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Arrestato lo spacciatore della droga che uccise Samuele
Padre e figlio stramazzarono a terra in passeggiata a Lido di Camaiore, il giovane morì, il babbo è stato in coma per un mese: preso un viareggino
VIAREGGIO. È stato arrestato ieri mattina dai carabinieri della compagnia di Viareggio l’uomo che, ormai più di un mese fa, avrebbe venduto la droga a Gerardo e Samuele Ventrella, padre e figlio di Torino. Il primo, 54 anni, finito in coma la notte del primo agosto dopo aver assunto un mix di cocaina e cannabis «in quantità elevate», secondo quanto riferito dai carabinieri sulla base degli esami tossicologici effettuati. L’altro, di 25 anni, morto poche ore dopo essersi accasciato per strada a Lido di Camaiore.
La procura aveva aperto subito un’indagine con l’ipotesi di morte per conseguenza di altro reato, lo spaccio di droga appunto. E adesso in quel fascicolo c’è anche un nome. È un uomo di Viareggio la cui identità non è stata ancora resa nota. È stato arrestato ieri mattina dai carabinieri coordinati dal capitano Edoardo Cetola.
Gli indizi portavano già a lui, ma i militari avevano bisogno di una conferma in più che probabilmente è arrivata dalla testimonianza del padre della vittima, che si è risvegliato dal coma nei giorni scorsi all’ospedale Cisanello di Pisa.
I fatti risalgano al 1° agosto. I due sono originari di Torino, ma il padre vive a Lido da tempo. Samuele è appena arrivato da Rivarolo con il cugino per stare un po’ con il padre e godersi la Versilia. È sabato. La sera escono. Sono le 23,30: i due sono in passeggiata a Lido di Camaiore, uno dei centri della movida versiliese. È pieno di gente. Giovani, soprattutto. All’improvviso padre e figlio stramazzano al suolo, uno dopo l’altro. Chi assiste alla scena cerca di soccorrerli, ma non sa cosa fare. Chiamano il 118. A terra il telefono di uno dei due non smette di squillare. È il cugino che li sta cercando. Il medico risponde e gli dà la notizia.
Le condizioni di Samuele appaiono subito disperate. È in arresto cardiaco e non torna. Viene trasferito d’urgenza all’ospedale del cuore di Massa, l’Opa, ma dopo qualche ora se ne va.
Il padre, Gerardo, finisce in coma. Viene portato all’ospedale Versilia poi pochi giorni dopo viene trasferito al policlinico Cisanello di Pisa per essere sottoposto a un trapianto di fegato. Nel frattempo, al cimitero Parcodi Torino, vengono celebrati i funerali di Samuele con rito islamico (il giovane aveva abbracciato la fede islamica cinque anni prima). Gerardo si risveglierà solo un mese dopo con il figlio già seppellito. E lì, sul letto dell’ospedale di Pisa, racconta la sua storia ai militari.
È successo proprio a lui che nella sua autobiografia, in cui parla di una vita passata tra crimine e droga, metteva in guardia i giovani e soprattutto suo figlio dal seguire quelle orme. «Samuele – scriveva nel libro – figlio mio e gioia della mia vita, sii accorto e presta attenzione ai consigli di chi ha più esperienza di te». –
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