Il Tirreno

Toscana

LA PROTESTA

Guerriglia nel centro di Firenze. Quattro arrestati e venti denunciati. Ecco chi sono

Mario Neri
Massimo Sestini
◗
Massimo Sestini

Lancio di bottiglie, vetri infranti e la polizia carica più volte i manifestanti divenuti violenti alla protesta contro "la dittatura del virus". La rabbia di Nardella: "Chi ha sfregiato la città paghi"

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FIRENZE. Troppa rabbia, livore, rancore. Ma anche troppe ghigne e sorrisetti strafottenti sotto i cappucci dei teenager, più che perduti nell'abisso della disoccupazione, stufi di non poter occupare le giornate con abissali notti da sballo. Inconsapevoli strumenti di chi il caos lo organizza per professione. Non poteva che finire così, con le bottiglie, le molotov, i fumogeni, i petardi, i cassonetti divelti da via de’ Calzaiuoli e gettati addosso ai poliziotti. E le cariche partite da piazza della Signoria, sbarrata per tutta la sera da un cordone impenetrabile, le manganellate, il centro storico attraversato da scorrerie, calci, pugni, risse esplose a volte perfino fra gli stessi manifestanti in disaccordo fra loro. «Marocchino di mer..», grida a un certo punto un ragazzo nella fuga verso piazza della Repubblica, subito subissato di cazzotti.

Il giorno dopo arriva la rabbia del sindaco di Firenze, Dario Nardella: "Ci hanno fatto vivere una notte surreale, terribile e dolorosa. Non è così che si dà voce alla sofferenza. Questa è solo violenza fine a se stessa, gratuita. Chi sfregia Firenze deve pagare per quello che ha fatto".

Al momento sono 4 gli arrestati e 20 i denunciati per i disordini avvenuti tra ieri sera e la notte scorsa a Firenze per la manifestazione non autorizzata nel centro storico del capoluogo  toscano. Proseguono gli accertamenti della polizia, Digos in testa, che potrebbero far salire il bilancio delle persone segnalate all'autorità giudiziaria. In totale sono 10 i feriti lievi tra gli appartenenti alle forze dell'ordine: in piazza ieri c'erano polizia e carabinieri.

L'arresto è scattato per quattro persone vicine all'area anarco-antagonista, tra cui, si spiega dalla questura, un 19enne proveniente da Arezzo al quale è contestato il lancio di molotov nella zona di borgo Ognissanti. Agli altri tre, tra cui due donne di 26 e 28 anni e un 29enne, tutti residenti a Firenze e provincia, è contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I denunciati sono accusati a vario titolo di violenza e danneggiamento. 
 

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Il racconto

Sono le 22.30 ed è appena partita la terza carica dei celerini. Anche loro ormai troppo esausti e inveleniti dagli sputi, dagli insulti di chi li ha chiamati «mafiosi e camorristi». Sembrava un flop di due o trecento persone, l’espressione confusa e rabberciata di una galassia eterogenea, negazionista, stufa delle restrizioni anti-Covid, è diventata una guerriglia con un migliaio di giovani e meno giovani che procedono per assalti e veloci ritirate. Doveva essere una «manifestazione pacifica» contro il dpcm delle chiusure, ha trasformato i vicoli e le vie dello shopping di Firenze in un’altra piazza della violenza, quasi un replay dell’onda che giorni fa ha travolto Milano e Torino. Soprattutto ora che tira aria di nuovo lockdown. Finirà con molte fioriere rotte, via Tornabuoni una distesa di pietre scagliate contro le camionette di carabinieri e polizia, e almeno una ventina di fermati. Si salvano i negozi, illesi i monumenti.

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«Spero che non consentano che si svolga, non è autorizzata ed è infiltrata da neofascisti», dice nel pomeriggio Dario Nardella. Il sindaco teme ciò che poi avviene poche ore dopo: e cioè che “Fate girare Firenze”, il volantino anonimo circolato nelle chat Whatsapp e Telegram alla vigilia, non sia che la miccia e l’annuncio di un’altra notte di scontri e disordini. «Mai visto una cosa del genere nella mia città», dice quando è quasi mezzanotte

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In fondo la città si prepara al peggio fin dalla mattina. Gucci, Prada e molti negozi schierano i falegnami e proteggono le vetrine con le paratie. Questura e prefettura blindano quasi ogni accesso al centro. Duomo, stazione, piazza della Repubblica, piazza Strozzi, Ponte Vecchio. Eppure, l’inizio sembra non destare allarme. Fra i manifestanti c’è di tutto: certo, i gruppuscoli fascio-friendly della destra estrema, qualche tifoso, anarchici, scampoli di centri sociali e collettivi studenteschi, ma anche baristi, negozianti, camerieri. «Libertà, libertà», gridano. «Siamo in una dittatura». «Ora basta», c’è scritto su una bandiera tricolore distesa in piazza Duomo, dove ripiega all’inizio il corteo. Per un po’ il basamento del campanile di Giotto fa da palco delle rivendicazioni e di una specie di viscerale istinto savonaroliano alla tabula rasa. «Andate tutti a caga…».  

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«No alla violenza contro la polizia», grida una donna vestita di giallo subissata di insulti. «Siete servi, dovreste stare dalla nostra parte», c’è chi grida agli agenti in tenuta antisommossa. Poi tanto negazionismo, moltissimi sono senza mascherina, la maggior parte la tiene abbassata. «Conte vaffan…», è l’unico slogan che sembra unire . «Io muoio di fame, ho un bar ristorante. Cinquemila euro di affitto e cinque dipendenti. Sono tutti a casa e io non ho i soldi per i miei bimbi», racconta Marco, venuto da Novoli. «Non s’ha da mangiare», c’'è chi grida con la voce rotta dalla disperazione. Poi a un certo punto scatta un segnale. In apparenza senza una regia, grappoli che si muovono a ondate. Ci sono i "camerata" con le cinghie in mano che gridano "annamo", alcuni volti noti dell'antagonismo toscano mescolati a giovani arrivati dalle periferie con la voglia di fare solo casino.

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«Basta, torniamo a Palazzo Vecchio», urla qualcuno. Si sollevano i cappucci, spuntano bottiglie, pietre. A Santa Maria Novella sono già scoppiati i primi incidenti. Un drappello di manifestanti viene respinto a manganellate. Ma ora il corteo s’è ricompattato in cima a via dei Calzaiuoli. Lanci di bottiglie, vetri infranti, grida. Finisce in un pandemonio. Parte la carica. E ancora una. Le fughe nelle vie laterali accendono altri tafferugli. C’è chi cade, una ragazza grida. «Basta, siete dei cretini, avete rovinato tutto». Un’altra piange. È finita quasi per caso in una falange di scudi e caschi. «Calma, calma, lasciatela», urla il dirigente della Digos. 

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