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Irpet: "In Toscana il 20 per cento dei dipendenti delle aziende non sta lavorando"

Ilenia Reali
Operai al lavoro (foto archivio)
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Operai al lavoro (foto archivio)

Tra aprile e novembre 2020 sono state inoltre autorizzate 115 milioni di ore per la cassa integrazione ordinaria e 128 milioni tra deroga e fondi di solidarietà

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Sono ventiseimila i posti di lavoro persi nei primi mesi del 2020. Il 2,4 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Il risultato è composto dalla perdita di 34mila contratti a termine, compresi gli apprendisti, e dalla sostanziale tenuta dei contratti a tempo indeterminato (più 8mila) a fronte dell’impossibilità di licenziare.
Un numero che non tiene conto della sospensione del lavoro che invece può essere dedotto analizzando le ore di cassa integrazione che corrispondono a 157mila lavoratori a zero ore. È questa la sintesi dell’analisi dei dati sul mercato del lavoro in Toscana elaborato da Irpet che mette in luce come la situazione negli ultimi due mesi stia ulteriormente peggiorando dal momento che tra «ottobre e novembre è tornato a crescere, rispetto ai due mesi precedenti, il numero di ore autorizzate di cassa integrazione Covid».

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«Il settore dei servizi turistici – si legge nello studio – ha contribuito per più della metà alla contrazione complessiva dei posti di lavoro, seguono il commercio, gli altri servizi e la manifattura del Made in Italy, in particolare la moda.
L’unico settore che ha un numero di dipendenti superiore ai livelli del 2019 è quello delle costruzioni, a seguito della ripartenza di attività quali i cantieri anti-dissesto idrogeologico o per l’edilizia residenziale pubblica, scolastica e penitenziaria».
Tra aprile e novembre 2020 sono state inoltre autorizzate 115 milioni di ore per la cassa integrazione ordinaria e 128 milioni tra deroga e fondi di solidarietà.

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«Nell’ipotesi - spiega Irpet - che siano state tutte effettivamente utilizzate e considerando nel periodo 1.552 ore lavorabili, 194 giorni lavorativi per cinque giorni settimanali di otto ore, si otterrebbero circa 157mila unità di lavoro bloccate a zero ore nel periodo ovvero il 20 per cento degli addetti dipendenti (solo contratti a tempo indeterminato, determinato e di apprendistato) nel periodo, il 19 per cento per industria, costruzioni e trasporti e il 21 per cento per il terziario privato.
Nel confronto con i primi undici mesi del 2019 le categorie più colpite dalla crisi occupazionale sono i giovani con meno di 35 anni, gli stranieri e le donne.

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