Toscana
Sparò e uccise il ladro, il giudice dice no alla richiesta di archiviazione: ecco i motivi
L'episodio nel novembre del 2018 in provincia di Arezzo: per il gip sarebbeero insussistenti gli elementi per la legittima difesa, richiesto un supplemento di indagine
AREZZO.
Richiesta d'archiviazione respinta per Fredy Pacini, il 61enne rivenditore di gomme e biciclette finito sotto inchiesta dopo aver sparato, uccidendolo, a Vitalie Tonjoc, 29 anni, moldavo, entrato di notte, il 28 novembre 2018, nella sua officina-negozio di Monte San Savino (Arezzo) con l'intento di rubare secondo la ricostruzione degli inquirenti.
Il gip di Arezzo Fabio Lombardo ha ritenuto insussistente la legittima difesa putativa che invece era stata riconosciuta dal pm Andrea Claudiani, titolare delle indagini, e ha ordinato un supplemento di indagine. "Amareggiato ma fiducioso nella giustizia": questo lo stato d'animo di Pacini - come ha riferito il suo legale Alessandra Cheli - che quella notte si trovava nell'officina perché ci dormiva, dopo aver subito vari furti tentati o riusciti.
Nelle undici pagine del suo provvedimento il gip, esaminato l'attività di indagine e le consulenze medico legale e tecnico balistica e letto le dichiarazioni rese da Pacini scrive: "Il pm ha sostenuto che l'azione difensiva sarebbe stata posta in essere 'in anticipo' mentre cioè il ladro stava entrando nel capannone, ma ciò, a ben vedere, oltre a far venire meno l'attualità del pericolo, sembrerebbe escludere la possibilità che il Pacini possa davvero essere caduto in errore in merito al fatto che l'intruso avesse la disponibilità di un'arma".
Per il giudice "alla luce di una siffatta ricostruzione dei fatti, non è dato comprendere la ragione per cui il pm, pur affermando che la reazione del Pacini sia stata 'oggettivamente sproporzionata' ritenga dapprima in maniera apodittica di poter escludere ogni profilo di colpa in capo all'indagato e subito dopo, di poter concludere che, quando anche quest'ultimo abbia potuto eccedere colposamente i limiti imposti dalla ritenuta situazione di necessità. lo stesso non sarebbe comunque rimproverabile per il 'grave e anzi estremo allarme' che ha inciso sulle sue capacità di freddo discernimento e razionale contenimento".
Gli investigatori, guidati ora dal pm Roberto Rossi (che ha ereditato l'inchiesta da Claudiani, trasferito a Perugia) sono invitati dal giudice ad approfondire punti ritenuti non chiari su quanto accadde in quella tragica notte di due anni fa. "Fredy è dispiaciuto - commenta il suo legale - però ritiene questa integrazione un aspetto che può maggiormente chiarire la sua posizione, il mio assistito insomma non la prende come un provvedimento negativo perché confida pienamente nella giustizia".
La Lega: "Lasciatelo in pace"
"Fredy Pacini merita di essere lasciato in pace. Stop al calvario giudiziario che sta subendo perché la difesa è sempre legittima. Pacini dormiva nella sua officina per paura di essere derubato dopo aver subito svariati furti e all'ennesimo si è legittimamente difeso. Ci chiediamo come sia possibile aver negato l'archiviazione. Stiamo e staremo sempre dalla parte dei cittadini e lavoratori perbene che difendono le loro case e le loro attività". Lo dichiarano i parlamentari toscani della Lega Tiziana Nisini, Claudio Borghi, Manuel Vescovi, Rosellina Sbrana, Edoardo Ziello, Manfredi Potenti, Guglielmo Picchi, Donatella Legnaioli e Mario Lolini.
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