Il Tirreno

Toscana

la rabbia dopo l’inchiesta 

Rsa di Pescia, ira dei familiari «Tradita la nostra fiducia»

Maria Salerno

Dopo l’inchiesta sui presunti maltrattamenti alla Rsa di Pescia sale la richiesta di telecamere nelle strutture: «Non è la prima volta che succedono queste cose»

2 MINUTI DI LETTURA





PESCIA

«Non è la prima volta che una operatrice viene sospesa dal servizio, al San Domenico. Eppure noi non sospettavamo nulla». Parlano alcuni dei familiari degli ospiti della Rsa di Pescia finita nel mirino della Procura di Pistoia a causa di maltrattamenti agli anziani da parte di tre operatrici sociosanitarie, da domenica agli arresti domiciliari. Incredulità e costernazione di figli e parenti delle vittime. E oggi alcuni di loro ricordano che era già accaduto 3 anni fa che una dipendente venisse sospesa per presunti maltrattamenti. «Il fatto che sia successo ancora è la cosa più preoccupante – sottolineano – vuol dire che non vengono fatti controlli, anche circa l’attitudine di certe persone a questo tipo di lavoro. Come vengono reclutate le operatrici? Basta un titolo di studio o vengono eseguite delle verifiche psicoattitudinali? Perché accudire degli anziani – è bene sottolinearlo – non è un lavoro che può svolgere chiunque».

L’inchiesta dei carabinieri di Pescia, partita a metà luglio, ha monitorato la vita all’interno della Rsa attraverso microfoni ambientali e telecamere per circa due mesi, ma c’è chi non può fare a meno di domandarsi cosa sia potuto accadere anche prima di quel periodo. A causa delle misure anti-Covid l’accesso alla struttura, infatti, è rimasto interdetto ai familiari già a partire dalla fine di febbraio.

«L’uso delle telecamere dovrebbe diventare abituale all’interno di certi contesti, come le Rsa – hanno evidenziato con forza alcuni parenti – ma anche in asili nido e scuole, perché certi comportamenti purtroppo tendono a ripetersi e pare che non ci sia altro modo di arginarli se non attraverso il controllo. Le telecamere non mentono e quanto viene fuori non può essere legato all’interpretazione di chi dovrebbe garantire sulla qualità del servizio».

Alcuni familiari vorrebbero manifestare la propria gratitudine, oltre che alle forze dell’ordine che hanno portato alla luce la vicenda attraverso il lavoro di indagine, anche alla dipendente che ha trovato il coraggio di denunciare le condotte ritenute illecite delle colleghe, senza la quale gli abusi sarebbero con ogni probabilità continuati. Qualcun altro non riesce a trovare altro se non parole di rabbia nei confronti di coloro che «godevano della nostra massima fiducia e l’hanno tradita, a maggior ragione in un momento delicato come quello del lockdown, dove le comunicazioni erano ridotte all’essenziale».

Sempre a proposito del tema della fiducia, resta ancora da capire come sarà possibile continuare a fidarsi dopo questa brutta esperienza vissuta dai propri cari. «Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e che le persone che devono pagare, paghino. Ma anche chi doveva supervisionare e non l’ha fatto dovrebbe fare ammenda» . –

Maria Salerno

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web