Il Tirreno

Toscana

il duplice omicidio a firenze 

Genitori uccisi, indagini sulla casa del figlio: quell'ultimo tiramisù con la fidanzata e la pista delle liti violente in famiglia

Mario Neri
Il momento del ritrovamento della quarta valigia, ieri, a destra Teuta e Shpetim Pasho
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Il momento del ritrovamento della quarta valigia, ieri, a destra Teuta e Shpetim Pasho

Identificati i corpi dei cadaveri trovati nelle valigie sotto la superstrada: sono della coppia scomparsa a novembre 2015, lo stesso giorno in cui lui fu scarcerato. Sparito un tesoretto da 40 mila euro. Al vaglio le versioni delle sorelle del pusher

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FIRENZE. Quattro valigie, i corpi smembrati di due genitori gettati fra fango e sterpaglie dalla superstrada solo due anni fa, un appartamento nel mirino e un figlio irreperibile. Dalla vita tumultuosa, criminale, violenta. Ma anche lui scomparso. Come lo erano loro fino a ieri. Madre e padre fatti a pezzi. Potrebbero essere Taulant Pasho e la scia di segrei che si è lasciato alle spalle la chiave per risolvere il duplice omicidio di Shpetim e Teuta Pasho, albanesi, originari di Valona. Avevano 54 e 52 anni 5 anni fa, quando di loro, il 2 novembre 2015, si perdono le tracce proprio da Firenze. «Il giorno della presunta, anzi delle loro scomparsa è lo stesso in cui Taulant è uscito dal carcere la prima volta», dice Carmine Rosciano, comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Firenze nella stradina fra la prigione e i campi in cui i cani delle unità cinofile di Bologna hanno appena rinvenuto il quarto bagaglio imbottito di orrore. Una storia in cui sembra aver agito un macabro macellaio. I giornalisti che ascoltano il maggiore restano di sasso, come di fronte alla più incredibile e plateale delle coincidenze.

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Le tracce di Taulant. È stato lui? C’è un collegamento fra questo giovane spacciatore e il movente del delitto? Rosciano si ferma lì. Ma da ieri si sa con certezza che il cadavere dell’uomo ritrovato a pezzi in tre valigie diverse è quello di Shpetim. La scientifica lo ha accertato: le impronte di un dito della salma ritrovata a Sollicciano corrispondono alle sue. E il tatuaggio decifrato su uno degli avambracci del corpo maschile rinvenuto nei campi, con il disegno di un’àncora, il nome della città di origine scritto in albanese (Vlorë) e le sue iniziali (ShP) non lasciano dubbi. Ma ormai chi segue le indagini, coordinate dalla pm Ornella Galeotti, non ha dubbi neppure sul fatto che anche il tronco, la testa e gli arti di donna trovati nella terza valigia siano di Teuta. Ciò che non torna in questa storia sono i rapporti famigliari. Quelli fra i due genitori e Taulant, fra Taulant e le sorelle Dorina e Viktoria. Fra lui, uno dei mariti e perfino con un uomo sposato con cui Viktoria aveva avuto una relazione poi diventata stabile, per lui inaccettabile. Un'onta. E anche le versioni fornite dal momento della scomparsa.

Caccia al figlio. Ma andiamo con ordine. Da ieri è di fatto scattata una caccia al figlio della coppia uccisa. Fra le ipotesi c’è anche quella che quei corpi massacrati, fatti a pezzi con una sega circolare e poi occultati, sempre avvolti in una doppia borsa con il nylon e indumenti, e poi gettati dalla Fi-Pi-Li proprio di fronte al carcere, possano essere il prezzo fatto pagare al figlio. Quello per cui madre e padre facevano la spola da Valona, oltre che per sottoporsi ad alcuni controlli a Careggi. Ma torniamo all’autunno 2015. Taulant ha una vita difficile: finisce in carcere per traffico di droga. Esce il 2 novembre ma ci torna a giugno 2016. Lo beccano in flagranza: 3,5 chili di stupefacente custoditi nel garage da due pitbull. Resta a Sollicciano fino a ottobre, poi i domiciliari e dopo 15 giorni evade. Fugge. Alle spalle si lascia il caos.

Liti in famiglia. La compagna, Elona, lo ha più volte denunciato per maltrattamenti. E liti continue, violente, avvengono anche fra lui e le sorelle e i loro mariti. Anzi, Taulant, avrebbe ricordato Viktoria, l'ha picchiata per punirla diu una relazione con un uomo sposato e lei lo aveva denunnciato. Con i genitori meno. Per loro è pur sempre un figlio. Lo difendono, a volte gli danno qualche soldo. «L’ultima volta l’ho visto a fine 2015. Era sinceramente disperato per la loro scomparsa», dice Sabrina Del Fio, il legale che lo ha difeso. «Dopo l’evasione, l’ho risentito tre anni fa. Era a Valona, lì qualche trasmissione simile a Chi l’ha visto si occupa del caso. Ma poi più niente». Scompare. C’è chi crede che sia fuggito in Germania, dove all’inizio alcune voci nella comunità albanese gli suggeriscono possano essere fuggiti i genitori, ospiti di una comunità per rifugiati politi. «Lui non ci credeva», dice la legale. All'inizio non si esclude possa vivere ancora da latitante in Italia. Ma potrebbe essere addirittura di nuovo in carcere, in Svizzera, ancora per droga, sostengono alcune fonti investigative.

