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Via libera Usa alla cura del Covid con gli anticorpi, Rappuoli: "Ci dà ragione, presto saremo pronti anche noi"
Lo scienziato senese della Gsk Vaccines: "L'americana Eli Lilly è più avanti? Non mi preoccupa per niente, il mondo avrà bisogno di molti milioni di dosi". E sul lockdown totale: "Sono contrario, basterebbe comportarsi bene"
SIENA. "E' una conferma che l'approccio che stiamo seguendo è quello giusto e uno stimolo ad andare più veloci". Così Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca sugli anticorpi monoclonali contro il coronavirus presso Toscana Life Sciences, ha commentato la notizia del via libera negli Usa all'impiego in emergenza dell'anticorpo monoclonale, prodotto da Eli Lilly, per curare il coronavirus.
"Il fatto che questa grande azienda americana sia più avanti di noi non mi preoccupa per niente, il mondo avrà bisogno di molti milioni di dosi e non c'è nessun produttore al mondo che potrà produrre tutte queste dosi" ha aggiunto Rappuoli spiegando: "Siamo un paio di mesi in ritardo rispetto alla Eli Lilly nella prova clinica". Marzo è considerato il "target temporale" per l'impiego dell'organismo monoclonale studiato e sviluppato per la cura al covid nei laboratori senesi di Tls.
Il programma - spiega Rappuoli - prevede di cominciare a sperimentare la cura per il Covid con anticorpi monoclonali "prima della fine dell'anno su volontari adulti, a inizio anno nuovo su pazienti positivi al tampone, nel giro di due mesi vedere se funziona e cominciare a metterli a disposizione".
"Le persone già infette - ha aggiunto Rappuoli - inizieranno ad avere benefici immediati, ma per curare ci vorrà qualche giorno. E le cure saranno più efficaci quanto prima inizieranno dal momento dell'infezione". Il progetto di ricerca per la cura del Covid, ha spiegato poi Rappuoli "ha destato molta attenzione a livello governativo, sia del ministero della Salute che dell'Economia" e abbiamo avviato "un grosso dialogo perché sviluppare queste cose richiede competenza, ma anche tanti finanziamenti di cui abbiamo bisogno e di cui stiamo discutendo".
Riguardo al vaccino di Pfizer, prodotto anch'esso negli Stati Uniti, e alla sua efficacia dimostrata del 90%, per Rappuoli si tratta di "una notizia fantastica" perché "tutti i vaccini che sono in produzione sono basati sullo stesso antigene che si chiama spike, compreso quello della Pfizer". "All'inizio di questa pandemia tutti hanno detto di tutto e c'era molto scetticismo che si potessero fare vaccini efficaci in tempo così breve" ha evidenziato lo scienziato senese spiegando come questo traguardo sia stato raggiunto "grazie alle nuove tecnologie e ai grandi investimenti soprattutto nel settore pubblico, Stati Uniti in prima linea con oltre 10 miliardi di dollari spesi, ma anche Europa e Inghilterra".
Rappuoli intanto non si dimostra affatto sorpreso dalla seconda ondata: "Non solo era ipotizzabile ma era una certezza; il fatto che fosse forte o debole non era prevedibile perché non dipende dal virus ma dai comportamenti della gente" e "se qualcuno dice 'dovevano costringerci a stare in casa' significa che non siamo maturi come Paese".
Anche per questo, di fronte all'ipotesi di un nuovo lockdown totale in Italia Rappuoli si dice "contrario" perché "sappiamo che usando la mascherina, mantenendo le distanze, non facendo affollamenti, lavandosi le mani, il virus può essere controllato; preferirei - conclude lo scienziato - che prendessimo coscienza di questo e evitare di chiudere le fabbriche, bloccare l'economia solo perché non siamo capaci di comportarci bene".
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