Sicurezza
Il Tirreno e l’ipotesi di vendita: quattro scioperi in pochi giorni
Interrogazione in Parlamento, visita del sindaco di Livorno. Ferme altre 3 testate: domani il Presidente della Regione incontrerà giornalisti e poligrafici in redazione
Negli ultimi giorni per quattro mattine Il Tirreno non è stato in edicola. Le ragioni sono dovute allo sciopero proclamato dai giornalisti e dai poligrafici. La protesta è nata dopo le voci, a cui sono seguite le conferme, della volontà dell’editore Gedi Spa, proprietario del gruppo di cui il giornale è parte, di vendere Il Tirreno insieme a Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena e Nuova Ferrara a una cordata di imprenditori riunita nella soc. Sapere Aude Editori. Ieri i giornalisti delle tre Gazzette hanno scioperato. Martedì nella sede centrale del Tirreno si è presentato il sindaco di Livorno Luca Salvetti, che ha incontrato giornalisti e poligrafici. E domani sera Eugenio Giani, neo presidente della Regione Toscana, sarà al giornale per un incontro analogo.
Il tema della possibile cessione delle testate è approdato in Parlamento, con un’interrogazione a più firme esposta dall’on. Andrea Romano (Pd). Preoccupazioni espresse anche da Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo FdI in commissione Attività Produttive, commercio e turismo. In Emilia Romagna l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, comunica la disponibilità della Regione «a incontrare i Cdr, Fnsi, Aser, sindacati e proprietà Gedi».
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In questi giorni i nostri lettori si sono chiesti: perché non c’è il nostro giornale oggi in edicola? Una rassicurazione è doverosa: Il Tirreno non chiude. Giornalisti e poligrafici protestano perché ciò che oggi conosciamo della trattativa per la vendita non dà garanzia sul futuro del giornale e dei posti di lavoro. Abbiamo scoperto solo dieci giorni fa che i vertici di Gedi stavano trattando, almeno dall’inizio dell’anno, la cessione delle quattro testate. E solo il 6 ottobre, di fronte a fatti incontestabili, abbiamo avuto la conferma dai manager dell’azienda. Sono stati i cronisti del Tirreno con un’indagine giornalistica, come sono abituati a fare quotidianamente, a ricomporre il quadro, venendo a scoprire l’identità, i profili degli acquirenti e il piano d’impresa che sarebbe stato elaborato. I vertici Gedi, dopo numerose sollecitazioni del comitato di redazione (la rappresentanza sindacale dei giornalisti di questa testata), hanno concesso un incontro e ammesso che la trattativa è in atto, ma senza fornire alcun elemento per valutare l’operazione. Da nostre fonti possiamo aggiungere un dato in più: già nelle prossime ore potrebbe essere firmato l’atto di vendita.
I punti sono due. I lavoratori del Tirreno si sono trovati spiazzati dalla notizia. Stando al mero piano economico, per oltre tre decenni, questo giornale ha prodotto utili rilevanti con i quali il Gruppo ha potuto coprire le perdite di altre testate, in primis La Repubblica. E siamo certi che se solo una annualità di quelle risorse fosse stata accantonata avrebbe consentito di dare prospettiva e slancio al futuro di questo giornale. Evidentemente non si è avuto questa lungimiranza.
Il Tirreno è ad oggi leader nei territori dove è presente, sia in edicola che sul web, e sta conoscendo una fase di espansione sulle nuove frontiere digitali con numeri in continua crescita che ne fanno l’esperienza più avanzata del Gruppo. Il credito che tutti i giorni ci riconosce la comunità dei nostri lettori dà la consapevolezza che esistono lo spazio e la prospettiva per un’informazione locale di qualità e professionale.
E allora perché questa vendita? Il gruppo Gedi, presieduto da John Elkann, ha un orizzonte diverso, meno interessato ai territori e alla cronaca delle comunità. Un tipo di giornalismo in cui invece noi crediamo e che da 143 anni è un punto di riferimento per le nostre città e la Toscana. Un giornalismo che vogliamo continuare a fare con l’impegno di sempre.
L’altra questione è il futuro. I pochi elementi che abbiamo a disposizione non sono sufficienti a comprendere i progetti del nuovo editore. Due cose sono chiare: 1) ci troviamo di fronte a un gruppo di imprenditori affermati nei loro settori; 2) nessuno di questi però ha una consolidata conoscenza del mondo della carta stampata. Da qui la richiesta di garanzie a interlocutori che in questa fase non abbiamo ancora incontrato. Garanzie che riguardano la difesa dei nostri posti di lavoro, dei salari e degli organici, che non vogliamo siano messi in discussione, presupposti a tutela dell’informazione giornalistica, che non è un prodotto al pari di altri. La sua qualità, indipendenza e autorevolezza, infatti, contribuiscono a determinare e difendere lo stato di salute di una democrazia.
La solidarietà e i tanti messaggi arrivati dai lettori e dalle istituzioni ci confortano nel portare avanti le nostre richieste. Siate sicuri che non tradiremo i nostri 143 anni di storia.
Il Comitato di redazione
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