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Questo è un mondo nuovo e l’Europa deve prenderne atto

Questo è un mondo nuovo e l’Europa deve prenderne atto

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Gli scenari internazionali stanno rapidamente cambiando in maniera, per molti versi inattesa, con l’effetto di togliere spazio al mercato e di riproporre con forza il tema della centralità statale.

La Cina è impegnata, con meticolosa determinazione, nella corsa per il vaccino contro la pandemia. Da luglio ha iniziato a somministrare dosi di preparati sperimentali a centinaia di migliaia di soggetti sani, a cominciare dal personale ospedaliero, dagli agenti aeroportuali e dai dipendenti delle grandi aziende statali. La procedura seguita è quella dell’ “impiego per emergenza” che, di fatto, riduce i passaggi e le verifiche necessarie, contraendo i tempi. Il Ministero della Scienza dichiara di seguire con cura questa “somministrazione-sperimentazione” e, nel frattempo, le industrie farmaceutiche di Stato sfornano vaccini in quantità industriale: 600 milioni di dosi entro la fine dell’anno e oltre un miliardo nella prima parte del prossimo.

È un incredibile esperimento di “medicina sociale” , certo non praticabile nelle democrazie liberali, che ha due finalità strategiche, al di là del tema, cruciale, della salute pubblica.

La prima è costituita dall’utilizzo del vaccino come vera e propria arma geopolitica: il governo di Pechino ha già annunciato con grande enfasi che fornirà migliaia e migliaia di dosi ai paesi “amici” , rivolgendosi prima alla Malesia, alla Thailandia, alla Cambogia e al Laos e poi all’intero Continente africano a cui ha garantito le dosi necessarie “in base al bisogno e non al prezzo” , un’espressione che evoca una fiera appartenenza ideologica. Il vaccino, in una simile ottica, diventa un chiaro strumento di egemonia politica e un mezzo formidabile per una efficace narrazione: lo Stato cinese elargisce vaccini mentre “Big Pharma” , le case farmaceutiche, in ritardo, pretende le royalties e prezzi alti.

La seconda finalità è riconducibile proprio alla “guerra” alle multinazionali del farmaco e alla volontà cinese di conquistare i mercati finanziari. Disporre di un vaccino prima degli altri significa conquistare spazi decisivi negli scenari della finanza internazionale che saranno occupati dalle società cinesi in quanto tali. Non saliranno infatti solo i prezzi dei titoli delle società farmaceutiche cinesi, ma tutto ciò che ha a che fare con la Cina, grande paese statalista, “libero da virus” e in possesso del vaccino, conoscerà una forte impennata, sostenuta anche dalla evidente ripresa del Pil del paese della Grande Muraglia. La forzatura delle regole scientifiche internazionali, resa praticabile dalle condizioni autocratiche del regime cinese, insieme alla forza reale del sistema universitario, medico e produttivo dell’ex Impero celeste stanno per rendere possibile una nuova gerarchia mondiale. Nelle ultime settimane poi è emersa un’altra evidente dimostrazione di come la pandemia stia modificando convinzioni che parevano ferree.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s, pur senza alterare il suo “voto” nei confronti dell’Italia, ha migliorato l’outlook, le prospettive per il futuro del nostro paese. Un simile miglioramento è stato motivato dagli analisti dell’agenzia alla luce di due fatti definiti come “straordinari” , entrambi legati alla crescita della spesa pubblica: una serie di misure a sostegno dell’economia pari al 6, 1% del Pil e una spinta ulteriore per il 2021 che significherà un rapporto deficit-Pil del 7% del Pil. In altre parole, una delle vestali del “Washington consensus” si esprime positivamente di fronte ad un forte aumento della spesa pubblica che avviene, quasi per intero, con l’emissione di nuovo debito e alimentando il deficit, di fatto “garantiti” dalla Bce.

Come accennato in apertura, siamo entrati in un’era dove, inevitabilmente, il binomio spesa pubblica/debito sarà l’asse portante della tenuta sociale, soprattutto alla luce dei nuovi lockdown varati in gran parte dell’Europa e destinati a paralizzare la capacità di produrre reddito, a cominciare da Germania e Francia che certo non a caso hanno deciso di annunciare le restrizioni contemporaneamente. Nello stesso momento, altrettanto non a caso, Christine Lagarde si affrettava a dichiarare che la Bce avrebbe potenziato ulteriormente le proprie strategie di sostegno alla crescita dei vari debiti pubblici nazionali.

In questo senso, forse, nel decreto “ristoro” si poteva fare di più, avendo chiaro che nei prossimi anni non saranno le garanzie monetarie europee a mancare.

Mettere a disposizione di imprese, territori e sistema sanitario 8-10 miliardi subito, utilizzando anche quanto “avanzato” dalle prime tre manovre, sarebbe fondamentale, scegliendo le procedure più semplici e, appunto, non avendo paura del debito. L’epidemia impone una nuova visione pubblica che è risultata, peraltro, del tutto assente dallo stanchissimo dibattito fra i due candidati alla presidenza della principale potenza mondiale, mai come oggi tutta piegata su se stessa e, soprattutto, con lo sguardo fisso verso il passato, scavalcata persino da Standard & Poor’s.

La corsa della Cina, il mutamento di orientamento delle agenzie di rating, che erano state tra le responsabili principali della crisi del 2008, e le evidenti difficoltà degli Stati Uniti mettono in luce i caratteri di un mutamento profondo di cui dovrà prendere atto soprattutto l’Unione Europea trovando una strategia comune, fondata sul pieno ripristino delle prerogative pubbliche in grado di supplire ad un mercato piegato dalla pandemia e di limitare l’avanzata delle nuove autocrazie. Altrimenti davvero la pandemia avrà vinto.

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