Madre e figlia pestate dal padre «Non vestire all’occidentale»
Firenze, anni di maltrattamenti scoperti quando la 17enne ha impedito all’uomo di accoltellare la moglie. «Ti ammazzo», ma è stato arrestato
firenze
Una ragazzina di 17 anni si passa sulle labbra un filo di rossetto per uscire il sabato pomeriggio coi compagni di scuola. Ma il suo gesto suona come una ribellione al padre padrone. Le conseguenze non tardano ad arrivare, sotto forma di lividi su tutto il corpo. «Puttana, noi non siamo italiani» le diceva l'uomo, di 50 anni, marocchino, quando lei provava a parlare italiano a casa. Una storia di violenza che si è consumata per anni tra le mura di casa , in un condominio nella immediata periferia di Firenze. L’incubo è venuto a galla solo sabato, quando il cinquantenne è stato arrestato dalla polizia, intervenuta nell'appartamento dopo che aveva picchiato la moglie, minacciandola anche con un coltello.
Maltrattamenti aggravati è il reato di cui è chiamato a rispondere. Gli agenti della squadra volante hanno ascoltato tutti i componenti della famiglia, composta oltre che dalla moglie e dalla figlia anche da due bambini più piccoli e dal figlio maggiore di 20 anni, che hanno confermato le accuse. Nessuno lo aveva mai denunciato il padre violento temendo ritorsioni. Perché lui, che vietava di lavorare alle donne di casa, era l'unico a portare i soldi: un altri modo per tenere sotto scacco la famiglia. Un esempio classico di “violenza economica”.
Marito e moglie erano in fase di separazione, ma per mancanza di denaro vivevano sotto lo stesso tetto. L'uomo aveva dimostrato da sempre un'indole violenta, ma di recente le cose erano peggiorate per le liti sempre più frequenti. Spesso nascevano per motivi economici, perché lui aveva iniziato a fare regali e a dare i pochi soldi che guadagnava alle sue amanti, tanto che la famiglia si era ritrovata anche a non avere denaro sufficiente per mangiare. L'ultima e più violenta aggressione è scoppiata sabato. Il 50enne ha picchiato la moglie, sua connazionale, con calci e pugni, poi l'ha minacciata con un coltello da cucina, fino a che la figlia maggiore non è intervenuta frapponendosi tra i due, permettendo così alla madre di scappare in strada. Entrambe le donne sono rimaste ferite, in modo lieve. «Ti ammazzo - ripeteva il marito alla moglie - appena va via la polizia ti ammazzo. Se vado in carcere ti ammazzo» le ha detto ancora, sputandole addosso. Alla fine la polizia è arrivata e sono scattate le manette. E la figlia 17enne ha trovato la forza di dire tutto. Ha svelato anni di violenze, stigmatizzati in un episodio che la segnerà per sempre, anche fisicamente. Era il giorno del suo tredicesimo compleanno. Invece di fare le faccende di casa, che il padre le assegnava ogni giorno, pensò di poter andare da un'amica a festeggiare. Al suo ritorno il padre la picchiò con calci e pugni, poi la inseguì con un manico di scopa, spezzandoglielo sulla schiena. A seguito dell'aggressione la bambina, che non ricorse alle cure del pronto soccorso, aveva il volto tumefatto, tanto che ancora oggi ne porta i segni sul viso. C’è da domandarsi come mai nessuno - vicini, insegnanti - se ne sia accorto.
In tutti questi anni se voleva uscire con gli amici, soprattutto se c'erano anche dei maschi, se voleva truccarsi, se voleva parlare italiano, la lingua del Paese dove è cresciuta, doveva farlo di nascosto dal padre, di cui aveva imparato orari di lavoro, abitudini, per essere certa di non incontrarlo. Sabato all'arrivo della polizia l’uomo era seduto sul letto della sua camera, in evidente stato di agitazione. A terra accanto a sé un coltello da cucina con una lama di oltre 10 centimetri, che aveva usato per minacciare, per l'ennesima volta, la moglie. In un'altra camera c'erano la figlia coi due fratellini più piccoli. Lei dolorante a una gamba per la botte appena prese, i piccini sotto choc ma illesi. —
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