Il Tirreno

Toscana

strage ferroviaria di viareggio 

Processo in Cassazione senza i familiari delle 32 vittime

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viareggio

Una manciata di giorni appena, a partire da oggi, per mettere la parola fine alla vicenda giudiziaria per il disastro ferroviario di Viareggio che il 29 giugno 2009 causò 32 vittime in seguito al deragliamento di un treno merci da 14 cisterne cariche di Gpl. Inizia questa mattina l’udienza in Cassazione, a Roma. Dove i familiari delle vittime non potranno essere a causa delle restrizioni imposte dalla emergenza sanitaria in corso. La Cassazione potrà o confermare la sentenza di appello o decretare un rinvio anche parziale ai giudici di secondo grado, per una revisione della sentenza emessa dai giudici della III sezione penale della Corte d’Appello di Firenze.

In quella sede, furono condannati (fra gli altri) i grandi manager di Stato e delle Ferrovie (all’epoca dei fatti): 7 anni a Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Fs e Rfi; 6 anni per Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia); 6 anni, invece, per l'ex ad di Cargo Chemical, Mario Castaldo; 4 anni a Francesco Favo, Daniele Gobbi Frattini, Emilio Maestrini di Trenitalia , Paolo Pizzadini (capo commessa di Cima Riparazioni).

«Non vi è dubbio che la vicenda in questione debba essere qualificata come un fatto commesso con violazione delle norme antinfortunistiche» stabilisce la sentenza dei giudici fiorentini che confermano l’impianto del Tribunale di Lucca, 31 gennaio 2017. Poche righe, quelle estratte dalla sentenza d’Appello (20 giugno 2019), che riassumono l’impianto che tiene i reati più pensanti contestati agli imputati lontano dalla prescrizione. Se l’aggravante dell’infortunio sul lavoro venisse meno in Cassazione sarebbe come se il disastro ferroviario più grave nell’Italia del Dopoguerra non fosse mai avvenuto. —



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di Redazione web