La protesta
Ranaldo (Confindustria): «Non si parla più di economia, la Toscana deve rilanciarsi»
Il sistema economico della Toscana ha l’esigenza di essere rimesso al centro del dibattito e Confindustria chiede alla politica di essere ascoltata. Un concetto che Alessio Marco Ranaldo, presidente dell’associazione toscana, ribadisce in modo netto
FIRENZE. Il sistema economico della Toscana ha l’esigenza di essere rimesso al centro del dibattito e Confindustria chiede alla politica di essere ascoltata. Un concetto che Alessio Marco Ranaldo, presidente dell’associazione toscana, ribadisce in modo netto commissionando una ricerca all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per analizzare lo scenario economico attuale e richiamare quindi l’attenzione su alcune direttrici di sviluppo indispensabili.
Presidente perché l’esigenza di commissionare una ricerca di questo tipo e addirittura creare un apposito hashtag, #impattotoscano?
«Stiamo vivendo un momento drammatico sia per l’economia toscana sia per quella mondiale. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione di trasformazione e di sviluppo. Dobbiamo parlare di quello che serve, fare investimenti e lavorare affinché vengano finanziati».
Cosa manca oggi alle aziende per trasformarsi e agganciare il rilancio?
«Tutte le infrastrutture materiali e immateriali che abbiamo sempre richiesto e di cui il lockdown ha evidenziato la carenza, ma anche la certezza, al di là dell’aspetto sanitario, di una pianificazione dello sviluppo a 5-10 anni».
La pandemia ha contribuito a rafforzare le collaborazioni tra aziende e con le associazioni di categoria?
«Le associazioni sono sempre di più punto di collegamento tra le aziende e le istituzioni, il governo. Per la collaborazione tra noi ritengo ancora non sia il momento: siamo tutti concentrati sulle nostre aziende a cercare di capire cosa accadrà. È difficile pensare a programmi di aggregazione».
Quindi cosa intendete chiedere a Giani, Ceccardi e agli altri candidati alla presidenza della Regione?
«Di ascoltarci. In questa campagna elettorale l’industria non è un argomento prioritario. È necessario parlare meno dicose inutili, più di progetti concreti, di ciò che c’è da fare. Le imprese hanno qualcosa da dire e serve mettere ora le basi per il governo regionale nuovo dei prossimi 4 anni».
Perché i tempi sarebbero maturi per un cambiamento?
«Non possiamo aspettare ancora. La Toscana ha davanti solo un tipo di sviluppo industriale ed è diverso dal passato, deve attivare una “girandola” positiva, cogliere le opportunità di cambiamento che questo periodo di ci presenta. Si può fare solo se semplifichiamo la pubblica amministrazione – abbiamo capito che si può fare – ricreando le condizioni di crescita. Servono 10 anni per recuperare cosa abbiamo lasciato sul campo: lavoriamoci».
Da dove si comincia...
«Innescando un Green New Deal toscano: innovazione, economia circolare, attrattività, crescita delle imprese, occupazione, qualità della vita».
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