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Toscana in arancio da domenica, battaglia per la mobilità fra piccoli comuni e per i congiunti

Mario Neri
Toscana in arancio da domenica, battaglia per la mobilità fra piccoli comuni e per i congiunti

Giani si arrende, anzi no: «Con i dati che abbiamo Speranza anticipi il giallo al 13». Schermaglia con Conte per gli spostamenti durante le festività natalizie 

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Vuole gettarsi alle spalle lo smacco e la delusione. «Non mi sento di polemizzare col governo per il mancato anticipo a sabato. Va bene, saremo arancio da domenica. Adesso però non si tratta più di chiedere un favore, ma di ottenere una valutazione oggettiva dei dati». E quelli, è quasi certo Eugenio Giani, stavolta dovranno convincere Cts, Cabina di regia e pure Roberto Speranza a dare alla Toscana ciò che il governatore crede le spetti: la zona gialla una settimana prima. Già il 13 dicembre e non domenica 20 o addirittura dopo come imporrebbe la rigida «gabbia» delle regole che finora ha scandito i passaggi di colore.

Oggi arriverà il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità sull’ultima settimana di epidemia e sancirà per la seconda settimana consecutiva numeri da scenario 2, compatibili con un rischio moderato. Dopo averlo abbassato a 1, 21, il report registrerà un Rt a 1. «E quello della prossima settimana, che in realtà fotografa quella in corso – dice il governatore – sarà addirittura sotto quella soglia. Dunque, potremo dimostrare che per tre settimane abbiamo avuto dati compatibili con una classe di rischio basso. Per questo sono soddisfatto che sia stato accolto quello che considero un mio emendamento al nuovo Dpcm». Proprio nel testo del nuovo decreto è stato inserito una specie di grimaldello a quella che Giani considerava la «gabbia» e che ha costretto la Toscana a rimanere per 14 giorni in zona rossa.

Con l’ok della Cabina di regia non sarà più necessario attendere due settimane per slittare da un colore all’altro. Ma, appunto, serve di fatto il via libera del ministro. E ieri Speranza è stato quasi glaciale nel comunicare a Giani che non ci sarebbe stato nessun anticipo a sabato, come il governatore sperava per poter dare un giorno in più di apertura ai commercianti. «Saremo in arancio da domenica», è costretto a dire in mattinata a Omnibus su La7. Dove ripete lo schema comunicativo di questi giorni. A chi gli chiede come mai la Toscana sia ancora in zona rossa, lui risponde subito chiarendo che da giorni la curva è in discesa, così come i ricoveri. Ieri si sono registrati 929 casi. Inoltre, il report testimonierà il grande recupero sul tracciamento, la scorsa settimana sopra l’80%, ma ormai al 100%.

Eppure da Roma si alzano ancora fumate nere di fronte alle aspettative del governatore. «Speranza non applicherà la nuova norma, per ora l’idea è di far slittare la Toscana in giallo il 20», fa sapere chi ha parlato col ministro. Ma ora Giani, insieme a una pattuglia di parlamentari dem e al presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, è pronto a un’altra battaglia col governo. Quella sugli spostamenti nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno. Nel decreto legge firmato dal premier sono vietati in quei giorni non solo fra regioni, ma anche fra comuni.

«Mi sembra eccessivo, così si penalizzano le famiglie che vivono in piccoli comuni limitrofi e dunque a pochi chilometri di distanza. Rischiano di non potersi neppure incontrare per poco e scambiare i regali, darsi un saluto», fa notare il governatore a Conte in conferenza Stato-Regioni. Lì le Regioni provano a chiedere che i margini per la mobilità vengano allargati almeno alle province, ma il premier è netto. E gela tutti: no. Giani rilancia e chiede che ogni governatore possa tracciare una mappa di aree omogenee, magari tracciandola in Toscana sulle 26 zone socio-sanitarie rappresentate dalle Società della Salute. Il premier non cede: «Non si può, è già tutto approvato nel decreto».

«Io posso fare poco, serve una modifica in Parlamento», dice il governatore. Passano alcune ore e l’appello arriva dalle camere. Da Montecitorio, per la Toscana, si fa sentire il deputato dem Umberto Buratti, ex sindaco di Forte dei Marmi: «L’intelaiatura del nostro Paese è costituita da piccoli comuni in cui i cittadini hanno più difficoltà, rispetto a quelli dei grandi centri urbani, ad accedere a beni e servizi, spesso essenziali».

Ma il nodo degli spostamenti apre una nuova frattura nell’esecutivo. E proprio sulla spinta di un big toscano del Pd. È Andrea Marcucci, capogruppo a Palazzo Madama, a raccogliere l’appello di 25 dei 35 senatori dem, che come lui ritengono «sbagliata» la misura voluta dai rigoristi. Sullo stesso fronte si schiera Matteo Renzi. Tanto che molti notano che nella pattuglia del senatore di Barga, siano in molti quelli ancora vicini all’ex premier. «Conte cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale - chiede Marcucci - Non è una questione di poco conto, riguarda milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio Comune. Renda possibile, nel rispetto delle norme, i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore». La soluzione? Poteva essere una specifica da inserire nell’ultimo Dpcm. Ma il premnier è netto. «Non si può abbassare la guardia». Ma che il nodo abbia aperto una frattura fra i dem lo certifica l’intervento di Nicola Zingaretti, che stoppa la fronda: con mille morti, dice il segretario, «rifletta chi non capisce quanto è importante tenera alta l'attenzione con regole rigorose». Ora così non resta che un ultimo spiraglio: e cioè che gli spostamenti siano riammessi con una Faq. Le care vecchie Faq. —


 

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