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Quattro giorni e tre appunti

Fabrizio Brancoli
Quattro giorni e tre appunti

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Una coperta morbida, una tisana, il telefonino connesso con i social, la penombra rischiarata da un’abat-jour. Prima seduto e poi sdraiato, mercoledì ho seguito l’alba elettorale americana dalla mia postazione di conforto, con il kit dell’analista da divano. Associo da sempre le elezioni all’idea di notte insonne: per passione e per lavoro, mi interesso senza risparmio alla competizione. È quella che mi ostino a considerare una festa della democrazia. Il diritto e il dovere di orientare una comunità sono cose come l’aria e l’acqua: scontate ma indispensabili. E votare è l’eccitazione sottovalutata del nostro tempo.

È quel periodo della mia vita nel quale, per pochi giorni soltanto, mi interesso dell’Arizona più che della piana lucchese, confesso che ho studiato le dinamiche sociali del Nevada. Ho seguito le maratone tv: intuizioni forti, personaggi stantii o illuminati, gaffes da ritrattare. Ho ascoltato una serie di giuste banalità, quelle che si ripetono con pervicacia giaculatoria ogni quattro anni. Occhio che l’America non è New York, occhio agli stati contesi, occhio al ventre dell’America rurale, occhio al voto ispanico, occhio a quella contea. E mentre mi sentivo in un negozio di occhiali ho preso tre appunti.

Il primo è che una democrazia ha bisogno di assegnare la propria guida al termine delle elezioni, rapidamente: in una società moderna e veloce (se non frenetica) non è tollerabile aspettare quattro giorni. Il ritardo rivela inefficienza, alimenta sospetto. Il futuro è già incerto di per sé: almeno facciamolo arrivare nei tempi corretti. Il secondo è che Joe Biden a me pare percorso da una malinconia di fondo, che proviene da enormi lutti personali: è addestrato dalla vita a relativizzare ogni sfida e a sopravvivere al dolore. Il terzo è che, dai giochi d’infanzia fino alle riunioni nei cda o nei condomini, nella vita non si sfugge a un’esigenza morale: bisogna saper vincere e bisogna saper perdere. È un’unità di misura della nostra serietà. Vale per tutti, compresi i signori con il ciuffo.

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