La protesta
Mps, fonti bancarie: lo Stato offre 2 miliardi per la fusione con Unicredit: 6mila esuberi. Ma il Mef smentisce
Gualtieri: l'integrazione con un partner sufficientemente forte. E la banca milanese non ha ancora valutato il dossier del Tesoro
LIVORNO. Una ricapitalizzazione da 2-2,5 miliardi di euro a carico dello Stato per appostare in modo adeguato i rischi legali e far fronte ai costi di un'integrazione che comporterebbe l'uscita di circa 6 mila dipendenti. Oltre a una dote di attività fiscali differite di oltre 3 miliardi di euro, da utilizzare per risparmiare sulle tasse.
Sarebbero queste, secondo alcune fonti bancarie, le condizioni proposte dal Tesoro a Unicredit, che le starebbe valutando senza aver deciso alcunché, per farsi carico di Mps, nel tentativo di trovare una soluzione definitiva ai problemi di Siena. Nessuno dei soggetti coinvolti ha voluto commentare le indiscrezioni. Unicredit ha ribadito come il suo ceo, Jean-Pierre Mustier, abbia anche recentemente escluso l'intenzione di avventurarsi in fusioni e acquisizioni. E da fonti del ministero dell'Econimia e delle finanze, in serata, arriva una secca smentita: "Dal Tesoro non è stata presentata nessuna proposta ad alcuna controparte", dicono dal Mef, secondo cui sono "totalmente destituite di fondamento le notizie circolate oggi intorno alla vicenda Mps"
Certo, il ministro Roberto Gualtieri, dalla festa del Foglio, nel pomeriggio non aveva smentito. "Stiamo lavorando e abbiamo lavorato per sostenere e rafforzare questa banca, definendo un percorso di rilancio con la commissione europea, che passerà anche per una operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro". "Su Montepaschi preferisco non addentrarmi", ha premesso Gualtieri, spiegando poi che la via della fusione "è un percorso che può prendere diverse forme, seguiamo gli sviluppi tenendo fermo l'obiettivo strategico di rilancio" dell'istituto di credito che dovrà arrivare a "camminare sulle proprie gambe".
Il dossier Mps, sul tavolo di Mustier da diverso tempo, a stare alle fonti bancarie, sarebbe stato analizzato in tutti i suoi aspetti. Ma il banchiere non avrebbe ancora preso una decisione nonostante la dote di oltre cinque miliardi di euro - tra ricapitalizzazione e crediti fiscali - appaia certamente allettante. Nel caso in cui il banchiere dovesse dare il suo assenso, l'operazione, che vedrebbe il Tesoro restare azionista con una piccola quota di Unicredit (o delle sue attività italiane), potrebbe essere annunciata prima della fine dell'anno.
Lo scorporo delle attività italiane permetterebbe inoltre a Mustier di perseguire una fusione a livello europeo, per la quale si parla della tedesca Commerzbank. L'alternativa di lasciare Mps sola, in una fase in cui il Covid spinge le banche ad aggregarsi, non convince invece il Mef, che non sarebbe disponibile ad iniettare tutte queste risorse al servizio di un piano stand-alone, come quello a cui sta lavorando in parallelo l'ad, Guido Bastianini, con l'obiettivo di cercare di rimettere in sesto la banca per poi valorizzarla. Piano che, comportando meno esuberi e mantenendo le risorse statali all'interno di Mps, trova sostegno da parte del M5S, dei sindacati e del Pd senese, preoccupato che una fusione con Unicredit, con la possibile chiusura delle direzioni generali del Monte a Siena e a Firenze, possa costare fino a tre mila posti di lavoro alle due città.
Non è un caso che ieri il segretario generale della Fabi Lando Sileoni abbia lanciato un avvertimento contro i rischi di una fusione con Unicredit, chiedendo allo Stato di mantenere Mps pubblica e di negoziare con la Ue una proroga dei termini per la privatizzazione.
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