Il Tirreno

Toscana

«Venite, ho fatto un casino». La lite, le coltellate mortali e la telefonata ai carabinieri

Francesca Gori
«Venite, ho fatto un casino». La lite, le coltellate mortali e la telefonata ai carabinieri

Ha colpito più volte la moglie, poi ha provato a dar fuoco alla dependance in cui vivevano. Era il custode del condominio che riunisce alcune dimore di lusso

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CAPALBIO. Via della Speranza è una strada in aperta campagna che sale sul Poggio alla Pescia, una strada circondata da olivi, sulla quale si affacciano vigneti e dove si nascondono le ville. Via della Speranza a Pescia Fiorentina, frazione del comune di Capalbio, prediletta da molti romani come buen retiro, ieri mattina si è svegliata con il suono delle sirene dell’ambulanza che è arrivata, prima delle 8, per ripartire poco dopo scortata dai carabinieri: sopra c’era Adrian Luminita, 38 anni, l’uomo che ha ucciso a coltellate la moglie, Elena Madalina Luminita.

Addosso aveva alcune ferite: graffi, ma anche ustioni che si sarebbe procurato dopo aver tentato di appiccare il fuoco alla dependance dove c’era il cadavere della moglie, morta ormai da ore. Sdraiata per terra, nel soggiorno subito dopo la porta d’ingresso. Madalina era vestita con un paio di leggings e una maglietta: intorno a lei nulla era dove sarebbe dovuto essere. I mobili a soqquadro, molti degli oggetti conservati nella casa scaraventati per terra.

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C’era stata una lite furibonda, in quel piccolo appartamento ricavato nella dependance di Villa Tonci, una lite che non aveva risparmiato nessuna delle stanze abitate dalla coppia: la camera, il piccolo bagno e il soggiorno. È lì che viveva la coppia, ormai da anni. Adrian era dipendente del condominio del Chiarone, che riunisce molte delle ville di Capalbio e si occupava delle manutenzioni. Dipingeva e suonava: era un grande appassionato di musica, così come Madalina che invece lavorava come colf in due famiglie della zona.

La scorsa estate erano stati un mese in vacanza insieme, erano andati in Romania a trovare alcuni familiari che vivono ancora là. La mamma di Madalina, invece, vive a Piancastagnaio dove ieri è stata avvertita che sua figlia se n’era andata. Nel peggiore dei modi possibili, uccisa da suo marito che probabilmente aveva tentato di appiccare il fuoco alla dependance per cancellare le tracce della sua colpa e della sua follia omicida, scoppiata tutta insieme al culmine di una lite. «Madalina ormai per noi era di casa - dice l’uomo che l’aveva assunta come colf - Tutta la mia famiglia è sotto choc: erano sei anni che lavorava da noi e mai ci ha detto che le cose con Adrian non andassero bene. Per noi erano una coppia esemplare: proprio due giorni fa le ho dato il regalo di Natale, per lei e per suo marito. Ancora stentiamo a credere che sia successo tutto questo».

Domani all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto si svolgerà l’autopsia sul corpo della donna e il medico legale Mario Gabbrielli potrà fornire qualche elemento in più al sostituto procuratore Valeria Lazzarini che sta coordinando le indagini dei carabinieri della compagnia di Orbetello insieme ai colleghi del reparto operativo di Grosseto, guidati dal colonnello Matteo Orefice.

La trentaduenne è stata colpita con una decina di coltellate: i carabinieri hanno sequestrato diversi oggetti nella dependance, tra i quali anche l’arma del delitto. Un coltello da cucina, appuntito e tagliente, che ha ferito la trentaduenne, uccidendola. Adrian l’ha colpita all’addome, al ventre, al torace. Non le avrebbe risparmiato nemmeno un colpo. Poi, probabilmente, si è allontanato da quella stanza: ha lasciato la moglie in una pozza di sangue e si è chiuso la porta della dependance alle spalle. Probabilmente è rimasto nella villa, dove non c’era nessuno. I proprietari di Villa Tonci, infatti, abitano tra Roma e Lisbona: ieri mattina sono stati avvertiti dai carabinieri e si sono precipitati a Pescia Fiorentina. I carabinieri hanno sequestrato anche i telefoni cellulari della coppia. Gli apparecchi potranno dare anche risposte sugli spostamenti della donna e del marito, anche se dalla prima ricostruzione pare che l’uomo, durante la notte, non abbia lasciato la villa.

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Ieri mattina, poco prima delle 8, l’uomo ha telefonato ai carabinieri: «Venite, ho fatto un casino», avrebbe detto all’operatore che gli ha risposto. Era confuso, pronunciava frasi sconnesse. I militari sono arrivati subito in via della Speranza, avvisando anche il 118 e chiedendo l’invio di un’ambulanza. Adrian, da quel momento, non ha più parlato: non ha dato alcuna spiegazione, non ha raccontato che cosa abbia fatto scattare così tanta rabbia e così tanta cattiveria da prendere un coltello e accanirsi in quel modo su sua moglie. Qualcuno aveva sentito dire che il trentottenne si sarebbe voluto licenziare per tornare in Romania. Ma solo lui potrà dire perché domenica sera è scoppiata quella lite furibonda, quando si troverà davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto, che oggi pomeriggio fisserà l’udienza di convalida dell’arresto. Il trentottenne, da ieri, è in stato di fermo. Dopo essere stato accompagnato all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello, nel pomeriggio è stato trasferito alle Scotte di Siena. Una volta guarite le ustioni, andrà in carcere. Alla villa, ieri mattina, si è precipitato il sindaco di Capalbio, Settimio Bianciardi. «È incredibile - dice - Erano due ragazzi splendidi. Non riesco a darmi una spiegazione». 
 

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di Redazione web