Sicurezza
Confcommercio ritira e rinnega il manifesto sessista, ma il dirigente di Massa torna a difenderlo
Il babbo lavoratore e la mamma casalinga per promuovere un servizio. Il presidente si scusa, l’altro dirigente: «Protesta signora del Pd senza figli»
Il manifesto di Confcommercio di Lucca e Massa Carrara, per promuovere uno sportello di aiuto psicologico agli imprenditori in crisi per il Covid, sembrava disegnato negli anni Quaranta: padre unico lavoratore, moglie con vestitino che pensa alla famiglia e il figlio per mano che aspetta il futuro. Qualcuno ci ha visto anche una vaga nostalgia fascista, patriarcale di sicuro. Inammissibile nel 2021, tanto da portare Confcommercio a ritirare il manifesto (in 24 ore) con tutte le scuse del caso, arrivate prontamente dai vertici a chi si era sentito offeso dal messaggio retrogrado e sessista, lanciato - pare - non volendo. Il caso, sollevato da Il Tirreno e ripreso da numerosi giornali, sembrava archiviato, soprattutto dopo le scuse (e la retromarcia) del presidente territoriale dell’associazione, Rodolfo Pasquini. Ma a riaccendere la polemica ci pensa il presidente di Confcommercio Massa Carrara, Giuseppe Pieretti. Che male tollera le osservazioni di una donna della zona.
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Il suo commento sui social infiamma: «La solita del Pd, magari signorina senza famiglia e figli; fatti una passeggiata alle Cascine (il parco di Firenze, ndr) dove troverai gente con cui parlare e salutami Giani; il buio è nella tua testa, che non ha mai visto la luce normale nella sua vita».
Pieretti commenta la vicenda del manifesto sulla famiglia sulla pagina social di Repubblica. «Solo chi ha problemi mentali - scrive Pieretti a difesa del manifesto (ritirato) - può vedere qualcosa di sbagliato in questa locandina. Il concetto di famiglia viene messo in discussione da 4 zecche depravate». Gli risponde la lettrice: «Ci esponga il suo concetto di zecche depravate, è talmente orrendo che già basterebbe a capire che persona è lei... Dall'alto di non so che giudica depravato qualsiasi cosa non rientri in uno schema patriarcale. Nel 2021 la camicia può stirarsela da solo e una donna può essere amministratore delegato di una multinazionale».
Lo scambio continua con toni violenti. Fino al riferimento alla passeggiata alla Cascine, il parco di Firenze che non sfugge che è una zona di prostituzione. Infatti, subito dopo la polemica degenera. Una polemica pubblica, social (e non solo perché è su Facebook). Il fatto è che coinvolge il presidente di un’associazione che rappresenta migliaia di iscritti. Migliaia di imprese gestite anche da donne. Il tono è così truce - da entrambe le parti, purtroppo - che Facebook censura alcuni post. Compresi quelli in cui Pieretti viene additato come “mostro e “fascista”. Epiteti non ammissibili, esattamente come la difesa di un manifesto sessista.
Ma il presidente di Confcommercio Massa-Carrara dichiara di «essersi difeso» con le sue dichiarazioni: «Non ho iniziato io con le offese. Numerosi post della signora sono stati addirittura rimossi da Facebook. Tutto quello che ho scritto sulla sua vita privata l'ho appreso da lei e dai suoi post, se si è offesa mi dispiace. Non ho intenzione di gettare benzina sul fuoco, ma vedo in tutto questo una manovra strumentale». E riguardo alla locandina incriminata di Confcommercio, Pieretti rivendica la bontà del progetto: «La famiglia in Italia esiste o no? Continuo a chiedermi cosa ci sia stato di così malvagio e sbagliato in quel manifesto. Ho ricevuto attacchi da chi la famiglia l'ha dissacrata. Ma io non sono un bigotto».
Forse ora sarebbe il caso che prendesse posizione chi il manifesto l’ha commissionato e ritirato. Censurando chi lo ha disegnato: lo studio Demia di Lucca, composto da professionisti giovani ma di formazione arretrata. Che non si sono scusati per aver prodotto quel manifesto, né si sono giustificati. Pensano di non doverlo fare solo perché lo hanno disegnato gratis. Una giustificazione quasi peggiore del danno culturale commesso. —
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