Il codice Kanun. In Italia dovrebbe scontare una pena da 4 anni e affrontare un processo per aver falsificato un passaporto. Chi potrebbe essere il killer? Fra le piste ce ne sarebbe una che segue anche il regolamento di conti fra famiglie, scatenato dalla legge di Kanun, un codice medievale per cui la vendetta di sangue, regolata da una sorta di legge del taglione, va consumata sempre, perfino se a generazioni di distanza da chi per primo ha prodotto l’offesa. «Impossibile che per droga non pagata abbiano ridotto così una donna, potevano cercare me. E poi lui ha fatto partire le indagini dell’Interpol»,dice Dorina poco prima di entrare in caserma e essere sentita per ore insieme alla sorella Victoria e allo zio Dritan, fratello di Shpetim. Ma scavando nel passato di Taulant, 33 anni, si scopre che uno sgarro a qualcuno potrebbe averlo fatto: una coltellata a un uomo con cui si sarebbe scontrato. Uno di una famiglia rivale?

L'appartamento. A Chi l'ha visto Viktoria rivela un dettaglio che ora gli inquirenti dovranno verificare. I genitori,  prima del rilascio di Taulant, a novembre 2015, si vedono con la fidanzata nell'appartamento che lei ha affittato a Solliccinao, a pochi passi dal carcere. «Si erano visti per preparare un tiramisù per mio fratello, festeggiare l'uscita dal carcere». Ma poi, dal 2 novembre, i genitori scompaiono. Anzi, secondo Viktoria non rispondono più dal primo novembre, un giorno prima dell'uscita di Taulant. E con loro spariscono anche 40mila euro, un tesoretto che Shpetim, disoccupato, aveva ottenuto grazie al risarcimento dell'assicurazione dopo un incidente. Che qeui soldi siano il movente del delitto? Non solo. La trasmissione scopre anche che nell'estate 2016 gli inquilini dell'appartamento di Sollicciano lanciano un allarme: dal garage della casa arrivano strani odori. Chiamano perfino la Asl e la protezione animali, dato che lì Taulant teneva i suoi cani. Ora, quegli odori sembrano confermare uno dei sospetti dei carabinieri, e cioè che l'appartamento possa essere stato la scena del delitto. E che li possano essere stati occultati i cadaveri, almeno all'inizio. Anche perché le analisi dei medici legali hanno confermato: le valigie non sono state gettate nei campi a ridosso della superstrada prima di due anni fa. E sul cellophane in cui erano avvolti i resti sono state rinvenute tracce di dna diverse da quelle delle vittime. La scientifica sarebbe già stata sul posto. Elona, la fidanzata, a Chi l'ha visto avrebbe negato ogni coinvolgimento.

Sorelle, versioni diverse. Ecco, i carabinieri stanno però vagliando anche il racconto fornito dalle donne. Ripercorrendo le più recenti e pure quelle rilasciate anni fa. E a riguardarle adesso, c’è qualcosa che non torna. A Chi l’ha visto a metà novembre 2015 raccontano di aver denunciato la scomparsa dei genitori l’8 novembre, 6 giorni dopo. Che dopo averne perso le tracce è la madre, Teuta, a chiamare da un numero anonimo e a dire di lasciare lei e il padre in pace. Sembra il culmine di una lite. Viktoria, ieri sera, ha precisato che quella era una voce artefatta, non quella di sua madre. «Ha detto: "ci siamo allontanati". Non avrebbe mai usato quelle parole». Alla Nazione, due giorni fa, Dorina torna a raccontare di una «lite in famiglia» prima del 2 novembre. Col Tirreno, il 17 novembre, il racconto però aveva una sfumatura diversa. «L’ultima volta li abbiamo visto al mercato a Castelfiorentino il 31 ottobre, erano sereni, sono tornati all’appartamento a Firenze, ma poi non hanno più risposto al telefono. All’inizio il cellulare di papà squillava, poi più niente». E al Tirreno, ora, invece che no, non avevano neppure mai subito minacce. E che l’ultima a vedere i suoi è stata la donna che affittava loro gli appartamenti a Firenze. «Lei potrebbe sapere la verità». Chi indaga ha cambiato sguardo dopo aver visto il corpo di Teuta. Chi l’ha uccisa l’ha colpita ferocemente, alla testa, al volto, le ha schiacciato lo sterno col ginocchio, l’ha strangolata fino a romperle l’osso ioide. Tanta violenza o è l’esecuzione di un piano spietato o il veleno sputato da un carnefice che odiava la sua vittima .—
 

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di Redazione web