Il Tirreno

Toscana

il dibattito sull’idrossiclorochina 

Coronavirus, Menichetti: "L’anti-malarico riduce la mortalità da Covid del 30%"

Coronavirus, Menichetti: "L’anti-malarico riduce la mortalità da Covid del 30%"

Risultato di uno studio italiano al quale ha partecipato Pisa ma il dato ha solo «importanza numerica». In Toscana il farmaco non è usato per curare l’infezione

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PISA. Lo studio è importante da un «punto di vista numerico» perché ha coinvolto quasi 3500 pazienti, anche di Pisa. Ma i risultati non hanno (ancora) la solidità e tutte le caratteristiche che la comunità scientifica richiede. Perciò anche se i risultati sono interessanti, l’idrossiclorochina (farmaco anti-malarico già utilizzato anche nella terapia dell'artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico) in Toscana e in Italia continuerà a non essere più usata nella cura dei pazienti contagiati dal coronavirus.

Il veto di utilizzo - legato alla “tossicità” per i pazienti - non è ancora stato tolto da Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. E non basta lo studio italiano, al quale ha partecipato l’università di Pisa, a cambiare lo stato delle cose, spiega il primario di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, Francesco Menichetti . «Non voglio affatto sconfessare uno studio al quale abbiamo partecipato - esordisce il professor Menichetti - ma dobbiamo descrivere con precisione i risultati. Siamo in presenza di uno studio multicentrico che ci ha consentito di osservare 3.451 pazienti ricoverati (perché positivi al coronavirus) in 33 ospedali italiani tra febbraio e maggio. Di questi, oltre il 76% è stato trattato con idrossiclorochina. Nei pazienti trattati con questo farmaco abbiamo riscontrato una mortalità dell’8,9%; in quelli che non hanno ricevuto questo trattamento la mortalità è stata del 15,7%: la differenza significativa è di quasi 7 punti». Riportando ai numeri assoluti le percentuali, «con le dovute correzioni lo studio - prosegue il professor Menichetti - rivela che nei pazienti trattati con idrossiclorochina il rischio di mortalità si riduce del 30%». Un dato importante. Che fa quasi impressione.

Ma Menichetti raffredda l’entusiasmo: «Lo studio è importante da un punto di vista numerico, perché i pazienti osservati sono tanti. Tuttavia lo studio non è randomizzato, non è prospettico e non ha un gruppo di controllo». Non ha insomma i requisiti richiesti dalla comunità scientifica per considerare un risultato “confermato”. Tanto che il primario di Pisa aggiunge: «Bisogna ricordare che ci sono studi randomizzati e controllati che non confermano questo beneficio (la riduzione della mortalità del 30% con il trattamento dei pazienti Covid con idrossiclorochina, ndr). Tanto che Aifa sconsiglia l’impiego di questo farmaco nella cura di questa infezione proprio per mancanza di dati e, anzi, continua a segnalarne la tossicità. I risultati che sono stati diffusi - sulla riduzione della mortalità e che non disconosciamo - devono essere letti, dunque, in un contesto di sperimentazione». Di studio al quale Pisa ha contribuito con una casistica vasta, con centinaia di pazienti e l’apporto di diversi medici: Greta Barberi, Laura Carrozzi, Alessandro Mengotti, Filippo Minutolo e Raffaele di Caterina.

La conseguenza di questo ragionamento - sintetizza il professor Menichetti - è che «i dubbi sull’utilizzo della idrossiclorochina nella cura del Covid-19 restano tutti. Tanto che in questo momento non viene usata. Nel nuovo vademecum da me proposto per il trattamento dei pazienti positivi e adottato dalla Regione Toscana l’idrossiclorochina non compare. Le evidenze scientifiche a nostra disposizione per il suo utilizzo sono del tutto insufficienti». —
 

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