La manifestazione
La politica e la terra dei dimenticati
Il brutto esempio che viene dalla vicenda dei rimborsi per i consiglieri regionali e dalla gestione del rapporto tra i due aeroporti toscani
No, non siamo sudditi. Però molto di quel che accade nel palazzo fiorentino della Regione e nei dintorni politici, arriva a farci pensare che possa essere così. Purtroppo è questa l’impressione amara che si ricava dalle inchieste che questo giornale ha avviato sulle infrastrutture carenti e sul funzionamento della macchina istituzionale regionale. Va detto con tutta l’amarezza del caso: si ha la sensazione di avere a che fare con più di un Marchese del Grillo. Solo che è molto peggio, perché almeno nella Roma papalina era nelle regole che il potente potesse dire che lui era lui e che gli altri non erano un cappero. Oggi invece non dovrebbe essere possibile che la politica tenda a trasformarsi in una macchina da conservazione del consenso fine a sé stesso. O per servire interessi che sfuggono perfino alle logiche interne alle varie parti politiche in commedia. Che le dinamiche delle scelte, insomma, siano talvolta all’esterno del Palazzo.
Gli esempi peggiori, gli ultimi, sono due. Il primo riguarda lo scandalo dei rimborsi forfettari attribuiti ai consiglieri regionali anche quando non si spostano (o se si spostano per fare perenne propaganda personale). Il secondo è legato alla disfida degli aeroporti, con le scelte demandate a una società a maggioranza privata (Toscana Aeroporti) dove gli enti pubblici sono costretti ad avallare scelte fatte in segrete stanze, fra accordi trasversali sottaciuti e qualche poltrona conquistata o conservata grazie all’inchino a queste logiche.
Va detto chiaro e tondo: questo non è populismo. Non è disprezzo della politica, non è alimentare la colossale sciocchezza del “sono tutti uguali”. E, per dirla ancora più chiara, non è neanche una strizzata d’occhio alla logica disgraziata dell’“uno vale uno” che ha portato ad abbassare drasticamente il livello medio di chi ci rappresenta nelle Istituzioni. Certo, non tutto lascia sensazioni all’aroma di zolfo. Ho già avuto modo di sottolineare la bellezza della politica, ovviamente al netto di errori e opinioni non condivise, di sindaci e assessori comunali che per servire le Istituzioni hanno compensi indegni di tale definizione. Ed è bello, passo dopo passo, avere la conferma che non sono pochi.
Ma, tornando al recinto del peggio, soffermiamoci sulla storia dei bonus trasferta per i consiglieri regionali. La scorsa estate questo giornale scoprì che durante il periodo di blocco totale delle attività, a causa dell’emergenza Coronavirus, i consiglieri avevano percepito i rimborsi spese forfettari legati alle trasferte per le riunioni fiorentine. Riunioni che si erano svolte rigorosamente in videoconferenza, ognuno dal salotto di casa propria.
Le risposte, salvo qualche rara e lodevole eccezione, dettero vita alla Sagra dell’Arroganza, fra volti tronfi e parole pesanti nei confronti della nostra inchiesta definita “giornalata” e le doverose reazioni ridotte a “strumentalizzazioni”. Ci fu anche chi, alla fine, non potendo fare altrimenti, provò a fare lo splendido con i soldi degli altri, tentando di dire che quelle somme le avrebbe girate in beneficenza. E anche chi replicò stizzito che avrebbe fatto un bonifico per restituire i soldi ma che ci stava facendo un favore perché sul piano legale non c’erano irregolarità.
Poi, però, prevalse la ragione. Soprattutto perché era in arrivo la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio e, anche se la brutta figura era stata trasversale, non sarebbe stata cosa buona e giusta prestare il fianco all’attacco di qualche rivale, interno ed esterno, debuttante nell’agone e quindi estraneo ai magheggi. Ed era anche emersa la promessa di cambiare le regole per evitare il ripetersi di casi come questi. Solo che lo scorso 3 novembre ne è uscita una gigantesca riforma del nulla che in sostanza offre mille scorciatoie e nel migliore dei casi taglia appena 75 euro su una quota di 1.500. Un brutto segnale: è la pretesa del privilegio oltre la sfacciataggine.
E passiamo all’altra storia, quella della società che gestisce i due aeroporti toscani e che molto palesemente sta mettendo in campo azioni sbilanciate a favore di quello fiorentino di Peretola. Formalmente programma interventi di potenziamento per entrambi, poi però sostiene convintamente solo quelli per uno dei due, il Vespucci di Firenze. E, come abbiamo già raccontato più volte, quando i rappresentanti delle Istituzioni locali dell’area pisana provano a farsi sentire, ecco che arriva una sorta di squalifica.
Purtroppo a preoccupare di più non è questo silenziatore alle Istituzioni democraticamente elette. È la rete di potere sotterraneo che porta a ripresentare provvedimenti già bocciati in ogni sede per far partire la realizzazione della nuova pista fiorentina da 2.400 metri che potrebbe dare un colpo mortale al futuro dello scalo di Pisa, caposaldo irrinunciabile per lo sviluppo dell’area costiera. L’ennesimo doppio schiaffo: il primo al pubblico interesse; il secondo a un territorio come il nostro, penalizzato anche sulla rete stradale e su quella ferroviaria.
La reazione è variegata e arriva perfino alla richiesta di chiusura dell’aeroporto fiorentino, ritenuto “abusivo”. Che lo sia o no è ancora da provare ma, comunque vada, resta sullo sfondo questo Festival delle scorciatoie. E a margine emergono anche colossali errori che potrebbero essere legati ad accordi mai ammessi ma neanche smentiti apertamente fra due parti in commedia: quella rappresentata dall’area politica che fa capo a Matteo Renzi e quella del vertice nazionale leghista, rappresentata da Matteo Salvini. Un accordo per favorire Firenze, il loro, che metterebbe in crisi soprattutto il fronte leghista e del centrodestra pisano, ovviamente molto attivo nella battaglia per la difesa del Galilei. E che non può neanche scaldare più di tanto il centrosinistra, pesantemente coinvolto nell’abbraccio mortale del 2013. Cioè quando si è decisa la formazione di un’unica società di gestione dei due aeroporti senza mettere in campo i possibili anticorpi per evitare che l’uno fagogitasse l’altro.
L’impressione postuma è che non tutti abbiano giocato per la squadra che stavano rappresentando, che ci siano stati gol da ufficio inchieste. Erano tempi di decisioni da prendere anche su future candidature e ricandidature ed è possibile che, nella peggiore delle ipotesi, interessi personali abbiano prevalso su quelli collettivi. Ben che sia andata, resta un colossale errore. Un abbraccio mortale che, in base agli ultimi accadimenti, rischia di essere frutto di una strategia nata fuori dalle Istituzioni. Che ci lascia addosso l’amarissima consapevolezza di una colossale stangata ai danni di un’area comunque in profonda crisi. Che spiegherebbe anche il perché sia andata sempre male anche per l’autostrada fantasma, la Tirrenica, e per la lentissima ferrovia che corre quasi parallela all’altro asse in questa bella terra che si affaccia sul mare. La terra dei Dimenticati.
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