Attenzione
Positiva per due volte in sette mesi: «È raro ma non gridate al fenomeno»
Ha 48 anni, vive in Garfagnana. Il professor Menichetti: «La documentazione clinica va esaminata con cura, può trattarsi di re-infezione»
LUCCA. Due volte in sette mesi positiva al Covid 19. È il caso di una donna di 48 anni, residente in Garfagnana: ha saputo di avere di nuovo contratto il virus appena pochi giorni fa.
«Il caso di questa paziente è infrequente, ma non c’è da gridare al fenomeno», sottolinea il professor Francesco Menichetti, primario dell’unità di Malattie Infettive all’ospedale di Cisanello. La spiegazione della reinfezione potrebbe stare nella mancata risposta anticorpale dopo il primo contagio.
La storia clinica della donna inizia nella fase di maggiore diffusione del virus. È marzo di quest’anno, infatti, quando la quarantottenne, di professione impiegata, dopo essersi accorta di avere perduto gusto e olfatto, si rivolge a un medico, il quale avvia la procedura per il tampone, tantopiù che nell’ambiente di lavoro della donna si erano già registrati casi di positività al virus e in uno anche molto grave: il primo contagiato, un uomo di 72 anni, è poi deceduto in ospedale.
Anche la donna risulta positiva al Covid 19: per soli due giorni, come racconta, accusa una febbre blanda, che riesce a curare comunque con semplice un farmaco da banco. Il 16 maggio, dopo due tamponi risultati negativi, viene giudicata guarita. La salute sembra perfetta: gusto e olfatto rimangono però latenti, anche se i medici la rassicurano che servono mesi, a chi ha avuto il Covid, per recuperarli.
Nell’ambito della campagna sanitaria messa in atto dalla Regione Toscana a fine estate, la donna il 26 settembre fa il test sierologico: l’esito è negativo. Ma, pochi giorni più tardi, due suoi stretti familiari si ammalano: tosse, febbre, raffreddore. Si sottopongono al tampone ed emerge per loro la positività al Covid. Anche lei si fa il tampone e risulta di nuovo positiva, seppure ancora asintomatica.
«Potrebbe trattarsi - spiega il professor Menichetti - di uno dei rari casi di reinfezione, anche se l’intera sua documentazione clinica andrebbe esaminata con cura. Si può ipotizzare - aggiunge - che nella prima fase l’infezione non abbia prodotto nell’organismo alcuna risposta anticorpale. Con molte probabilità, tra marzo, aprile e maggio l’infezione è stata di carattere paucisintomatico dal momento che non le ha provocato granché quanto a sintomatologie. Ma tutto questo le ha dato uno strascico».
Secondo il professor Menichetti, poi, un dato potrebbe confermare la tesi della mancata risposta anticorpale: quello del test sierologico, effettuato a fine settembre e risultato negativo.
Il tampone eseguito a ottobre, può essere risultato di nuovo positivo perché, spiega sempre Menichetti, «il test amplifica i valori. Questa tesi -conclude - è sostenuta dal fatto che la donna non ha sviluppato anticorpi al primo contagio e lo strascico l’ha consegnata al cluster familiare». —
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