Il Tirreno

Toscana

l'editoriale del direttore

I militi della comunità

Fabrizio Brancoli
I militi della comunità

Il mondo globalizzato ci sta dicendo qualcosa, in questi mesi drammatici. Ci suggerisce perimetri diversi per le nostre quotidianità, ci invita a curare i sentimenti più che i contatti. E ci indica la rimonta delle piccole comunità, solidali e attente. Un giornale locale, queste cose, le sa e le fa

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Il mondo globalizzato ci sta dicendo qualcosa, in questi mesi drammatici. Ci suggerisce perimetri diversi per le nostre quotidianità, ci invita a curare i sentimenti più che i contatti. E ci indica la rimonta delle piccole comunità, solidali e attente. Un giornale locale, queste cose, le sa e le fa. Il Tirreno è in lutto: ci ha lasciato Ennio Marchegiani, per una vita si era occupato dei nostri computer e delle dotazioni di ogni ufficio.

Era un uomo perbene, lavorava alternando sbuffi e sorrisi. Aveva un’attitudine speciale, molto toscana, a far convergere la manualità con il pensiero, l’artigianato di cavi e tastiere con il sistema delle idee. Ci connetteva coi lettori, tra informatica e cuore. Senza di lui come avremmo fatto? Ricordo il suo volto, le visite in redazione. Quella che ruota attorno a un giornale è una cittadinanza non geografica ma emotiva, una cittadinanza di fatto. E non vale solo per i dipendenti. I collaboratori, quando ci lasciano, sono i nostri caduti. I nostri militi noti. Insegnanti, scrittori, pensionati, riferimenti del volontariato, della cultura o dello sport. Si occupano di cose piccine e grandi, seguendo il respiro delle collettività.

Fiora Bonelli, la voce dell’Amiata, è morta giovedì dopo una lunga collaborazione col Tirreno, ereditata dal padre come un dovere morale. A settembre ha firmato un servizio sull’emozione del paese di Scansano per il ritorno a casa della Madonna dell’Uccellino, una terracotta recuperata dai carabinieri.  Luciano Gianfranceschi, padrone di ogni sussurro dei fucecchiesi, se n’è andato a luglio. L’ultimo articolo a sua firma raccontava un incontro con il vescovo.

Vinicio Bibbiani invece viveva a Pomarance, in Valdicecina. Ha chiuso gli occhi per sempre nell’agosto del 2019 e l’ultima firma risale a otto anni fa: un trafiletto dedicato a Sara, 22 anni, impiegata in un’officina e poetessa, premiata a Firenze.

Nella bara di Vinicio hanno messo con amore anche una copia del Tirreno, il suo giornale: così avrebbe potuto leggerlo, nel viaggio. Noi siamo così.

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