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False nozze, mazzette per permessi di soggiorno: 33 arresti. Indagini anche in Toscana
Attraverso persone che vivono anche in Lombardia, Liguria e Toscana, una "filiera criminale" da sette-otto anni assicurava contratti di lavoro fittizi a migranti che, in tal modo, ottenevano permessi di soggiorno
Contratti di lavoro fittizi per ottenere permessi di soggiorno (costo: fino a cinquemila euro) oppure matrimoni di comodo (costo: diecimila euro) sempre per avere lo stesso documento; infine, l'accusa di aver chiesto e, in qualche caso, aver ottenuto mazzette per garantire controlli senza problemi in alcuni centri di accoglienza: la "geografia" del malaffare legata all'illecito nel settore degli extracomunitari disegnata da inchieste coordinate dalla Procure di Potenza e di Benevento e dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, che hanno portato - in totale - a 33 arresti (28 ai domiciliari e cinque in carcere).
La Procura di Potenza ha chiesto e ottenuto dal gip 16 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e il sequestro preventivo di cinque aziende agricole situate nel Potentino e in provincia di Foggia (ma gli indagati sono in totale 56). Attraverso persone che vivono anche in Lombardia, Liguria e Toscana, una "filiera criminale" da sette-otto anni assicurava contratti di lavoro fittizi a migranti che, in tal modo, ottenevano permessi di soggiorno. Benefici per entrambe le parti: i fornitori di contratti di lavoro (rescissi dopo pochi giorni, senza ovviamente che fosse stata fatta neanche un'ora di lavoro e senza versare contributi) ottenevano fino a cinquemila euro per permesso "ottenuto o prorogato"; i migranti ottenevano il permesso di soggiorno e la maggior parte di loro poteva cos lasciare l'Italia e raggiungere parenti o amici in altri Paesi dell'Unione Europea, in particolare Francia e Germania. Soldi garantiti - secondo i risultati delle indagini della Polizia - anche agli affittuari di case: tre o quattro mensilit anticipate e 200-300 euro al mese, ma solo fino al controllo della polizia locale per confermare l'iscrizione all'anagrafe dei residenti. L'inchiesta stata definita un "duro colpo" alle organizzazioni criminali che speculano sui migranti dal vicepresidente della Commissione Antimafia, Pasquale Pepe (Lega). Il Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, ha espresso il timore che il "sistema" possa aver fatto arrivare in Italia criminali o terroristi.
Obiettivo identico a Messina, dove le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia: cinque persone in carcere e undici ai domiciliari in un'inchiesta su un "giro" di nozze fasulle per assicurare permessi di soggiorno.
Costo del matrimonio: circa diecimila euro, dei quali due o tremila al finto sposo e somme inferiori per intermediari, testimoni e interpreti. Dopo il brindisi, l'extracomunitario chiedeva il permesso di soggiorno alla questura di Messina: i coniugi venivano debitamente istruiti sulle risposte da dare.
Piccolo particolare: le fedi nuziali erano comprate in negozi gestiti da cinesi, al costo di un euro ciascuna.
L'organizzazione pensava a tutto: stessi testimoni, stesse parentele tra testimoni e sposi, ma la cosa non passata inosservata alla Guardia di Finanza, che ha individuato due distinte organizzazioni, attive a Messina ma con ramificazioni in Marocco. Nelle intercettazioni, sperando di non essere scoperti, le donne italiane venivano definite "pecore" da maritare con marocchini, algerini e tunisini. Ma tutto per poco tempo: l'organizzazione garantiva il percorso completo, dalle pubblicazioni al divorzio.
Agiva da solo, invece - secondo l'accusa - il funzionario della prefettura di Benevento finito agli arresti domiciliari.
E' accusato di induzione indebita a dare o promettere utilit, consumata e tentata. In pratica, avrebbe chiesto e, in qualche caso, ottenuto soldi per garantire controlli "tranquilli" in alcuni centri di accoglienza per immigrati.
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