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Leclerc, lampi rossi nel verde che incanta. Il Mugello strega Hamilton: “Pista fenomenale”

Giorgio Billeri
Leclerc, lampi rossi nel verde che incanta. Il Mugello strega Hamilton: “Pista fenomenale”

Curve continue, acrobazie, i piloti innamorati del tracciato. Un solo neo: non c’erano tutti i 2880 spettatori ammessi

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SCARPERIA. «Una cosa spettacolare, un circuito unico». Unico. Niente al mondo come il Mugello. Non lo ha detto l’ultimo dei meccanici, ma il nume tutelare della velocità degli ultimi anni (e dei prossimi). Già, Lewis Hamilton. Che anche nell’incanto delle morbide colline toscane, dove l’occhio potrebbe perdersi, tiene il focus sul tracciato e strappa - non così nettamente come le altre volte - la pole numero 95. «La pista è fenomenale, molto impegnativa. Non so se si riesca ad avvertire in tv la sequenza curva 6-7-8 - dice Lewis al termine delle prove - le forze G sono folli e e le velocità sono elevatissime. Sono state qualifiche fantastiche, sono felice del risultato».

Probabilmente vincerà anche qui, il Cannibale. Ma per una volta il protagonista non sarà soltanto lui. No, la vedette è lei, la pista. Bella, bellissima, soprattutto unica, appunto. Perchè qui i rettilinei sono pochissimi, anzi a ben guardare solo uno, quello che celebra la partenza e l’arrivo. Poi, sinuoso come le colline che lo guardano, il Mugello non ti lascia respiro. Subito dopo una curva, quella successiva ti piomba addosso, con nomi che più toscani non si può: Arrabbiata (che affronti a 175 orari), Materassi, come le sorelle di Aldo Palazzeschi (120 all’ora), Bucine, Correntaio, Palagio, Scarperia. Come andare sul kart, soltanto che devi domare dei mostri da 350 all’ora. Dice Charles Leclerc: «Questa pista è fantastica perchè ti puoi divertire guidando, ma allo stesso tempo ti chiede la massima precisione e sollecita il fisico, soprattutto il collo, a una pressione che non ha eguali nel circuito».

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Dicono che per il Mugello questo sarà uno “one shot”, ovvero un’occasione unica. Quando anche il Circus uscirà dall’incubo del Covid, secondo i bene informati quelli di Liberty Media torneranno ai santi vecchi e questo Gp della Toscana già entrerà nei libri di scuola. Lasciatecelo dire: sarebbe un delitto. Perchè qui si guida davvero, qui il più bravo vince proprio perchè il tracciato è complesso, ed esalta sia la potenza dei motori che l’abilità tecnica del driver. Magari lo “spottone” planetario, 91,5 milioni di spettatori stimati in 190 Paesi, potrà anche convincere i pezzi grossi a tornare qui anche nel 2021.

Le qualifiche hanno detto che le Mercedes, ca va sans dire, sono sempre le migliori ma i distacchi non sono abissali come sempre: anzi, sotto sotto la morfologia di questo serpente d’asfalto, suadente ma cattivello, autorizza qualche speranza assolutamente vietata altrove: la Red Bull su tutti, ma forse anche Leclerc, ieri sera, non si sarà addormentato con la solita ulcera. «Il quinto posto è il massimo che si potesse sperare? Direi proprio di si - l’analisi del ragazzo monegasco - avrei detto che ce la giocavamo in Q3 ma sicuramente non quinti alla partenza. Sono contentissimo, non credo ci fosse tanto di più da fare, venivamo da due week end difficilissimi per tutto il team».

Qui, in mezzo alle colline toscane e sul circuito che le appartiene dal 1988, la Rossa sembra meno sofferente, meno lontana. Nulla di eclatante, ma non l’ectoplasma che i tifosi hanno dovuto vedere in Belgio e soprattutto a Monza. «Il bilanciamento è migliorato qui - prova a farsi forza Leclerc - abbiamo lavorato bene e siamo arrivati in qualifica con una macchina che mi piaceva, adesso dobbiamo trovare la performance pura che ci manca. Sicuramente le tre macchine dietro di noi, forse anche quattro, andranno più forte di noi, ma il mio lavoro sarà provare a lasciarli indietro, e di sicuro darò il mio meglio».

Un olandese innamorato della Toscana no n fa notizia: magari il giovane Max Verstappen da bambino ha trascorso la canonica settimana nel Chianti, meta quasi obbligata per chi nasce nella terra dei tulipani e delle dighe. Ma il ventiduenne talento della Red Bull questo tracciato lo ama proprio. E ne ha ben donde: nessuno ha la sua fantasia al volante, e tutte queste curve e variazioni di ritmo qui possono davvero scavare la differenza e, chi lo sa, interrompere la tirannia delle Frecce d’Argento. Vedremo. Intanto, timidamente, le tribune hanno ripreso vita. Pochi tifosi, quasi delle formichine opportunamente distanziate in un’arena troppo vasta, ma meglio poco che il vuoto pneumatico di questa prima parte di stagione.

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Qualche sparuta bandiera Ferrari, comunque un pizzico di entusiasmo di cui questo sport da sempre si nutre: senza passione popolare, ogni rombo diventa quasi inutile. Sono ammessi solo 2880 spettatori al giorno, ma anche ieri, giornata della pole, non c’erano tutti. “Colpa” del costo dei biglietti, non esattamente alla portata di ogni tasca (da 375 a 600 euro oggi per la gara) che ha tenuto i tifosi a debita distanza. E non è servito nemmeno il dietrofont dell’organizzazione che in extremis ha abbattuto i costi del cinquanta per cento. Non sono stati venduti gli abbonamenti, il carnet che avrebbe dato diritto all’intero weekend, come accade invece per la gara di Motogp.

E come sottovalutare l’effetto-depressione per il momento nero come la pece della Ferrari, amore di tutti gli italiani e proprietaria a tutti gli effetti dell’impianto mugellano. Ma l’importante era dare un segnale, credere nella ripartenza anche della Formula 1. Ci consoleremo tutti davanti alla tv. A proposito: con tutte quelle curve e quegli squarci di verde, il circuito toscano è il più “telegenico” che c’è. Neppure a dirlo. —

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di Redazione web