Sicurezza
L’importanza dell’onestà e le molte lezioni di Enrico Mattei
A fine ottobre 1962 venne assassinato, facendo cadere l’aereo su cui volava, Enrico Mattei. Un personaggio che svolse numerose funzioni dal cui comportamento si possono prendere ancora oggi molte lezioni. Vale la pena di rammentare che egli nacque nel 1906 ad Acqualagna nelle Marche da una famiglia piuttosto modesta, il padre era un maresciallo dei carabinieri. Iniziò a lavorare, da apprendista e poi operaio, ma trovò il tempo per diventare ragioniere e passò a compiti più elevati. Volle, tuttavia, sperimentare una grande città e si trasferì a Milano dove, dopo aver fatto l’agente di commercio, avviò un’attività imprenditoriale nel settore chimico. Fu lì che si trovava quando scoppiò la guerra e poi l’occupazione tedesca.
Mattei non ebbe dubbi e si unì ai partigiani nel cui ambito, oltre a capeggiare alcune formazioni di ribelli cattolici, svolse funzioni di tesoriere e conobbe alcuni personaggi che, a liberazione avvenuta, divennero leaders della democrazia cristiana. Tra questi Ezio Vanoni che, come ministro, avviò la programmazione economica. Terminata la guerra venne nominato commissario liquidatore dell’Agip, ente statale per la produzione e distribuzione di prodotti petroliferi. Appena insediato, tuttavia, si rese conto che vi erano delle risorse che potevano agevolare la ricostruzione e lo sviluppo del Paese e operò in tale direzione sino alla costituzione, nel 1952, dell’ENI. Dovette superare molti ostacoli; ministri, appartenenti a diversi partiti, su spinta degli Usa, non volevano si intaccasse il monopolio delle “sette sorelle”. La battaglia per romperlo fu una delle iniziative più importanti, non solo per l’Italia, di Mattei.
A completamento della sua personalità è opportuno rammentare che guidò l’Eni senza mai utilizzarlo per guadagni economici personali. Inoltre fu deputato della democrazia cristiana per due legislature e che, come Ceo dell’ENI fece nascere un quotidiano, Il Giorno, che gli servì, oltre che per influire sulla politica italiana, per aperture con gli Stati produttori di petrolio in Africa e nel Medio Oriente.
Ci sono almeno quattro lezioni che si possono trarre dall’esperienza di Enrico Mattei. La prima è che le imprese pubbliche possono svolgere compiti di grande rilievo non soltanto economico. Perché questo sia realizzabile, e siamo alla seconda lezione, la guida delle stesse va affidata a persone che, oltre che capaci, siano veramente oneste. Non sono scelte facili, ma se, invece di spartizioni “questo a me, quello a te”, si cerca il consenso di tutte le componenti politiche, la scelta di personaggi con qualità diventa meno difficile perché è raro trovare uomini di partito con le capacità manageriali di Enrico Mattei. Per questo motivo, e siamo alla terza lezione, occorre evitare che le aziende statali, a differenza di quanto forse devono fare in altri Paesi, si immischino nella politica di partito.
C’è un’ultima lezione: l’aereo su cui volava Enrico Mattei venne fatto cadere. Dopo molti anni la magistratura ha riconosciuto che il sabotaggio fu opera di esponenti mafiosi i cui interessi in Sicilia erano stati colpiti dall’Eni. Se non ci liberiamo della mafia e simili organizzazioni su tutto il territorio nazionale, non potremo andare lontano e con una lunga visione.
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