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Caccia, la Regione Toscana conferma la preapertura in deroga della caccia nonostante la decisione del Tar
Il tribunale amministrativo toscano tornerà a riunirsi il 22 settembre in sede collegiale. Un nuovo atto della giunta regionale conferma la preapertura il 2 settembre
Parte in anticipo come ormai ogni anno la stagione venatoria. Dal 2 settembre le preaperture della caccia consentiranno di sparare in 15 regioni, in deroga alla legge che prevede il via libera alle doppiette solo dalla terza settimana di settembre. Una concessione ai cacciatori - dicono le associazioni ambientaliste - che viola le leggi italiane ed europee, e che espone il Paese anche al rischio di una procedura di infrazione Ue.
Le preaperture quest'anno interessano tutte le regioni a eccezione di Liguria, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto. In quest'ultima lo stop è arrivato in extremis dal Tar, che ha accolto il ricorso degli ambientalisti.
Ricorso vinto anche in Toscana dove il Tar aveva deliberato la sospensiva (come avevamo dato conto inizialmente in questa pagina) ma la stessa Regione, in tarda serata, ha precisato che la preapertura della caccia in deroga, a partire dal 2 settembre, per tortore e storni, è ancora in vigore. La Giunta, infatti ha approvato una delibera che, rifacendosi alla decisione dei giudici amministrativi, ha stabilito che il numero di tortore prelevabili sia di 5 per giornata e per ciascun cacciatore, nel rispetto del limite stagionale di 20 capi stabiliti nel calendario venatorio regionale.
Il Tar della Toscana aveva accolto un ricorso presentato da Lac-Lega abolizione caccia per bloccare la preapertura in deroga della caccia in Toscana ai primi di settembre per tortore e storni. Il tribunale toscano aveva in parte accolto un altro ricorso presentato da varie sigle animaliste (Lac, Lipu, Wwf, Enpa e Lega Antivivsezione) limitando il numero massimo di capi abbattibili per cacciatore in preapertura.
La Regione Toscana, spiegano in una nota Francesco Alemanni, commissario di Europa Verde in Toscana, e Guglielmo Calcerano, esponente dei Verdi di Roma e tra i legali della Lac, "aveva deciso di far partire dal 2 settembre la stagione venatoria, in mancanza di un piano faunistico venatorio aggiornato, condizione sine qua non la preapertura è da considerarsi illegittima. Lo stop è finalizzato anche a bloccare l'autorizzazione ad abbattere la tortora selvatica, specie in difficoltà di conservazione".
Ma in tarda serata la Regione Toscana in una nota ha precisato che la preapertura della caccia in deroga ai primi di settembre, a partire da domani, per tortore e storni resta in vigore.
Il Tar toscano tornerà a riunirsi il 22 settembre in sede collegiale.
Piemonte e Basilicata sono le regioni a concedere il maggior numero di giornate di caccia in preapertura (8), seguite da Marche (7) ed Emilia-Romagna (5). A finire nel mirino sono 12 specie: cornacchia grigia, cornacchia nera, gazza, ghiandaia, colombaccio, merlo, alzavola, beccaccino, marzaiola, quaglia, germano reale e tortora selvatica. Proprio per la tortora, una specie vulnerabile che versa in un cattivo stato di conservazione, "è molto concreto il rischio che l'Italia diventi oggetto di una procedura di infrazione europea, come accaduto per Francia e Spagna", avverte la Lipu. "La caccia alla tortora selvatica è autorizzata nonostante le richieste internazionali di moratoria, l'opposizione del ministero dell'Ambiente italiano, il Piano di gestione nazionale della specie che sconsiglia le preaperture, e il parere negativo dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Un'incredibile serie di divieti - evidenzia la Lipu - che le regioni hanno inteso disattendere, a dimostrazione della totale sudditanza culturale e politica nei confronti del mondo venatorio".
Contro le preaperture, in deroga alla legge 157 del 1992, torna a schierarsi anche il Wwf: "Le deroghe sono quasi sempre autorizzate in violazione delle leggi italiane ed europee poste a tutela degli animali selvatici e delle aree dove vivono, si nutrono e si riproducono". Per le regioni, sostiene il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta, "la fauna è 'selvaggina' da sacrificare alla lobby dei cacciatori per avere qualche voto in più alle elezioni. Né il Governo nazionale, né l'Ue riescono a mettere in campo misure idonee a contrastare questa deregulation. E la mancanza di controlli fa il resto".
Dello stesso avviso la deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, che denuncia il "sostanziale asservimento delle amministrazioni regionali alle lobby venatorie".
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