Toscana
"Covid gestito male e in ritardo. Gravi errori": ecco le pesanti critiche di una nuova indagine Insh
Nell'intervallo fra le due ondate tutti i Paesi avrebbero dovuto lavorare molto per anticipare e prevenire le criticità note". E' questo in sintesi il risultato di un'indagine portata avanti anche dalla scuola superiore Sant'Anna di Pisa
Il Coronavirus è una malattia "malvagia, difficile da contenere, controllare e gestire", ma sono "numerose" le criticità rilevate nell'affrontarla, non solo all'inizio: "Nell'intervallo fra le due ondate tutti i Paesi avrebbero dovuto lavorare molto per anticipare e prevenire le criticità note". E' questo in sintesi il risultato di un'indagine, la prima, si spiega, su come è stata gestita la pandemia a livello internazionale, condotta dall'Italian Network for Safety in Healthcare (Insh) in collaborazione con International Society for Quality in Health Care, Macquarie University e Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Lo studio, che ha impegnato un team di ricercatori italiani, australiani e inglesi, è in corso di pubblicazione sull'International Journal for Quality in Health Care, rivista dell'Oxford Academy.
L'indagine, lanciata tra maggio e luglio scorsi, è stato condotta su un campione di oltre 1000 esperti di qualità e sicurezza delle cure appartenenti a 96 paesi in relazione alla gestione della pandemia nelle sei regioni Oms: America, Africa, Europa, Medio-Oriente, Sud-Est Asiatico, Pacifico Occidentale.
Alla fine di settembre a presentare "la percentuale cumulata di morti più alta erano il Continente Americano (55%) seguito da quello Europeo (23%)" mentre "le regioni che hanno avuto la reazione più rapida e forse migliore sul controllo dell'epidemia sono state quella Medio-Orientale, il Sud-Est Asiatico e il Pacifico Occidentale. Forse l'esperienza avuta con le epidemie di Mers e Sars nelle prime due regioni ha reso queste Nazioni più resilienti e più organizzate".
Dall'indagine emerge "scarsa attenzione verso la salute psicologica e lo stress occupazionale a cui sono stati esposti gli operatori sanitari; impreparazione alla gestione della pandemia per la scarsa formazione soprattutto mediante simulazione e l'improvvisazione delle task force; scarsa disponibilità di piani pandemici aggiornati, presenti solo per il 50% dei rispondenti": "Le epidemie si combattono prevenendole e anticipando il rischio, organizzarsi nel corso dell'emergenza comporta inevitabilmente delle grandi difficoltà" rimarca l'Insh.
In particolare dall'indagine emerge che "l'80% dei Paesi" disponeva di un piano pandemico ma "solo per il 50% dei rispondenti era stato aggiornato". "Solo" il 30% degli intervistati ha poi dichiarato che nel proprio Paese c'era stata una formazione degli operatori sanitari "mediante simulazione sulla gestione di una pandemia negli ultimi tre anni". Sempre riguardo ai sanitari "solo" il 50% "riferisce di non aver avuto problemi di disponibilità di dpi" mentre un'altra "grave carenza emersa" è stata "lo scarso supporto psicologico fornito loro". Più diffusa invece "la disponibilità di linee guida chiare sull'uso dei Dpi (90%) o la riduzione delle visite in ospedale bloccate per l'88% dei rispondenti in tutte le regioni Oms".
Capitolo tamponi: per il 72% degli intervistati si poteva disporne in uno specifico sito senza andare in ospedale, le regioni più efficienti ancora Sud-Est Asiatico e Pacifico Occidentale"con ritardi nella comunicazione degli esiti riferiti solo dal 30% (contro il 40-50% delle altre regioni)". Dal sondaggio emerge poi "una vera sconfitta delle cure primarie a livello mondiale che dovrà essere oggetto di una profonda riflessione": la gestione dei pazienti sul territorio " risultata presente soprattutto nel Sud-Est Asiatico e nel Pacifico Occidentale": 74-75% contro il 57% delle altre regioni. Stesso discorso per la presa in carico dei pazienti dimessi "riferita solo dal 60% dei rispondenti". Meno del 70% degli intervistati ha poi dichiarato che i pazienti Covid "sono stati ricoverati in ospedali o altre strutture dedicate e il 60% che le Rsa sono state isolate", ma queste risposte "avrebbero dovuto superare il 90%" perché "la mancata applicazione di alcune misure essenziali, anche in piccola percentuale, espone la popolazione a grave rischio di diffusione del contagio. A esempio, anche se solo il 18% dei rispondenti ha affermato che la protezione degli operatori non è stata adeguata, le conseguenze sono state assai gravi": doveva "essere garantita nel 100% delle organizzazioni".
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