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Scoperto un traffico di falso Sassicaia
Empoli: cade dal tir cassa di bottiglie contraffatte con il nome del “commerciante”, la Finanza smantella l’organizzazione
firenze
Una cassa di legno pregiato con dentro sei bottiglie di Doc Bolgheri Sassicaia, abbondonata in strada a Empoli, probabilmente caduta da un tir. È da qui che sono partite le indagini che hanno permesso di scoprire un sistema di contraffazione di vino pregiato organizzato a livello internazionale, che se non fosse stato smascherato dalla guardia di finanza avrebbe fruttato incassi per 400mila euro al mese. Gli ideatori sono padre e figlio residenti a Milano, Angelo Loforese di 62 anni e Bryan Andrea Loforese, di 34: entrambi sono finiti agli arresti domiciliari in esecuzione di una misura di custodia cautelare disposta dal gip Giampaolo Boninsegna su richiesta del pm Gianni Tei. Altre 11 persone, tra cui molti intermediari per le vendite, sono indagate per contraffazione internazionale del marchio e dell'indicazione geografica o ricettazione.
Tutto, dunque, inizia dalla cassa trovata dalla finanza a Empoli. Dentro oltre alle bottiglie c'era anche un biglietto con due numeri di cellulare, uno dei quali risulta di Angelo Loforese. Le verifiche comparative eseguite tra il Sassicaia originale e quello recuperato svelano la truffa, facendo scattare subito le intercettazioni a carico dei numeri telefonici in possesso delle fiamme gialle.
Il vino imbottigliato come Sassicaia veniva acquistato in Sicilia: «Per carità è anche buono - afferma in una telefonata uno degli intermediari incaricati di piazzarlo sul mercato - però lo devo dare a gente che non ne capisce». Il vero lavoro di “contraffazione” veniva fatto sulle bottiglie, in tutto e per tutto uguali a quelle originali. Venivano prodotte in Turchia, mentre una tipografia di Plovdiv in Bulgaria si occupava di etichette, tappi, carta velina e casse in legno. I vuoti realizzati in Turchia venivano poi trasferiti nella tipografia in Bulgaria, e da qui, con carichi diversi, venivano portati con i tir in un magazzino in provincia di Milano, a dispozione di Angelo Loforese.
La contraffazione era curata in ogni minimo dettaglio. La carta velina pesava 22 grammi, come quella originale. I tappi erano delle stesse dimensioni. Loforese aveva già pronte per la vendita casse di Sassicaia del 2013, ma il suo obiettivo era di superare se stesso con l'annata 2015: in questo caso era anche riuscito a trovare la speciale vernice invisibile, costo oltre 250 euro al chilo, per realizzare gli ologrammi anticontraffazione presenti sulle etichette del Sassicaia originale, segni distintivi visibili solo con luce a ultravioletti. La Finanza è comunque intervenuta prima che partisse la distribuzione sul mercato parallelo. La produzione, stimano gli inquirenti, si sarebbe attestata su circa 700 casse di vino al mese, per un totale di 4.200 bottiglie, con un introito stimato in 400mila euro mensili. Diversi clienti, soprattutto coreani, cinesi e russi, avevano già fatto ordini per un migliaio di casse, pagate circa il 70% in meno del prezzo di mercato di quelle originali: una cassa da 6 bottiglie veniva pagata dai 400 ai 600 euro, invece dei 1.500/2.400 euro del prezzo delle bottiglie originali. Tra gli indagati, alcuni intermediari incaricati di piazzare le bottiglie, il fornitore siciliano del vino e gli addetti alla produzione in Turchia e in Bulgaria. Gli acquisti dei materiali venivano fatturati da un'azienda del settore alimentare intestata a Bryan Andrea Loforese. Nel corso delle indagini, inoltre, sono stati sequestrati circa 80.000 pezzi contraffatti tra etichette, bottiglie, tappi, casse di legno: tutto materiale pronto a essere usato per confezionare 1.100 casse di “Sassicaia 2015” (un totale di 6.600 bottiglie) il cui valore, se si fosse trattato dell'originale, avrebbe sfiorato i 2 milioni di euro. —
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