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Tre colori in una settimana, quel meccanismo in ritardo sulla realtà del virus

Mario Neri
Tre colori in una settimana, quel meccanismo in ritardo sulla realtà del virus

Toscana zona rossa: le misure assunte a partire dai dati della settimana 2 - 8  novembre. Ma la situazione è già diversa

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FIRENZE. Al Cts ci stanno riflettendo dall’inizio della settimana. Perché rischia di diventare il bug nel sistema di difesa congegnato per fermare l’epidemia nel Paese. Di fatto, il più clamoroso errore strategico concepito nella gestione della seconda ondata. Sì, il funzionamento del meccanismo con cui il ministro Roberto Speranza nel giro di una settimana ha cambiato colore e restrizioni a quasi tutte le regioni d’Italia è fondato tutto sul contrario di ciò che i manuali di epidemiologia indicano per arginare una pandemia.

Se la regola chiave per piegare la curva è quella di anticipare la corsa del virus guadagnando tempo, il sistema alla base del monitoraggio fa l’esatto opposto: lo perde. Perché le valutazioni elaborate dall’Istituto superiore di sanità e dalla Cabina di regia prendono in esame i dati e i parametri in ritardo di una settimana sulla realtà. Non è una analisi “in tempo reale” ma retrodatata. È stato così fin dall’inizio. L’Italia conosce il sistema dei colori mercoledì 4 novembre. Sono rosse Piemonte, Lombardia e Calabria.

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Ma la classificazione si basa sul report che analizza il periodo che va dal 19 al 25 ottobre. Due giorni dopo, Speranza dovrebbe aggiornare l’attribuzione dei colori e delle restrizioni. Ma nel Paese rischierebbero di scatenarsi altre rivolte. Lascia passare il fine settimana e lunedì 9 comunica il nuovo monitoraggio. Questa volta relativo al periodo 26 ottobre-1 novembre. La Toscana diventa arancio mercoledì 11, con un ritardo di 10 giorni sulla realtà. Ieri il nuovo aggiornamento. Questa volta a più stretto giro, perché al ministero si accorgono del bug. Solo che la fotografia è comunque vecchia: scattata fra il 2 e l’8 novembre. Le misure entreranno in vigore domani, 15 novembre. Ancora una settimana indietro sul tempo reale

E non è l'unico effetto surreale e quasi "punitivo" del meccanismo di monitoraggio con cui scatta la progressione geometrica delle restrizioni "colorate". Perché il Dpcm istitutivo delle fasce di rischio prevede che una regione debba restarci per 14 giorni consecutivi, a meno però che il report settimanale (in ritardo di una settimana sull'andamento reale della curva) non indichi un peggioramento dei parametri. In pratica, se a stare ai dati della Cabina di regia la situazione si aggrava lo scatto nella classe di rischio più alta è immediato, il che spiega perché la Toscana sia stata traghettata dall'arancio al rosso in tre giorni. Se invece, ad esempio, il prossimo monitoraggio indicasse un miglioramento, tanto da riportarci in uno scenario di rischio compatibile con la fascia gialla (Giani sostiene ad esempio che adesso la Toscana abbia un Rt a 1,2, compatibile con quel colore), dovremo comunque attendere lo scadere delle due settimane, cioè il 29 novembre, per tornare a un regime di misure meno restrittive. In teoria, con un sistema di valutazione che tenesse conto di parametri aggiornati in tempo reale, si trattarebbe di un meccanismo cautelativo corretto. Nella pratica burocratese adottata ora è un altro controsenso scientifico.  —

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