Il Tirreno

Toscana

Riscoprire Luigi Russo, combattente politico e militante della letteratura

Riscoprire Luigi Russo, combattente politico e militante della letteratura

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«Combattere il fascismo, combattere il clericalismo, ritrovarsi una seconda volta all’opposizione, preparare i resistenti prima nella scuola, e prendere parte poi alle grandi battaglie in difesa della scuola pubblica, sentirsi unito prima agl intellettuali in nome della libertà, sentirsi solidale poi contro le classi lavoratrici contro lo sfruttamento e gli inganni della superstizione: questa è stata l’opposizione fatta da Russo».

Parole limpide. Sono quelle che Aldo Capitini spende in ricordo di Luigi Russo, all’indomani della sua morte, nel 1961. Un importante critico letterario, studioso e politico, nato nel 1892. Una lucida e grande mente siciliana per formazione e toscana per cultura e percorsi di vita: le cattedre a Pisa e Firenze, la direzione della Normale, la fondazione e la direzione della rivista Belfagor a Firenze, gli ultimi anni di vita a Marina di Pietrasanta. Alessandro Volpi,docente a Pisa, commentatore ed analista politico-storico-economico per il nostro giornale, dedica a Russo un libro agile e profondo, edito da Pisa University Press; un libro dove le intuizioni corrono fin dal titolo, “Una singolare militanza”, che inquadra Luigi Russo come “comunista liberale” attraverso le sue corrispondenze.

Con l’ausilio di una puntuale documentazione (carteggi, saggi, articoli) Volpi ricostruisce il percorso intellettuale di un uomo che «visse con estrema intensità le grandi discussioni che hanno attraversato la comunità degli intellettuali del nostro Paese, partecipando a ruvidi scontri nelle commissioni per i premi letterari e a vere e proprie battaglie campali combattute attorno a recensioni e concorsi a cattedra».

Una militanza culturale. Ma, al tempo stesso, anche un deciso impegno politico, «da comunista liberale»: quello che esce dalle pagine di Volpi è un Russo inedito, un comunista indipendente dedito alla costruzione di una cultura politica che fosse capace di rendere la sinistra italiana più prossima a una dimensione “nazionale” del comunismo. Una cultura che Volpi stesso definisce «popolare e accademica al contempo». Per l’autore Russo fu un interprete delle linee strategiche del Pci di Togliatti: inconsapevole e cosciente, a seconda dei casi e delle interpretazioni, dei momenti storici e delle contingenze. Certo un uomo impegnato nell’esplorazione di un terreno valoriale comune, alla ricerca di una sensibilità maggioritaria «dove far confluire un esteso patrimonio di idee, dal liberalismo, al socialismo progressista, fino ad un pezzo del cattolicesimo».

Russo allievo, seriamente critico, di Benedetto Croce. Russo rimosso dalla direzione della Normale – probabilmente per volere del ministro democristiano Gonella – difeso da Piero Calamandrei in una memorabile, ostinata, aguzza interpellanza parlamentare. Russo dominus polemista di Belfagor e puntuale articolista su L’Unità. Russo che commemora Antonio Gramsci nelle sale austere della Normale, destando scalpore. Russo fine investigatore della letteratura e della poetica di Carducci, Di Giacomo e Verga. E Russo nel tramonto della sua vita, candidato ed eletto al consiglio comunale di Pietrasanta. Le articolazioni innumerevoli di una personalità complessa, capace di contenere moltitudini per dirla con Wilde, ricostruita come in un mosaico comprovato, nel modo più onesto possibile: usando cioè le sue stesse lettere, le sue stesse parole.



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