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Anticipate le lauree per spedire i neo infermieri in prima linea

Mario Neri
Anticipate le lauree per spedire i neo infermieri in prima linea

Giani raggiunge un accordo con i rettori degli atenei toscani: in un mese entrano in servizio 320 giovani freschi di studi

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FIRENZE. Quasi un gabinetto di guerra con i tre rettori degli atenei toscani. Perché saranno pur sempre solo universitari, ma è come se fossero reclute da mandare in prima linea ancor prima che siano fatte. Un po’ come i ragazzi del ’99, inviati nelle trincee prima che finissero l’addestramento, anche i laureandi di scienze infermieristiche della Toscana stanno per essere mandati nei reparti Covid. Nelle nuove corsie della pandemia, quelle che si vorrebbero attivare per far spazio a una curva che ormai ha raggiunto i 1.921 ricoveri, di cui 265 in terapia intensiva, un passo dalla fase 5 che per il piano pandemico regionale fa scattare lo stop a tutta l’attività programmate no Covid. Ecco, nelle corsie Covid non si trova personale. «Volevo chiedervi se fosse possibile anticipare le sessioni di laurea degli infermieri», dice Eugenio Giani ai rettori. Un vertice nel pomeriggio, in presidenza, a Palazzo Strozzi Sacrati, In presenza ci sono il fiorentino Luigi Dei e il senese Francesco Frati. Paolo Mancarella è collegato da Pisa in videocall.

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Il governatore li ha riuniti per chiedergli uno sforzo. Il sistema sanitario rischia di collassare sotto il peso della seconda ondata. E quasi sembra un incontro provvidenziale, perché proprio mentre i rettori sono a confronto con il governatore da Roma arriva la notizia della Toscana diventata zona rossa. Giani, vista l’emergenza, vorrebbe che i laureandi infermieri potessero evitare di completare il tirocinio finale previsto prima della tesi o trasformarlo in un contratto a tempo determinato o interinale per consentire ai giovanissimi (si parla di ragazzi di 21-22 anni) di entrare subito in servizio. Non nelle rianimazioni, certo, ma magari nelle strutture per le cure intermedie o nelle corsie di area medica. Chiede anche se, oltre agli specializzandi, sia possibile schierare i laureandi in medicina. «Presidente, purtroppo no. I laureando non sono abilitati, ma sugli infermieri ci eravamo già mossi. Abbiamo anticipato le sessioni di laurea. Già nelle prossime due settimane potremo schierare un po’ di nuovi infermieri», dicono i rettori a Giani. Neanche loro possono “schivare” il tirocinio, ma sia Firenze che Siena e Pisa hanno elaborato un piano di sessioni a tappe forzate che dal 16 novembre al 15 dicembre potrebbe immettere nel sistema sanitario 315-320 infermieri. «In un mese - racconta Luigi Dei, rettore all’università di Firenze - si laurereranno da noi 230 ragazzi, 129 entro fine novembre. Ci saranno ben 16 sessioni. Di solito concentriamo le lauree in un paio di giorni a dicembre, ma stavolta abbiamo studiato bene le carriere dei ragazzi. Appena ce n’è uno che ha finito il tirocinio, due giorni dopo discute la tesi». Da Siena ne arriveranno una quarantina, e 45-50 da Pisa, dove è stata anticipata la sessione di primavera visto che se ne sono già laureati 85 fra ottobre e novembre. Non solo. Da gennaio se ne terranno altre. «Se hanno il coraggio di andare in prima linea? Altro che, la maggior parte di chi ha già superato l’esame lavora già da qualche giorno proprio nei reparti Covid», dice Nicola Pagnucci, coordinatore degli infermieri a Cisanello e professore a Scienze infermieristiche. Ma quello dei ragazzi del ’99 non è il solo bacino da cui Giani proverà a reclutare forze fresche per gli ospedali, che risentono di una carenza di personale anche perché molti operatori sono in isolamento perché malati o positivi (oltre 800) e perché alcuni hanno chiesto di essere esentati dal le prime linee. Ieri il governatore ha firmato una ordinanza “taglia burocrazia” che consentirà di reclutare medici e infermieri dalle graduatorie in urgenza, bypassando le procedure ordinarie. «Dopo quello dei mesi scorsi, si impone un nuovo aumento del personale. Lo richiede una seconda ondata, attesa, ma dalle dimensioni ben più ampie rispetto a ciò che speravamo, e soprattutto il personale in servizio, da mesi sottoposto ad un notevole stress e che necessita del massimo riposo possibile e di essere affiancato da nuovi colleghi, senza per questo ridurre la qualità delle cure». —


 

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