Toscana
Le regole per il Natale, i ristoratori toscani in rivolta: «Così è la rovina»
Cursano (Confcommercio): «Fanno fallire le aziende e credono di cavarsela con le mancette»
FIRENZE. «Chi si è macchiato le mani del sangue delle nostre aziende dovrà pagare, dovrà assumersi tutte le proprie responsabilità. Credono di cavarsela con le mancette. Vergogna». Aldo Cursano, presidente della categoria dei pubblici esercizi di Confcommercio Toscana è un fiume in piena. Cammina avanti e indietro, dal cellulare si sente il rumore dei passi, il respiro affannato.
Le edizioni online dei quotidiani stanno anticipando il contenuto del dpcm di Natale e raccontano di ristoranti chiusi, senza cenoni e pranzi delle feste. Mentre i ministri Speranza e Boccia si confrontano coi presidenti delle Regioni emerge che se i negozi potranno riaprire, per i locali le maglie resteranno strette. Il telefono di Cursano è perennemente occupato. Dal microfono escono le voci disperate dei colleghi, di chi aveva sperato di poter prendere un po’ di ossigeno per pagare i debiti accesi in questi mesi, di ricavare un po’ di liquidi mai così necessari come ora.
I dati di Confesercenti raccontano di un terzo dei locali toscani costretto a chiudere entro la fine del mese, di commercianti che in un anno hanno perso quanto accumulato in una vita di lavoro.
Angelo Mari, titolare del Giglio Rosso in via dei Panzani, due passi da piazza Santa Maria Novella in un anno ha bruciato oltre 150mila euro nonostante abbia bloccato tutti i pagamenti. L’affitto è un costo fisso che è riuscito ad abbattere di quasi la metà per un periodo ma che poi ha galoppato a suon di 9mila euro al mese, poi qualche fornitore da pagare, le bollette. «Ho provato ad aprire una settimana quando si poteva solo per il pranzo. Ho dovuto chiudere per evitare di sommare alle spese fisse anche quelle variabili. Ho preso i 25mila euro del Governo a cui ho sommato due prestiti personali da 55mila euro e i miei risparmi. Ora sono senza liquidità. La rata dei Ristori bis non l’ho ancora vista e perderò anche le feste su cui speravo. Il cenone di Natale per noi vale 10mila euro. Aspetto di riaprire ma con quanti sacrifici ancora?». Mari è quasi rassegnato, il collega Cursano invece organizza la rivolta.
«Condannati a morte, condannati a morte», si arrabbia mentre con i responsabili nazionali delle categorie economiche aspetta l’ufficialità delle decisioni, che in Toscana si sommeranno a due settimane di zona arancio, e pensa a iniziative di protesta.
«Il ruolo della tavola nelle feste è la massima espressione di convivialità. Con il crollo assoluto degli incassi, siamo costretti ad alzare bandiera bianca. Abbiamo un sistema legato alla piccolissima dimensione e onoriamo i nostri impegni solo se lavoriamo. Dietro non ci sono grandi finanze né capitali. Il nostro lavoro si fonda sul sacrificio. È una mazzata. Ci condannano al fallimento, al rosso profondo dei debiti. Del Covid nessuno ha colpa ma delle decisioni sì. Eccome se ci sono le colpe: ci trattano da untori ma gli untori non siamo noi».
Nelle città d’arte il food ha perso dal 50 al 90% – commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. Più pacato nell’approccio sottolinea però in modo chiaro che le posizioni sono quelle del collega Cursano.
«Alla ristorazione verranno posti troppi limiti, veniamo da mesi con dati negativi, non possiamo subire altri danni. C’è da trovare soluzioni oltre i ristori: serve una legge sugli affitti, contributi che abbiano un senso, blocco totale della tassazione. Qui non si tratta più di sostenere gli imprenditori ma di salvare le aziende. Quando gli ammortizzatori non ci saranno più ci sarà un tracollo occupazionale».
Se i ristoratori sono sul piede di guerra, gli altri commercianti sono in attesa di capire quando potranno riaprire i loro negozi. «Il presidente Giani – sottolinea Gronchi – ci ha garantito che potremo riaprire da sabato: non appena Speranza gli comunicherà che siamo in zona arancio, lui farà un’ordinanza anticipando le aperture a sabato senza aspettare la domenica».
Un anticipo di un giorno, di fatto una forzatura rispetto all’iter seguito fino ad oggi che prevederebbe la cabina di regia giovedì 3 con l’assegnazione del colore, la pubblicazione del decreto venerdì 4 e l’entrata in vigore domenica 5.
Anna Lapini di Confcommercio Toscana non vuol prendere nemmeno in ipotesi la possibilità che l’apertura possa slittare alla domenica. «Ci è stato detto che apriremo sabato. Non è un giorno qualsiasi, è sabato 5 dicembre. Ha presente quanto vale per un negozio in un momento come questo? ». —
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