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Salgono i contagi in Toscana, gli ospedali limitano le visite dei parenti. Sospensione a Careggi
Careggi e Sudest vietano gli accessi ai padiglioni per scongiurare il rischio contagio in corsia con unica eccezione per i pazienti non autosufficienti e minori. La Centro consente l'accesso solo ai parenti. Da Pisa a Livorno, anche le altre aziende stanno valutando limitazioni
FIRENZE. Da Pistoia a Prato, da Empoli a Firenze, gli ospedali stanno tornando all’era del lockdown. O almeno, alle stesse misure di sicurezza. Forse, le più dolorose. Limitati gli accessi in ospedale ai familiari dei pazienti. Non solo, ovviamente, a quelli affetti da Covid-19. Una misura drastica che le direzioni stanno prendendo a macchia d’olio in mezza Toscana e con alcune indecisioni tanto che in un primo momento l'Asl Centro aveva annunciato la sospensione delle visite per poi decidere, facendo marcia indietro, che saranno invece possibili per un solo visitatore a paziente in orario di visita senza alternanza tra i parenti. I nuovi provvedimenti entreranno in vigore a partire da domani 16 ottobre.
L’obiettivo è quello di ridurre al minimo il rischio di contagio in corsia, ma è chiaro che si tratta di un provvedimento spesso doloroso perché limita molto le famiglie nel poter stare accanto ai propri cari. Il divieto non è scattato per ora negli ospedali dell’Asl nord ovest (Massa, Versilia, Lucca, Livorno, Pontedera ecc.) né per Cisanello e Santa Chiara a Pisa, dove si può accedere ai padiglioni un familiare alla volta, ma il management delle aziende sta valutando la situazione. E un contrordine potrebbe scattare già nelle prossime ore. "Non c'è un divieto assoluto - dice Simona Dei, direttrice sanitaria dell'Asl sudest - Ma proprio ieri ho dato indicazione ai direttori degli ospedali di Grosseto, Arezzo e del Senese di operare una stretta fino ad arrivare a garantire le visite dei familiari solo laddove un paziente non sia autosufficiente. In fondo le limitazioni in questo momento servono a tutti. Ognuno di noi credo preferisca avere ospedali puliti dal Covid se ne avesse bisogno"
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Quasi dappertutto, l’unica eccezione al divieto riguarda dunque i pazienti disabili, minori o non autosufficienti. La regolamentazione degli accessi negli ospedali si è resa necessaria “in questa fase dell’emergenza ed in considerazione della situazione epidemiologica per mantenere e garantire un alto livello di sicurezza per le persone, evitare gli assembramenti ed il rischio di contagio in modo da assicurare i servizi essenziali, l’erogazione delle prestazioni sanitarie e garantire la tutela di pazienti e operatori sanitari”, continua l’Asl. Ma è chiaro che il timore è che il prossimo step nella politica di contenimento del contagio sia anche il contenimento delle prestazioni, insomma che si ritorni a un regime ridotto di visite, esami e operazioni. E a saltare sarebbero subito l,e prestazioni non urgenti. Detta così, nulla di che se non fosse che fra marzo e aprile, oltre ad aver allungato a dismisura le attese, il congelamento di visite ed esami ha innescato anche ripercussioni cliniche importanti, poiché molte persone con patologie sotto controllo si sono aggravate, a volte in modo irreversibile.
L’unica forma di contatto con casa sarà dunque garantita dalle video chiamate. Anche se l’Asl centro, ad esempio, per ora assicura solo che “familiari saranno informati telefonicamente dal personale del reparto sulla situazione del proprio congiunto”. Chi deve consegnare effetti personali o indumenti ai degenti potrà affidarli ad infermieri e Oss. E, ovvio, anche le persone che devono effettuare una visita ambulatoriale in ospedale non possono essere accompagnati a meno che non si tratti di minorenni, disabili o comunque non autosufficienti e le persone con barriere linguistico-culturali. In questi casi l’accesso dell’accompagnatore sarà segnalato nella documentazione sanitaria del paziente.
“Aiutateci ad aiutarvi”, è questo l’appello di Daniela Matarrese ai cittadini. “E’ indispensabile il rispetto di queste regole quando si accede negli ospedali. I luoghi di cura devono continuare ad essere sicuri e garantirne livelli adeguati per persone e operatori sia per contenere il rischio di trasmissione del virus che per ridurre l’impatto sui servizi sanitari in modo da continuare a garantire le attività. Proprio in quest’ottica raccomando ai cittadini di attenersi a queste disposizioni di sicurezza”.
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