Italia
De Palma (Fiom): «Arriviamo in Stellantis coi cancelli quasi chiusi. Serve l’impegno del Paese»
Per il responsabile nazionale automotive Fiom l’accordo è un’opportunità ma solo «se saputa cogliere»
Aumentare la produzione, non solo di auto di lusso, e non perdere il treno della ricerca. Stellantis potrebbe essere un’opportunità per il Paese ma solo se il governo «non lascerà perdere come accaduto finora ma, come ha fatto la Francia, investirà su una vera politica industriale», dice Michele De Palma, responsabile nazionale automotive Fiom. I sindacati chiedono allo Stato di sedersi al loro fianco e non perdere l’ennesima occasione per rinnovare la propria industria automobilistica.
De Palma, ieri gli azionisti di Fca e Psa hanno votato la fusione. Il sindacato come valuta il progetto Stellantis?
«Veniamo da anni in cui i lavoratori degli stabilimenti italiani sono stati per la stragrande maggioranza in cassa integrazione. La scelta di dedicarsi alle auto di lusso non ha garantito la vera occupazione. La somma delle società del gruppo che confluiscono in Stellantis ne fanno il quarto gruppo mondiale . Il nostro potenziale produttivo invece negli ultimi anni non l’abbiamo neppure sfiorato. Il nuovo gruppo quindi sarà un’opportunità nella misura in cui saranno fatti investimenti nella produzione ma anche nella ricerca e nello sviluppo».
Quali sono i punti deboli dell’Italia per il settore dell’automotive tenendo in considerazione il nuovo panorama che si delinea con la fusione?
«Se si guardano i dati del mercato delle auto il segno positivo lo abbiamo solo sulle auto ibride ed elettriche. Il diesel è passato dal 51% a circa il 30% dell’ultimo anno. C’è in atto un cambiamento sull’idea stessa di auto. Abbiamo stabilimenti che producono motori diesel: in prospettiva cosa faranno? Dovremo capire quali sono gli investimenti per una rigenerazione degli stabilimenti e se saranno annunciate assunzioni su ricerca e sviluppo in Italia. Noi chiediamo un confronto, il più presto possibile».
Il rischio è quello di essere fagocitati dalla Francia. Ancor di più con il coinvolgimento nell’accordo della francese Faurecia, leader mondiale del settore della componentistica.
«Lo Stato, in Francia, fa parte del capitale del gruppo. In Italia non solo non c’è niente di tutto questo ma non abbiamo neppure dei piani di investimento industriale di carattere complessivo sulla mobilità. Stiamo andando verso un mercato senza più auto di proprietà, con l’assistenza alla guida (pensiamo agli investimenti di Google o di Apple) e i governi che si sono succeduti sono stati a guardare. Diciamocelo: un paese industriale se non ha il settore automotive non è più un paese industriale».
Quindi perché parla di opportunità legate alla fusione?
«Sappiamo che il sistema industriale europeo ha dovuto rincorrere la Cina sullo sviluppo delle auto elettriche, noi abbiamo solo la Cinquecento. Psa è più avanti di noi: contiamo di implementerà la nostra capacità industriale mantenendo un equilibrio su ricerca e sviluppo. Dobbiamo anche sapere che gli utili per quanto riguarda la produzione finora li ha fatti Detroit. Noi ci presentiamo con i cancelli degli stabilimenti quasi chiusi».
Vuol dire che peggio di così non potrebbe andare…
«L’esito non è scontato se il sistema paese, i sindacati e il governo lavorano su questa opportunità. I lavoratori italiani hanno le carte in regola: dipenderà dalle scelte del nuovo gruppo ma anche dal peso che il Paese deciderà di avere. Tutti ragioniamo di recovery fund, next generation: è il momento dell’intervento del governo per affrontare la transizione del settore e non limitarsi a dare bonus per comprare le auto. Ci serve un’economia di scala per aumentare la produzione».
Aumentare la produzione suona come antistorico.
«La Francia ha un piano di rientro delle produzioni dagli altri paesi extraeuropei. Riprendiamo a produrre in Italia. Le filiere lunghe hanno fallito».
Anche per l’indotto?
«Avevamo la Magneti Marelli. Quando ci fu la manifestazione della volontà di vendita sostenemmo che lo Stato dovesse intervenire. Non fu fatto, perdemmo l’occasione di avere un’azienda italiana produttrice di motori elettrici: ora sarebbe importante, strategica e necessaria».
La sensazione è quella dell’ultima spiaggia nonostante usi spesso la parola “opportunità”?
«Combatteremo centimetro per centimetro per tutelare la capacità produttiva. Il rischio che vada male c’è ma – lo ripeto – con il governo al nostro fianco e con investimenti sulla ricerca abbiamo le carte in regola per agganciare sviluppo e innovazione». —
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.39738537:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2021/01/06/news/alla-continental-per-ora-nessuna-conseguenza-1.39738537]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
