Gioco
L'assunzione dei valori. Il sistema di sensibilità che ha portato la vittoria di Giani
Il centrosinistra ritrova l’incidenza forte del Pd, meno disgregato, meno declinante di come l’abbiamo dipinto tante volte. Decisivi i sindaci, guidati da un ispirato Dario Nardella: hanno fatto la differenza, più dei big nazionali. La Toscana ci sta dicendo che il governo del territorio conta. I sindaci del centrodestra questa storia non l’hanno saputa raccontare
«La Toscana è un concetto e un’elettiva assunzione di valori». Il senso di questi giorni, delle loro incognite e delle loro risoluzioni, era stato scritto in anticipo da un grande poeta. Questa frase è del fiorentino Mario Luzi, un cardine del pensiero moderno, premio Viareggio, nominato senatore a vita da Carlo Azeglio Ciampi. La scrisse nel 1993 in un saggio, pubblicato quando il ventenne Matteo Salvini era il coordinatore degli studenti leghisti milanesi e Susanna Ceccardi, timida e speranzosa, cominciava la scuola elementare nel pisano. Quelle parole valgono ancora. Che cosa sia quel concetto intercettato da Luzi, quali siano i valori “eletti e assunti”, e come tutto questo abbia a che fare con le regionali 2020, è un mistero poco misterioso per tutti noi, che la Toscana la conosciamo perché è casa nostra. I valori. La solidarietà, la cultura, l’identità, la bellezza, le differenze, l’antifascismo, l’ingegno, il localismo. È il perimetro del campo, qualcosa che respinge l’imposizione di modelli esterni e che combina il malcontento con l’orgoglio. A questo sistema interconnesso di sensibilità, talvolta tradito ma mai archiviato, fa riferimento la vittoria netta di Eugenio Giani.
Il voto non è stato condizionato da dinamiche nazionali: semmai può produrre conseguenze anche a sud della Maremma, dove strade inefficienti accompagnano la costa verso i palazzi romani; ma è conseguenza, appunto, e non causa.
L’esito ci dice alcune cose. Prima di tutto c’è un’affluenza sorprendente: la Toscana ha portato a votare quasi due persone su tre e questo era sfuggito agli analisti, non era nelle previsioni. È un’apertura di credito: forse insofferente, forse esasperata, ma c’è. La differenza con l’affluenza alle regionali precedenti è impressionante, eppure stavolta c’era il virus che poteva tenere gli elettori lontani. A proposito: c’è stata una risposta che ha tenuto conto dell’approccio regionale all’emergenza della pandemia, con una valutazione evidentemente positiva. È il rifiuto di alcune sensibilità sommarie, una specie di consapevolezza del governo, con i suoi limiti e i suoi errori, ma anche con le sue gestioni complessive. Questo approccio ha riscontri, simmetricamente, anche in Veneto a favore di Zaia e in Liguria per Toti. È un giudizio.
Il centrosinistra ritrova l’incidenza forte del Pd, meno disgregato, meno declinante di come l’abbiamo dipinto tante volte. Decisivi i sindaci, guidati da un ispirato Dario Nardella: hanno fatto la differenza, più dei big nazionali. La Toscana ci sta dicendo che il governo del territorio conta. I sindaci del centrodestra questa storia non l’hanno saputa raccontare.
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Renzi non brilla: le percentuali dicono che i suoi voti, se sottratti per ipotesi aritmetica al portafoglio di Giani, non sposterebbero l’esito finale. Il renzismo non guadagna rilevanza e non può recitare con sicurezza la parte che voleva mettere in scena, quella dell’ago della bilancia. Anche i 5 stelle sembrano parlare sottovoce e si apre su di loro una riflessione.
C’è uno sconfitto; non è tanto Susanna Ceccardi, che comunque dovrebbe superare il 40% dei consensi, costituendo una presenza evidente nell’assetto dell’opinione. Lo sconfitto è Matteo Salvini. Ha rovesciato l’idea leghista, dalla logica dell’accampamento padano al tentativo di allargare la geografia del partito a sud, individuando Emilia Romagna e Toscana come terreni aperti. Ha scelto due candidate donne e nel secondo assalto ha corretto il tiro ma invano. I citofoni e il tacito commissariamento della candidata emiliana hanno lasciato spazio a un ticket politicamente paternalistico con Ceccardi, meno prevaricata ma accompagnata come un’ombra. Le posizione più dure sulle politiche migratorie sono rimaste sullo sfondo. Non siamo barbari invasori, non vogliamo (s)travolgervi, non dovete votare sulle ideologie, porteremo più pragmatismo: questo era il messaggio, sono cambiate le variabili comunicative, ma il risultato è stato lo stesso. Eppure nel mare elettorale nuotavano meno sardine, e le logiche nazionali sono state meno determinanti. Quanto a Ceccardi, l’impressione è che l’elettorato più mobile non abbia gradito una cosa, in particolare: l’idea che se avesse perso, avrebbe preferito Bruxelles all’opposizione in Regione. Insomma: o vinco o vi ignoro.
Avanza la destra della Meloni, che col gol segnato nelle Marche incassa un dividendo e si candida a un ruolo di maggior contrappeso nelle dinamiche fluide del centrodestra. Forse si chiude una certa stagione leghista, urlata, votata al respingimento della complessità come categoria culturale.
Di Eugenio Giani abbiamo pensato, e talvolta detto, che non è un profilo particolarmente attrattivo, che non impatta a sufficienza sul palcoscenico mediatico e social. Ma in questi contesti della modernità si è difeso, tentando di iniettare nel dibattito elementi di competenza e di visione progettuale: una cifra seria, capace di orientare molti incerti. Il nuovo presidente ha calamitato molti voti personali. Ha vinto, si è subito definito “sindaco tra i sindaci” e questa è una frase significativa. Ora ha una grande responsabilità perché il consenso oggi danza su percorsi non garantiti.I toscani sono identitari e selettivi; e soprattutto sono esigenti. Pretendono, per dirla con il poeta, l’assunzione dei valori. Buon lavoro.
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