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Toscana

Alfredo Helman, da Che Guevara alla corsa al Comune di Viareggio

Ilaria Bonuccelli
Alfredo Helman, da Che Guevara alla corsa al Comune di Viareggio

È stato uno degli uomini del Comandante, vive in Italia da anni  e ora a 85 anni scende in campo con la lista di sinistra di Bonaceto 

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il personaggio



Alfredo Helman è possibile trovarlo in pineta a Viareggio. Non a spasso con il cane. Né a giocare a bocce con altri anziani. Bisogna seguire la musica. Cercare una pedana di legno. Allora si trova. Con gli occhi chiusi. Stretto in un abbraccio milonguero, a ballare un tango. Per nulla intimorito dai capelli bianchi, ancora con le onde. Si capisce, perché a 85 anni si candida al consiglio comunale. Per una lista di sinistra. Non quella ufficiale del Pd. No. Quella dei ribelli: Più democrazia per Viareggio e Torre del Lago. Non poteva che essere così. Lui è l’unico comandante superstite della missione di Che Guevara in Bolivia.

Cambia il mondo e Alfredo con lui. Ma due cose restano immutate: Alfredo resta un argentino, come si avverte in quella strana lingua colorata che parla dopo decenni vissuti in Italia, la maggior parte a Viareggio. Fino agli anni Novanta nell’anonimato più completo, di fatto sotto copertura. E resta un rivoluzionario. Comunista, come si definisce quando spiega perché a 85 anni riannoda i fili della politica. «Penso che per gli ideali non ci sia età. Quando uno ha certi valori che ha sostenuto per tutta la vita, non li abbandoni mai. Io sono un vecchio di 85 anni, sono un uomo del Novecento, ma non sono anziano. Sono un uomo che è ancora in grado di combattere». Proprio come quando a Santa Clara, a Cuba, si esercitava a smontare e rimontare le armi bendate, in attesa della chiamata del Che, in Bolivia. «L’età è un concetto talmente strumentale: a 60 anni ci sono persone che hanno piacere a riposarsi e andare in pineta a prendere il fresco. Io mi sento ancora in grado di andare a distribuire volantini, di parlare con le persone, di aspirare a una città diversa e di battermi per cambiarla».

In quattro mosse: una città più pulita, più verde, più solidale e più sicura declina con l’asciuttezza dell’ex guerrigliero che, ai tempi della dittatura di Videla in Argentina riesce – per un soffio e in modo rocambolesco – a fuggire con la famiglia da Buenos Aires. Scampando alla tortura e alla morte. Per capitare per caso, forse, a Torre del Lago, e poi a Viareggio «il lugar (il luogo) – gli scappa in spagnolo – dove vivo e dove morirò, il più tardi possibile spero. E dove vivono i miei figli e i miei nipoti». Quindi migliorarlo è un dovere. «Difendo quello in cui credo. Una società migliore. Cinquanta anni fa era Che Guevara a rappresentare la sinistra del mondo, una sinistra fuori dei due blocchi nei quali si era congelato il mondo. Oggi questa figura di rivoluzionario è rappresentata da Papa Francesco, anche se io non sono credente. Ma è l’unico uomo che dimostra di non accettare compromessi e di battersi per gli ultimi, per il bene di tutti, senza lasciare nessuno indietro. È l’unico che non accetta la morte gratuita di migliaia di persone, nel nome dell’interesse».

Eccolo il “comunista ecumenico” che salta fuori. Forse il passo più incerto di qualche anno fa, ma lo stesso vigore. Lo stesso «bisogno di giustizia sociale e di pace. Anche io sono stato migrante, quando sono fuggito dall’Argentina. A me è andata bene perché io sono bianchino di pelle e ho gli occhi azzurri. E l’Italia mi ha accolto. Ma non è accettabile che altri vengano discriminati per il colore della pelle o perché portano altre culture. Quindi sì mi candido al consiglio comunale, con transfughi del Pd, a sostegno di Sandro Bonaceto e mi schiero contro Trump, Bolsonaro e contro Salvini». E per Viareggio ha due progetti. Una gestione “collettiva” dei fondi della cultura e una gestione verde dei trasporti: solo bus elettrici, gestiti da cooperative di giovani, con pagamento tramite card. Poi chiamatelo anziano. —

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