Gioco
Regione, caccia al direttore Giani rinuncia alla renziana
Barretta lascia e va a guidare l’azienda ospedaliera delle Scotte di Siena Sfuma l’ipotesi Manzione per il pressing Pd. Il governatore: «Valuto gli interni»
firenze
Dopo aver impiegato un mese nella costruzione della giunta, nella tumultuosa rincorsa che gli ha imposto la gestione della pandemia, Eugenio Giani pensava di poter rallentare almeno nella scelta cruciale sul nome con cui dotare di un nuovo “motore” la macchina della Regione. Fosse stato per il governatore, Antonio Davide Barretta sarebbe rimasto il direttore generale ancora per altri tre mesi. «Si era instaurato un buon rapporto, ma ha preferito iniziare subito una nuova sfida per la sua carriera. Farà molto bene», ha confidato il presidente toscano ai suoi collaboratori comunicando le ragioni della firma con cui lo ha appena proposto, insieme al rettore Francesco Frati, per il vertice dell’azienda ospedaliera e universitaria Le Scotte di Siena, da dove va in pensione un grande della sanità toscana come Valtere Giovannini. Ecco, l’accelerazione adesso costringerà Giani a riaprire (e probabilmente a chiudere) in fretta un fascicolo spinoso. Quello, finora alimentato da spin e retroscena, secondo cui il governatore sarebbe stato pronto a nominare a capo della burocrazia regionale Antonella Manzione. Non una qualunque, ma la “vigilessa di Renzi”. Così come a Roma, negli happy days del renzismo, era stata soprannominata l’ex comandante dei vigili di Firenze, sorella del procuratore ed ex sottosegretario Domenico Manzione, portata dal rignanese all’ufficio legislativo di Palazzo Chigi. Da lì, la carriera della versiliese è decollata, fino ad atterrare al Consiglio di Stato. Nelle ultime settimane pareva perfino l’avesse rivendicata agli occhi di Giani pure Luca Lotti. Per ora il governatore non fa nomi, anzi li evita accuratamente: «Ho venti giorni di tempo. La proposta di nomina di Barretta come dg a Siena deve ricevere il parere della commissione sanità in consiglio regionale, e io mi sono studiato la legge: prima devo valutare i curriculum all’interno della struttura e solo se non vi riscontrassi nessuno adeguato al ruolo, dovrei rivolgermi all’esterno». In realtà, pare che l’ipotesi-Manzione sia sfumata giorni fa e Giani si sarebbe già convinto a optare comunque per un profilo “anonimo” di un grigio, sconosciuto e bravissimo burocrate. Insomma, nulla che possa innescare una slavina di ripercussioni politiche. Sebbene abbia un curriculum chilometrico, nominare la “vigilessa” avrebbe un significato simbolico univoco. «Traghettare una fedelissima dell’ex rottamatore dal Giglio al Pegaso Magico, e proprio per un ruolo così cruciale per la governance della Regione, significherebbe sottoporsi a un commissariamento ad opera di Renzi. Non possiamo permettercelo», si ragiona in via Forlanini, quartier generale del Pd toscano. Sì perché da quando nei corridoi di Palazzo Strozzi Sacrati e di Palazzo Pegaso circola il nome della Manzione, le fibrillazioni maggiori arrivano proprio dai dem. Nessuno vuole concedere più nulla al leader di Italia Viva. Neppure fra i post renziani di Simona Bonafè. E anche Giani se ne sarebbe convinto. Soprattutto dopo le recrudescenze giudiziarie sul caso Open. Nell’affidare una poltrona così importante ad una fedelissima del senatore di Scandicci, ha fatto capire al suo entourage, non danneggerebbe soltanto se stesso, ma perfino la carriera di Manzione, che lui comunque stima. E in fondo è ancora lanciatissima, visto che proprio nei giorni scorsi la versiliese è diventata anche consigliera giuridica della ministra Teresa Bellanova. Ma chi sostituirà Barretta? Professore di economia a Siena, era arrivato in Regione dieci anni fa su chiamata di Enrico Rossi. Prendere il suo posto non sarà semplice. Soprattutto nel cuore della pandemia. Si sa che Giani negli ultimi giorni, oltre che con Manzione, si è visto con Vincenzo Del Regno, segretario generale della Città Metropolitana di Firenze. Ma appunto, prima di guardare fuori dalla struttura, potrebbe vagliare almeno un paio di profili interni. Uno, quello di Giovanni Massini, quarantenne, giovane dirigente e responsabile della Protezione civile, una specie di mister Wolf della macchina regionale, un risolutore decisivo in questi anni in quasi tutte le emergenze. Poi c’è Edo Bernini, un grande esperto di ambiente e governo del territorio, diventato anche una specie di oracolo della burocrazia. Ma per decidere chi accogliere nel Pegaso Magico, Giani prenderà tempo. — ++
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