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Il turismo toscano devastato dal Covid: in 8 mesi 22 milioni di presenze in meno
«Annata disastrosa», persi diversi miliardi di fatturato. Città d’arte ko, la costa limita i danni con una buona estate
FIRENZE. «Il 2020 è l'anno del disastro per il turismo toscano» ammette Enrico Conti, ricercatore dell’Irpet. Vero che mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno e qualche margine di recupero esiste, specialmente per le città d’arte.
Ma i segnali che arrivano dall’Istituto di programmazione economica della Regione, dall’Istituto demoskopika e da Federalberghi sono concordanti: spiagge piene perlopiù di italiani solo a luglio e agosto, centri storici delle città d'arte deserti fino a metà giugno, serrande dei ristoranti chiusi, alberghi sull'orlo del fallimento. Insomma, una debacle.
I numeri del crollo ce li dà l'indagine dell'Istituto Demoskopika, che fotografa il calo fortissimo del turismo 2020 nel Belpaese e in Toscana. I dati emergono dalle stime elaborate sugli incassi comunali dai mancati introiti dell'imposta di soggiorno ma i numeri dei primi otto mesi del 2020 sullo stesso periodo del 2019 sono devastanti.
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Da quasi 36 milioni del 2019 a poco più di 14 milioni di presenze, ovvero di pernottamenti in albergo o altre strutture ricettive, del 2020, con un tonfo del 60,7%. Da oltre 10 del 2019 a 4,2 milioni di arrivi del 2020, anche in questo caso con un calo del 60%. La dice lunga la contrazione della spesa turistica, ovvero tutto ciò che registra, per citare alcune voci, i soldi spesi per viaggi, visite ai musei, cene nei ristoranti: nei primi otto mesi dell'anno se ne sono andati in fumo 2 miliardi e 130 milioni di euro.
A queste stime si aggiungono quelle di Federalberghi Toscana. Il 2020 va dritto verso una contrazione di incassi pari a 7 miliardi di euro. La città di Firenze da sola, ha detto il sindaco Dario Nardella, vedrà un calo di un miliardo. E la nostra regione è tra quelle più colpite – subito dopo Veneto e Sicilia - dallo tsunami del Covid in termini di crollo del turismo a causa della sua forte vocazione internazionale.
Gli stranieri sono spariti dalla Toscana. Una Piazza dei Miracoli a Pisa strapiena di visitatori, una Firenze così gonfia di turisti a naso insù in Piazza del Duomo da far disperare i residenti che la vogliono solo attraversare. È l'estate 2019 ma pare un'era geologica fa.
L'assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo prima del Covid ragionava sul tentativo di spostare i troppi turisti stranieri delle città d'arte verso le campagne e le montagne della regione. In pochi mesi si è passati dall’abbondanza alla penuria. E gli stranieri sono il motore dell’economia turistica toscana, rappresentando - secondo Federalberghi - il 50 per cento dei flussi. Con un’alta capacità di spesa, a partire da americani e asiatici.
L'arrivo del “nemico invisibile” ha fermato la macchina del turismo a marzo. Poi a metà giugno, armati di mascherine, distanti un metro e mezzo e lavandosi spesso le mani, il turismo ha provato a ripartire.
Dimenticatevi i fasti della stagione lunga. Quella da aprile a ottobre. Non è andata bene manco quella corta: da giugno a settembre. Ma il litorale toscano ha tenuto botta.
Spiagge piene di bagnanti. Alberghi meno ma comunque aperti. Ristoranti frequentati la sera. Dopo le riaperture di metà giugno, i mesi di luglio agosto e settembre finché è stato caldo, hanno retto bene solo sulla costa.
Tanti italiani dalle regioni limitrofe: i lombardi in Versilia e i laziali in Maremma. Tanti toscani un po' ovunque. E poi francesi, svizzeri e tedeschi.
Il giro del turismo ha conosciuto una ripresa rispetto al tutto chiuso di primavera, più nelle case private che negli alberghi. Meno giro a Firenze, Pisa, Lucca e Siena anche se i centri storici hanno rialzato un po' la testa nonostante americani e cinesi danarosi siano scomparsi. Certo però che di soldi ne son girati molti di meno e il disastro rimane.
Il presidente dell'Istituto Demoskopika Raffaele Rio commenta così la pessima stagione turistica: «La Toscana sconta la sua vocazione internazionale, ma sconta anche la mancanza di un piano strategico nazionale governo-Regioni. A mio avviso è solo da lì che può ripartire il turismo».
Il presidente di Federalberghi Toscana Daniele Barbetti a questo proposito aggiunge: «Ora governo e Regione non possono girare la testa dall'altra parte. Per il nostro settore è allarme rosso».
Anche perché, con la fine della moratoria fiscale, molte imprese turistiche rischiano di chiudere. —
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