Il Tirreno

Toscana

Il padre è prigioniero politico in Togo, al figlio negata la borsa di studio

Danilo Renzullo
Il padre è prigioniero politico in Togo, al figlio negata la borsa di studio

L’università di Pisa reclama documenti firmati dall’uomo condannato a 59 anni di galera come oppositore del regime 

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pisa

Non ha mai smesso di studiare, nemmeno quando il rapimento e l'arresto del padre hanno sovvertito la sua vita. Ma oggi il sogno di quel riscatto sociale che la laurea avrebbe dovuto assicurargli rischia di eclissarsi di fronte all'insensibilità burocratica che, nonostante gli sforzi, ha impedito ad Albert (il nome è di fantasia) di ottenere la borsa di studio. Senza borsa di studio, Albert non può iscriversi all’università. Non può accedere al terzo ed ultimo anno del corso di Scienze agrarie. È stata respinta «perché incompleta» la domanda presentata dal 29enne figlio di Fulgencio Obiang Esono, ingegnere pisano di origini equatoguineane rapito in Togo a settembre del 2018, arrestato e condannato a 59 anni di carcere al termine di un processo-farsa inscenato dal regime della Guinea Equatoriale. L’ingegnere, infatti, è sempre stato considerato ostile - anzi un oppositore - del regime del suo Paese d’origine. E come tale sarebbe stato arrestato e condannato.

Ora al figlio non è bastata una media voti da far invidia ad uno studente di talento, né gli sforzi per mantenersi in pari con gli esami nonostante le difficoltà, anche linguistiche per avere il sostegno agli studi. La procedura per garantire la borsa di studio a questo ragazzo con il padre inghiottito nelle prigioni del Togo si è bloccata davanti all'obbligo di presentazione dell'Isee. Serve l’Indicatore di situazione economica equivalente per accertare uno stato di indigenza o di difficoltà economiche e chiedere il finanziamento della borsa di studio da parte dell'Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (Dsu). Un documento impossibile da produrre visto il “distacco forzato” dell'ingegnere dalla famiglia, unico percettore di reddito (fino all'arresto) che permetteva di sostenere la famiglia. Dopo l’arresto dell’ingegnere anche la madre dello studente ha fatto ritorno nel Paese africano.

«Ho fatto presente al Dsu la situazione che mi trovo ad affrontare, sperando di ottenere una soluzione per proseguire gli studi», dice il 29enne, che chiede l'anonimato temendo possibili ritorsioni da parte del regime guidato dal 1979 da Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. «Gli uffici - prosegue - mi hanno chiesto di presentare in alternativa una delega o un'autocertificazione del genitore», impossibile però da ottenere visto il divieto di visite e di comunicazioni dal carcere imposto dal regime equatoguineano. Un intoppo burocratico che ha fatto decadere la borsa di studio ottenuta nei primi due anni e, probabilmente, tramontare il sogno della laurea. «Non posso permettermi l'iscrizione, neppure la prima rata di 340 euro da versare entro gennaio – prosegue amareggiato Albert –. Speravo nel rinnovo della borsa di studio anche per ricevere un computer o uno strumento informatico dall'università per seguire i corsi e sostenere gli esami in streaming».

Speranze cadute nel vuoto, che non sono bastate a spegnere il desiderio di quel riscatto sociale che per Albert passa soprattutto dallo studio. Ogni sua giornata è scandita da libri e ricerche. Un'attività costante portata avanti per non farsi trovare impreparato di fronte a una seconda opportunità. Quella che Albert spera di ottenere per concludere il percorso universitario. «Ho sentito per l'ultima volta mio padre oltre due anni fa: un messaggio vocale con il quale ci avvisava dell'arrivo in Togo dove avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro. Sono sicuro che è ancora vivo, ma non ho più notizie di lui e non so nemmeno in quale carcere sia rinchiuso – conclude il giovane –. È una situazione che fa tanto male. Cerco di andare avanti, aggrappandomi allo studio e a quell'obiettivo che mi sono posto fin dal mio arrivo a Pisa (2017, ndr): ottenere la laurea, anche per rendere orgoglioso mio padre e ripagarlo di tutti i sacrifici fatti per me». —



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