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Mps e Unicredit, nei prossimi Cda si parla di eventuali nozze
A Siena Cda lunedì, con la banca impegnata a definire le modalità del suo fabbisogno di capitale, tra 2 e 2,5 miliardi di euro
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SIENA. Mps e Unicredit hanno di fronte una settimana fitta di appuntamenti, non tutti strettamente legati alle loro eventuali nozze, mentre la politica battibecca sull'opportunità del matrimonio stesso.
Per Monte Paschi si prospetta un pacchetto di otto giorni intensi. La prima scadenza è un Cda lunedì, con la banca impegnata a definire le modalità del suo fabbisogno di capitale, tra 2 e 2,5 miliardi di euro, dopo aver approvato di recente il nuovo piano industriale sottoposto a Tesoro e Ue.
Due giorni dopo a Siena è in calendario un consiglio comunale con oggetto proprio il futuro di Mps. Altro Cda il 19 gennaio, in cui mettere a punto il piano sul capitale, da inviare alla Bce entro il 31 del mese. Manca poi il dettaglio del pacchetto di incentivi del Mef, per cui si parla di cifre intorno ai 6 miliardi. E resta da sciogliere il nodo dei rischi legali, con la banca senese destinataria di alcune pesanti richieste di danni.
Se Unicredit intanto è stata premiata in Borsa a Milano sull'ipotesi di stampa della disponibilità di Amco, controllata del Tesoro, ad arrivare da 14 a 20 miliardi di euro di Npl da acquisire, d'altra parte l'istituto resta impegnato nella ricerca di un nuovo amministratore delegato. Mercoledì il Cda farà il punto sul processo di selezione in corso, dopo un comitato nomine. Sarà però solo una tappa per restringere ancora il cerchio, perché per la scelta del successore di Jean Pierre Mustier si parla almeno di febbraio, con la data del 10 fissata per il Cda sul bilancio. E non sarà comunque il traguardo, visto che il rinnovo riguarda l'intero board, che s'insedierà dopo l'assemblea di aprile. Solo a primavera inoltrata si potrà quindi affrontare concretamente un eventuale dossier Mps.
Le nozze con Monte Paschi comunque, dopo le perplessità di azionisti italiani come Del Vecchio e Fondazioni Crt e Cariverona, hanno visto il no del M5s, rimbalzato a stretto giro dal capogruppo del Pd in Commissione bilancio a Montecitorio, Ubaldo Pagano che punta il dito su chi dubita "della professionalità e dell'integrità di Pier Carlo Padoan, la cui storia personale e professionale non ha certo bisogno di "certificazioni di onestà" da parte di chicchessia". Non senza concludere: "Suggerirei ai professionisti del complottismo spinto di fare nella loro esperienza professionale almeno un decimo di quanto fatto da Padoan prima di lanciarsi in dichiarazioni tanto impegnative quanto infamanti". Destinatari i deputati grillini in commissione finanze, che avevano parlato del "rischio di un clamoroso conflitto di interessi".
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