Italia
Spiate, favori e omissioni: in cambio posti di lavoro per figli, mogli e mariti
Dalle carte dell’inchiesta sui minori in affido emerge il “sistema” creato dalla coop Serinper con politici, funzionari e dirigenti
massa
Si trattava di chiudere un occhio ogni tanto. Se capitava anche due. Anche perché una volta riaperti quasi sempre si trovava la sorpresa. Uno scambio costante e fitto tra la necessità della Serinper di ottenere permessi o segnalazioni in anteprima - anche a discapito di norme e leggi - e la disponibilità di funzionari pubblici e politici in questo senso nel mettersi a disposizione per ottenere in cambio l’assunzione di amici e parenti. Secondo la procura di Massa, un dare e avere così costante da rappresentare uno schema. Una “parentopoli” del lavoro.
Di cosa avrebbe avuto bisogno la Serinper? Minori da farsi assegnare nelle sue strutture in barba alla concorrenza, campanelli d’allarme in caso d’ispezioni, una mano nell’aggirare restrizioni. Per la procura le situazioni individuate sono diverse, seppur riconducibili a uno schema. Nel rapporto che il terzetto alla guida di Serinper - Zoppi,Benassi e Pucciarelli - avrebbe stabilito con la responsabile degli affidi per i Servizi Sociali del Comune di Massa, Paola Giusti, se ne troverebbe un esempio. Quando ad esempio il 16 luglio dello scorso anno la donna avrebbe appresso della possibilità di alcuni controlli delle forze dell’ordine, invece di mantenere il segreto avrebbe avvertito Zoppi.
In un’altra occasione, due mesi prima, avrebbe scoperto da un’assistente sociale di Viareggio che Laura Brizzi, direttrice dei Servizi Sociali dell’Usl Toscana Nord Ovest, vorrebbe predisporre delle ispezioni in alcune strutture della coop durante l’orario serale e notturno. E anche in quell’occasione avrebbe avvertito Zoppi.
Per la procura non è un caso. Giusti avrebbe chiesto e ottenuto che la moglie di suo figlio venisse assunta nel 2018 da Serinper. E, contestualmente, avrebbe ottenuto un impiego a “gettoni di presenza” per il marito Alfonso Baldi, cuoco.
Si può vedere come questo tipo di situazioni abbiano preso le sembianze, per la procura, di un vero e proprio schema. Vediamolo andando a seguire altre contestazioni.
C’è quella rivolta a Marino Petracci, consigliere comunale di Montignoso in quota Pd. L’oggetto dello scambio qui è un’intercessione con Nadia Bellé, responsabile dei Servizi Sociali di Montignoso. A Petracci veniva chiesto di fare pressioni per accreditare una struttura Serinper sul territorio, sulla quale la Regione aveva sollevato dei dubbi visto il grande numero di altre attività aperte nello stesso territorio. Petracci, interessandosi in quell’occasione, avrebbe ottenuto l’assunzione di sua moglie, Roberta Monti.
Rimanendo a Montignoso c’è poi il presunto intreccio con l’assessora Giorgia Podestà. Il problema per Serinper è lo stesso descritto sopra, però a Podestà si sarebbe chiesto d’intercedere con Lucia Cagetti per sollecitare l’intervento della commissione ispettiva dell’Usl. Podestà per sé avrebbe chiesto la promessa di assumere due donne. Per il momento l’assessore ha preferito non rilasciare dichiarazioni, in attesa di chiarire la sua posizione con gli inquirenti. «Sono tranquilla, non ho fatto nulla», risponde.
Anche nel presidente del consiglio comunale di Massa, Stefano Benedetti (Forza Italia), Serinper avrebbe visto la possibilità di ottenere un guadagno.
Sarebbe stato incaricato dagli amministratori di andare a “tirare le orecchie” a certi dirigenti. Anche fuori dai limiti della sua giurisdizione comunale. Come quando avrebbe rimproverato Nadia Bellè - in forza però al comune di Montignoso - colpevole agli occhi di Serinper di aver causato dei ritardi nell’apertura di una delle loro strutture.
Benedetti sarebbe protagonista di un’altra reprimenda su delega. Stavolta indirizzata a un altro dirigente, Massimo Tognocchi. Siamo nel comune di Massa. Costui era “colpevole” di aver sindacato sulla gestione Serinper in Lunigiana. E perciò Benedetti avrebbe dovuto rimetterlo in riga.
Sempre Benedetti, a detta della procura, era il vettore scelto da Serinper per avvicinare il sindaco di Massa, Francesco Persiani. Dalla Serinpe l’esponente di Forza Italia avrebbe ottenuto l’assunzione di due persone, tra le quali la compagna di partito Giorgia Garau. Anche lei connessa con l’amministrazione, con il ruolo di delegata alla Montagna, per la giunta Persiani.
Più spesso, come si è visto, Serinper avrebbe fatto leva sui legami familiari. Come nel caso della giudice onoraria al tribunale dei Minori di Firenze, Rosa Russo. Figura interessante per la cooperativa perché capace di arrivare a mettere gli occhi su atti fondamentali per l’equilibrio e la sopravvivenza del sistema ipotizzato dagli inquirenti. Russo avrebbe così “dimenticato” di comunicare notizie di reato a carico della Serinper, avrebbe comunicato ai dirigenti attività investigative nei loro confronti e altri aiuti legati al suo ruolo.
Tutto per il “cuore di mamma”. Serinper avrebbe assunto il figlio e poi lo avrebbe premiato con un certificato ottenuto in 11 mesi contro i 24 previsti.
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