuto strascichi pesantissimi di una brutta otite. Oggi lascia senza slanci. Senza sbottonarsi. Lo abbiamo cercato al telefono e alla domanda diretta su quale fosse il suo stato d’animo, le sue emozioni la risposta è stata laconica: «Queste cose ora lasciamole stare, vi arriverà un comunicato».

Non una parola di più. Del resto quelle parole non c’erano state neppure per i fedeli, della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, quando lo scandalo di don Euro era arrivato in televisione. E quando decine di parrocchiani avevano parlato degli strani comportamenti di quel sacerdote dai capelli sempre freschi di tintura e con le manie di grandezza; il sacerdote che metteva un prezzo alle messe, anche quando erano in memoria dei defunti. Ma i rapporti fra Santucci e Morini non si erano mai incrinati. Hanno continuato a telefonarsi, a scriversi. Anche quando don Morini era finito nei filmati dei festini con escort gay o stretto nell’accappatoio bianco di spugna spessa fuori dall’idromassaggio. «La sua azione (del vescovo, ndr) nei confronti di certe realtà non l’abbiamo capita, abbiamo pensato perfino che il Morini lo tenesse sotto ricatto»: questo ha detto ieri con la proverbiale schiettezza il parroco del duomo di Carrara, don Raffaello Piagentini. Senza precisare, per cosa o con cosa lo avrebbe potuto ricattare.

Poi ci sono le conversazioni telefoniche, gli sms che sono finiti nelle 553 pagine di faldoni della Procura di Massa Carrara, quelli del processo a don Euro. Ci sono i messaggini in cui Morini fa continui riferimenti a «documenti imbarazzanti conservati altrove». E le richieste di intervento, nei confronti della stessa Procura. «Qui le cose non vanno, stanno rovistando su contabilità parrocchiale Fossone e indietro. Ci sono tutti i problemi che conosce veda un po’, qui si esce. Chiami il procuratore che se la cosa andrà avanti denuncerò tutti e parlerò dei preti». E, ancora: «Eccellenza, guardi mi metta nelle condizioni di parlare con quell’uomo e di far chiudere alla svelta perché io non ce la faccio mica più eh?! Poi...» Queste le e parole, le telefonate interminabili, di giorno e di notte, fra don Euro e il vescovo Giovanni Santucci. Un rapporto finito sotto la lente della Procura. Cristallizzato in alcune frasi. Come questa. È il 16 novembre del 2016 (lo scandalo a luci rosse è scoppiato nel febbraio dello stesso anno) il vescovo Giovanni Santucci al telefono dice a Luca Morini se ha chiesto perdono: «Non devo chiedere perdono a nessuno perché non ho rubato niente a nessuno. Intanto sono in casa da quindici giorni da quando mi sono fatto i capelli e ho da rifarli». Un rapporto stretto in cui si parla perfino della tintura dei capelli. Un rapporto per cui monsignor Santucci non dovrà rendere conto a livello penale. Di cui non dovrà giustificarsi davanti ai giudici. —

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