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Coppia fatta a pezzi: «C’era una donna con le valigie...». L’ex del figlio inguaiata dalla testimonianza di una vicina
Arrestata una donna di 36 anni: c’è una testimonianza chiave. Il legale: da provare che quella vista dai residenti fosse lei
La soluzione del giallo, col senno di poi, era sotto gli occhi di tutti, ma ci sono voluti cinque anni prima di cominciare a intravedere la verità sulla fine di Shpetim e Teuta Pasho, i coniugi albanesi di 54 e 52 anni i cui resti, chiusi in quattro valigie, sono riemersi tra il 10 e il 16 dicembre in un campo tra il carcere fiorentino di Sollicciano e la superstrada Firenze-Pisa-Livorno.
Ieri mattina all’alba i carabinieri del Comando provinciale di Firenze sono andati in via Mercati a prendere Elona Kalesha, 36 anni, l’ex fidanzata di Taulant Pasho, figlio della coppia uccisa, e l’hanno sottoposta a fermo di polizia giudiziaria con le accuse di omicidio in concorso, occultamento e vilipendio di cadavere. Elona fino a qualche anno fa abitava con la famiglia a Empoli ma da tempo si era trasferita a Firenze e lì è stata arrestata. Nelle stesse ore i carabinieri concentravano le loro ricerche su due abitazioni: quella di via Felice Fontana 40, zona San Jacopino, e quella di via del Pantano 16, a poche centinaia di metri dal campo dove sono stati ritrovati i corpi.
La chiave del mistero potrebbe essere proprio in via Fontana, perché è qui che i carabinieri ritengono possa essere stato commesso il duplice omicidio. Lo dicono sulla base di una vecchia relazione di servizio che è rispuntata in questi giorni. Siamo al 6 novembre 2015, pochi giorni dopo la scomparsa di Shpetim e Teuta. Un paio di anziane residenti del condominio di via Fontana raccontano ai carabinieri di aver visto uscire una donna dall’appartamento preso in affitto da Elona Kalesha che i coniugi spesso usavano quando si fermavano a Firenze per fare esami medici e andare a trovare il figlio, detenuto a Sollicciano per spaccio di droga. La donna porta alcune pesanti valigie, almeno una delle quali sembra presentare tracce di sangue e lascia una scia sul pavimento. I carabinieri vanno a controllare ma, pare, trovano un appartamento in ordine, perfettamente pulito e la cosa finisce lì. La comparsa di quelle strane valigie non viene messa in relazione con la scomparsa dei coniugi albanesi, anche perché all’epoca, nonostante la denuncia presentata dalle figlie Vitore e Dorina, non si indagava per un duplice omicidio, sembrava un allontanamento volontario di due cinquantenni.
L’appartamento di via del Pantano, invece, era quello dove vivevano Taulant Pasho e la fidanzata Elona. Qualche giorno fa la donna ha negato di essere stata l’ultima persona a vedere vivi i suoceri. Sempre col senno di poi, potrebbe sembrare una excusatio non petita. Di fatto il 2 novembre 2015, cioè il giorno in cui Shpetim e Teuta scompaiono, c’era solo lei ad aspettare Taulant all’uscita da Sollicciano. Ma ora quella segnalazione dei residenti di via Fontana getta una nuova luce sul giallo e le stanze verranno passate al Luminol per rilevare eventuali tracce di sangue. Se davvero Elona Kalesha è coinvolta nel duplice omicidio, nessuno crede che possa averlo commesso da sola, col complicato corollario dell’occultamento dei cadaveri. Intanto, a sentire il suo avvocato difensore Federico Febbo, bisognerà provare che quella donna vista dai residenti di via Fontana sia davvero lei (le testimonianze raccontano di una faccia compatibile con la sua). E in caso affermativo, capire chi c’era con lei. «Questo è solo il primo passo» spiega non a caso uno degli investigatori. L’ex fidanzato, ora chiuso nel carcere del Cantone di Aargau, in Svizzera, per furto con scasso, ultimo inciampo di una vita balorda, ufficialmente non è accusato dell’omicidio. Anzi, all’inizio di questa storia si pensava che le valigie lasciate a due passi dal carcere potessero essere un avvertimento nei suoi confronti, prima che i carabinieri facessero notare che i genitori erano scomparsi lo stesso giorno della sua scarcerazione.
L’avvocato Febbo dice di aver trovato la sua assistita «distrutta», «costernata». Per ora non parla. Non si aspettava di passare dal ruolo di testimone a quello di principale sospettata. Nei giorni scorsi ha chiesto di parlare col sostituto procuratore Ornella Galeotti, titolare delle indagini, e secondo il difensore la decisione di far scattare il fermo si potrebbe spiegare, più che col pericolo di fuga, con la necessità di eseguire accertamenti tecnici che possano essere usati nel processo: eventuali tracce di sangue negli appartamenti, comparazione del Dna con tracce organiche trovate sulle valigie.Sopra all’appartamento dove potrebbe essere stato commesso l’omicidio abita una giovane coppia. Ieri hanno detto ai vicini di non aver sentito nulla di strano nei primi giorni di novembre 2015.
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