Proteste
Qualcosa che resiste
Una storia che percorre settantasette anni in un istante. E che, in una mattina di ottobre, ci consegna un gesto piccolo, degno, compiuto con naturalezza. È il senso della memoria
Lo vedo arrivare in piazza Cavour a Roma con qualche minuto di anticipo, in tuta da ginnastica. Pantaloni blu e felpa rossa con la zip, capelli corti e grigi, occhiali sulla testa, mascherina celeste. Non sta fermo un istante: ti distrai un attimo e lui si è già allontanato, come un bimbo impertinente. Va sempre da qualche altra parte, ha il libero arbitrio nel sangue e tra le rughe del suo volto gli occhi guizzano, vivaci.
Adelmo Cervi è anziano e bambino, nella stessa persona. 77 anni, figlio di Aldo e di Verina Castagnetti, aveva quattro mesi quando i fascisti gli fucilarono il padre, al poligono di tiro di Reggio Emilia. Era il 28 dicembre del 1943: lo sterminio dei sette fratelli Cervi: suo padre e sei zii.
Ci incontriamo lì, davanti al Palazzo della Cassazione, sfiorandoci con le solite punte dei gomiti. Siamo una decina di persone distanziate, ci ritroviamo per depositare una proposta di legge: prevede pene certe fino a due anni di reclusione per chi propaganda ideologie fasciste e naziste, anche attraverso la produzione e la vendita di oggetti.
Firmatela, la troverete in ogni municipio. Uno per volta, ci avviciniamo al varco del palazzo. Gli agenti di polizia controllano rigorosamente le carte di identità di tutti noi. Tranne che quella di Adelmo. Un poliziotto lo ferma, con dolcezza, mentre fruga nella tasca della felpa rossa. «Lei non ha bisogno di mostrarmi il documento. Benvenuto». C’è una scintilla, ancora, dentro di noi.
Qualcosa di umano. Che resiste. È un’energia vitale che connette il passato di un bambino di quattro mesi che piange tra gli spari di fucile e il presente di un giovane agente che presidia un gigantesco palazzo bianco. Una storia che percorre settantasette anni in un istante. E che, in una mattina di ottobre, ci consegna un gesto piccolo, degno, compiuto con naturalezza. È il senso della memoria. Ed è l’importanza di quello che ognuno di noi rappresenta.
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