Sicurezza
Nancy: «Orfana due volte e abbandonata dallo Stato»
Sua madre fu uccisa 7 anni fa dal padre che poi si suicidò. Ora si batte per una legge che equipari gli orfani di femminicidio a quelli di mafia
Con caparbietà e tenacia si è battuta per una legge che tuteli chi, come lei, è una vittima indiretta del femminicidio perché rimasta orfana. Due volte orfana: la madre uccisa per mano del padre e quest’ultimo morto suicida. Ma ora che la legge esiste, Nancy Mensa, 26 anni, sostiene che «non è abbastanza perché non ci aiuta concretamente». Sua madre, Antonella Russo, infermiera, venne uccisa a fucilate a 48 anni, il 13 agosto 2013, mentre aveva in braccio il figlio più piccolo di appena 4 anni. A sparare, nell’afa opprimente di quella sera ad Avola in provincia di Siracusa, fu il padre di Nancy, Antonio Mensa, 55 anni, gommista che subito dopo si tolse la vita con la stessa arma. «Sia io, sia mia sorella Desirée, che ha 29 anni, e mio fratellino non abbiamo ancora elaborato tutto il dolore che ci ha travolto - rievoca Nancy -, tanto che ancora oggi non voglio ricordare i dettagli del delitto, del suicidio di mio padre e di tutto quello che lui aveva fatto subire alla mamma che molte volte lo aveva denunciato, invano, per stalking. Ma a questa enorme sofferenza si aggiunge quella di non essere stata assistita dallo Stato come sarebbe stato necessario».
Il 23 marzo scorso Nancy si è laureata in legge e oggi lavora in banca, con un contratto a tempo determinato, a Milano, dove convive con il fidanzato. «Con enormi sacrifici ho potuto studiare grazie a una borsa di studio e al sostegno della famiglia del mio compagno, mentre lo Stato ha abbandonato me e i miei fratelli. Insieme al mio avvocato Emanuele Tringali mi sono battuta per dare un senso al dramma subìto, per dare voce a tutti quelli che come me si sono ritrovati senza genitori e ottenere una legge che ci equiparasse agli orfani delle vittime della mafia, del terrorismo e di attentati contro l’ambiente come l’inquinamento d’amianto. Ma purtroppo non ci è andata bene».
Sono oltre duemila gli orfani del femminicidio in Italia e l’avvocato Tringali incalza: «Purtroppo le norme emanate a loro tutela mancano di concretezza e tempestività. Sulla carta sono piene di buoni propositi, ma nei fatti sono inadeguate a rispondere alle reali esigenze degli orfani sia dal punto di vista psicologico sia pratico». Non passa giorno senza che Nancy pensi alla sua mamma e al tormento che l’ha condotta alla morte: «Piango alla sola idea di quello che ha sofferto lei. E intensa è anche la pena che affligge me, i miei fratelli e tutti gli orfani nelle nostre condizioni. Non mi stancherò mai di lottare per ottenere giustizia, per conquistare il giusto riconoscimento da parte dello Stato. Mi sono sempre esposta per gli altri, ma non ho ottenuto nulla. Dopo 7 anni, nulla è cambiato nonostante la legge». Anzi le leggi, che come specifica Nancy sono due: «Le ho lette bene anche i virtù dei miei studi di Giurisprudenza. Vorrei che altri ragazzi nelle mie analoghe condizioni non si trovassero a dover patire, oltre al danno, anche la beffa di leggi farlocche. Quella numero 4 dell’11 gennaio 2018, ha introdotto tutele per come l’accesso al gratuito patrocinio, la sospensione della pensione di reversibilità all’omicida, la possibilità di modificare il cognome. Ma a cosa servono? Abbiamo bisogno di ben altro aiuto. Lo stesso vale per la recente legge del 16 luglio 2020: stabilisce borse di studio e aiuti per trovare un lavoro, ma non abbiamo ancora visto nulla. Per colpa del Covid, poi, è diventato tutto ancora più difficile».
Le fa eco l’avvocato Emanuele Tringali, che rilancia la necessità di sovvenzioni dirette e automatiche come avviene, appunto, per gli orfani delle vittima di mafia: «Basterebbe che venisse attuato l’articolo 30 della Convenzione di Istanbul che richiede l’adeguato risarcimento per le vittime di violenza di genere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
