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Cura anti-Covid, 50 milioni a Siena: farmaco con gli anticorpi dei guariti

Mario Neri
Cura anti-Covid, 50 milioni a Siena: farmaco con gli anticorpi dei guariti

Finanziamento del governo alla Fondazione Toscana Life Science. La sperimentazione è nata a marzo con l'obiettivo di clonare gli anticorpi monoclonali prelevati dal sangue di pazienti convalescenti curati all’istituto Spallanzani di Roma per sviluppare una terapia e poi, in futuro, magari anche un vaccino

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SIENA. Dopo la frontiera aperta per la caccia al vaccino per il coronavirus in tutto il mondo, il mondo potrebbe scacciare i suoi spettri da questo orizzonte di villette e colli senesi su una cura. «Verrà da qui il nuovo farmaco che permetterà di curare il Covid-19. Sono contento che il governo abbia investito 50 milioni sulle terapie basate sugli anticorpi monoclonali», dice con una certa enfasi il governatore Enrico Rossi indicando il palazzone di mattoni rossi e vetrate dove da quindici anni la Toscana tenta di superare i limiti della scienza e della ricerca scientifica in campo sanitario. Sì, perché accanto a lui il ministro della Salute Roberto Speranza sta annuendo, anzi lo corregge quasi con lo sguardo. Su Toscana life science, il polo tecnologico e della ricerca voluto nel 2005 proprio su impulso e sostegno economico della Regione, il governo ha appena stanziato 380 milioni, 80 per il 2020, 300 per il 2021. Tutti dedicati alla ricerca con cui molti dei 400 scienziati della struttura stanno mettendo a punto una cura per il coronavirus puntando sugli anticorpi monoclonali.

I soldi andranno alla Fondazione pubblico-privata che riunisce Regione Toscana, università toscane, Fondazione Mps, Comune di Siena e alcune aziende. E andranno soprattutto al team guidato dal ricercatore (toscano) Rino Rappuoli. Non uno qualunque, ma lo studioso che primo al mondo individuò il vaccino contro la meningite B, la mente di tutte le scoperte della GsK, una delle industrie farmaceutiche leader in Italia nella produzione di vaccini e farmaci contro le malattie infettive. Che, pure, in Italia, ha sede a Siena. «Il lavoro che viene svolto qui dai nostri ricercatori e scienziati è un orgoglio per il Paese - esordisce Speranza - l'Italia come sempre dà il proprio contributo a questa sfida mondiale: lo stiamo facendo su tutto, lo stiamo facendo sui vaccini e qui in modo particolare sulla ricerca di una cura per il coronavirus basata sugli anticorpi monoclonali»

La sperimentazione è nata a marzo. Obiettivo: clonare gli anticorpi monoclonali prelevati dal sangue di pazienti convalescenti curati all’istituto Spallanzani di Roma per sviluppare una terapia e poi, in futuro, magari anche un vaccino. Il progetto si chiama MabCo19 e, prima che sulla prevenzione data dal siero, punta sulla cura di chi contrarrà il virus, perché si fonda sugli anticorpi più “forti”: quelli di chi è sopravvissuto all’infezione.

La cura, alla fine, sarà un’iniezione o un’infusione come spesso si fa quando si teme di essere stati esposti al tetano ed è una delle risposte alla pandemia che suscita più aspettative dopo il vaccino. Il progetto prevede di affiancare a un gruppo di ricercatori dedicato allo sviluppo di anticorpi monoclonali e vaccini, già in essere, un impianto capace di produrre lotti pilota per la prova clinica nell'uomo e un numero sufficiente di dosi per fronteggiare eventuali emergenze, spegnere focolai e cluster. Le prime potrebbero arrivare già nei prossimi mesi: a gennaio, forse anche prima. «I dati sono interessanti, chiaramente c'è ancora molto da lavorare e verificare - dice Speranza - ma apriamo una strada per provare ad avere cure certe e sicure che possono portarci ad un risultato positivo rispetto a questa sfida drammatica che il Covid ha portato a tutta l'umanità. Questa è una sfida di tutta la comunità nazionale. Il governo italiano darà il massimo sostegno a questo progetto». Certo, dice il ministro, «non si può abbassare la guardia». In attesa del vaccino o di cure sicure come quelle che si progettano a Siena, gli italiani devono rispettare le regole.

Non è un caso che una delle sperimentazioni più avanzate avvenga in Toscana. Qui, ricorda Rossi, si produce il 17% dei farmaci realizzati in Italia, il 70 per cento dei quali viene esportato. «Ma questo – dice Fabrizio Landi, presidente di Toscana Life Science - è l’unico centro in Italia che può vantare centinaia di brevetti farmaceutici e che può competere a livello mondiale con tutti i Paesi che stanno combattendo contro il Covid. Quella che arriva da Siena è quindi una notizia meravigliosa per tutti i cittadini che potranno avere una risposta scientifica e seria al loro bisogno di cure e di salute». —




 

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