Gioco
Bonafè: «Col 35% siamo il primo Pd d’Italia. Io candidata? Ho preferito di no»
La segretaria dei dem toscani: Italia Viva deludente? Eravamo una coalizione
«In Toscana il Partito democratico è forte come in nessun’altra parte d’Italia, sono orgogliosa di un risultato ben oltre le aspettative». Simona Bonafè, eurodeputata e segretaria del Pd toscano, non trattiene la gioia, sente sua questa vittoria. Sottolinea che il Pd toscano è il primo d’Italia, con il 35%, due punti in più del risultato delle Europee, e distanzia di tredici punti il secondo partito che è la Lega. (Siamo forti anche in città governate dal centrodestra, come Piombino, dove siamo risaliti dal 23% delle comunali al 42%». «Il risultato di Giani è straordinario ed è merito di tutta la coalizione» dice.
Poteva esserci lei su quel palco a trionfare al posto di Giani, ci ha pensato?
«Si era parlato di una mia candidatura, ma è stato meglio così. Avevo appena preso 300mila preferenze alle europee, non potevo abbandonare il seggio a Strasburgo dopo pochi mesi. E poi mi sento davvero come se avessi vinto io, ci siamo impegnati al massimo».
Ora grandi sorrisi, ma prima grande paura…
«Un po’ di apprensione c’era. Si poteva perdere, sapevamo che la Toscana era contendibile. Poco più di un anno fa, alle europee, la coalizione di centrodestra aveva preso una percentuale poco più alta della nostra. Ma, davanti al rischio che la regione finisse a destra, c’è stato un risveglio delle coscienze, l’affluenza parla chiaro».
È stata la drammatizzazione la carta vincente?
«I toscani hanno capito l’inganno, non hanno creduto alla faccia moderata che Ceccardi e Salvini hanno sfoderato nelle ultime settimane, hanno ricordato le ruspe e gli spray al peperoncino. E poi hanno scelto ancora il modello toscano, un modello virtuoso, che Eugenio porterà avanti».
Gli elettori di sinistra hanno scelto il voto utile, no?
«Senza dubbio il voto disgiunto ha avuto un peso, a sinistra del Pd, ma anche tra i 5 stelle. Ma, mi permetta, il Pd da solo ha preso il 35%, una cosa straordinaria. Basti pensare che alle europee avevamo raccolto il 33% ed era prima della scissione di Italia Viva».
A proposito di Renzi, Giani era il suo candidato, ma Italia Viva non è nemmeno al 5%.
«Eravamo una coalizione, ognuno ha contribuito. Ma il distacco tra Giani e Ceccardi è superiore alla percentuale raccolta da Italia Viva, quindi…».
Tornando al Pd, avete salvato la leadership di Zingaretti?
«Intanto abbiamo evitato guai alla Toscana, poi certo questo risultato dà stabilità anche al partito e al governo. Era una sfida regionale, che però rappresentava una frontiera per gli equilibri nazionali. Ne esce bene il Pd, spero che al Nazareno ne tengano conto».
In che senso?
«Se qui abbiamo ottenuto un risultato superiore anche a quello raggiunto dal Pd in Emilia-Romagna, all’epoca molto celebrato, vuol dire che in Toscana c’è una classe dirigente capace e affidabile».
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