Sicurezza
Coronavirus, in Toscana è caccia a 1500 posti nei vecchi ospedali. La promessa: operativi entro 2 settimane
L'assessore alla protezione civile, Monia Monni: "Ospiteranno malati Covid, si potrà fare terapia e dare ossigeno". Giani: "Ok al lockdown se lo decidono in tutta Italia"
FIRENZE. Non solo questa volta non è contrario. Al tavolo col governo ha solo chiesto che sia «equilibrato e equo». Ma se lockdown deve essere, che sia. «Se, sulla base dei dati epidemiologici, decidono per la chiusura totale è legittimo, va bene, ma deve essere una misura nazionele, non sono d’accordo con chiusure locali, il virus circola ormai senza differenze da nord a sud». Non ci sarebbe equilibrio, dice Eugenio Giani, nel recludere in una zona rossa una provincia, un comune, ma perfino una regione. Le tensioni sociali esploderebbero, le violenze di Firenze lo preoccupano. Il presidente della Toscana s’è appena sconnesso dal vertice Stato-Regioni convocato dai ministri Speranza e Boccia, ed è chiaro il messaggio inviato a Palazzo Chigi. I governatori non hanno nessuna intenzione di sobbarcarsi il grosso delle scelte impopolari per salvare Giuseppe Conte da una crisi di consensi e credibilità. Anche perché le Regioni non avrebbero le risorse per gestire le chiusure, non dispongono ad esempio di polizia regionale, che Giani vorrebbe costruire.
Così «ho le idee chiare, prima di prendere qualsiasi decisione aspetto di vedere il dpcm, ci diamo tempo fino a martedì». Niente fughe in avanti. Ancora sulla strada della cautela. Ma se fino a poco fa era pronto a chiedere un allentamento per bar e ristoranti se la curva avesse dato segnali incoraggianti, ora non esclude il lockdown. Giani sa che le prossime ore saranno decisive per frenare la crescita dei contagi. Oggi ci sarà un nuovo summit in videochat e l’esecutivo potrebbe fornire la prima bozza del decreto. È quasi certo un altro braccio di ferro con Roma.
Già quello di ieri è stato l’incontro più duro dall’inizio della seconda ondata. «C’erano tutti i governatori, di solito qualcuno manda i vice». È quasi certo che nel testo ci siano le chiusure per i centri commerciali nel fine settimana, forse il coprifuoco alle 18, il divieto agli spostamenti fra regioni, e poi molte raccomandazioni. «Non credo si vada verso un lockdown duro». L’uscita di Toti potrebbe aver disinnescato le limitazioni per gli over 70. E in fondo a Giani l’idea non piace neppure, crede che la strada sia la prevenzione. Per questo ieri ha inviato ai sindaci dei comuni non capoluogo 12 milioni di mascherine da distribuire alla popolazione. «Ma sono stati chiari – dice - una parte delle scelte se le aspettano da noi».
Quali? Per i tecnici del Cts non è più rinviabile una nuova stretta sulla scuola. Inoltre, il suggerimento ai governatori è di varare mini-lockdown locali, ma solo se l’indice di contagio Rt superasse l’1,5. «Vedremo – dice Giani – L’Rt in Toscana è migliorato, i dati ufficiali dicono che è sceso a 1,19. Nessuno può accusarmi di indecisionismo, ho firmato venerdì il contingentamento per centri commerciali e supermercati. Ma non voglio anticipare per poi ritrovarmi con un’ordinanza superata come successo l’ultima volta, quando abbiamo fissato la didattica a distanza per i licei al 50% e poi il governo l’ha imposta al 75». Giani sa che l’Rt potrebbe in realtà galoppare molto più veloce, tanto che l’Iss ha classificato la Toscana a rischio elevato bacchettandola per aver mandato dati incompleti. In fondo la pressione sugli ospedali è ormai insopportabile e fra poco rischiano il collasso.
Per questo ha spinto perché si creassero le centrali del tracciamento (oggi ne inaugurerà una alla Fortezza da Basso) e ha chiesto all’assessore alla protezione civile Monia Monni di dare la caccia ad altri 1.500 letti oltre ai 6.589 previsti dal piano d’emergenza. L’idea è di riaprire bolle Covid da almeno 50-100 posti da ricavare in ex ospedali e presidi dismessi. «Saranno posti per i malati, non per cure intermedie – dice Monni - dove si potrà fare terapia con l’ossigeno». Ieri i sopralluoghi sono stati tutti a Firenze, ma né Camerata a Fiesole, Monna Tessa o l’ex ospedale in Ognissanti sembra siano utilizzabili. Così anche un ostello a San Rossore, dove si pensava a 100 posti. «Non possiamo permetterci ristrutturazioni. In due settimane devono essere operativi». Così oggi ci sarà un nuovo sopralluogo in una struttura a Prato e si proverà ad allargare i reparti già recuperati nell’ex ospedale di Massa e a Campo di Marte a Lucca. Poi la caccia passerà agli alberghi sanitari.
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