Il Tirreno

Toscana

atto razzista in un supermercato di pistoia 

«Non voglio essere servito dalla “nera”»: choc alla Coop

Martina Trivigno

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pistoia

«Quel cliente mi ha puntato il dito contro, poi l’ha detto, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. “Non voglio che sia la nera a servirmi”. Sono una donna forte, ma quelle parole mi hanno ferito e sono scoppiata a piangere. Mi ha fatto male. Perché, nel 2020, simili pregiudizi non dovrebbero più esistere».

Fatu Fall, 46 anni, di origine senegalese, da 18 anni vive in Italia (è stata anche tra le promotrici dell’Associazione culturale senegalese) e da due lustri lavora nel reparto di gastronomia del negozio Unicoop Firenze di viale Adua. Tutti la conoscono e l’apprezzano, abituati a vederla affaccendata dietro al banco. Non la giudicano per il colore della sua pelle: la considerano per la passione che mette nel lavoro.

«Sto benissimo, a Pistoia - racconta la dipendente - Qui tutti mi vogliono bene e mi rispettano. Quando ho sentito quell’offesa razzista, ho cominciato a tremare, la testa mi girava, non sapevo cosa dire. Allora è stata la mia collega, in servizio con me, a prendere in mano le redini della situazione. È uscita da dietro il banco e ha chiesto al cliente di ripetere quello che aveva detto. Lui, però, non l’ha fatto, si è limitato a rimanere in silenzio, gli occhi a terra. Poco dopo è intervenuta la figlia dell’uomo e l’ha portato via».

Decine di occhi, giovedì scorso, hanno posato lo sguardo su di lei, come a dirle: “Tranquilla, va tutto bene” . Ora, un’ondata di solidarietà l’ha raggiunta. A cominciare da quei colleghi che, impotenti, hanno assistito alla scena. «L’uomo sventolava il biglietto con il numero e pretendeva di essere servito, nonostante non fosse il suo turno – spiega Alessio Luzi, collega delegato Rsu di Filcams Cgil alla Coop di viale Adua – e poi la cosa è degenerata, culminando nell’offesa razzista. Allora, ci siamo subito attivati per capire come aiutare la nostra collega. La Coop non può in nessun modo impedire l’accesso all’uomo nel punto vendita né tantomeno, qualora fosse socio, eliminarlo dalla lista ( confermata anche l’azienda, ndr). Ma, fin dal primo momento, abbiamo detto a Fatu che non era giusto che questo episodio inqualificabile passasse sotto silenzio».

«È un atto di estrema gravità, da condannare con forza – aggiunge Alessandro Cartei, segretario provinciale della Filcams Cgil di Pistoia – Fortunatamente Unicoop Firenze assume gli addetti in base alla capacità professionale e non certo in base al colore della pelle. Chiediamo adesso a Coop di agire nei confronti di questo “cliente” per la tutela dei propri dipendenti. Siamo convinti che ogni episodio di razzismo vada denunciato, perché “lasciar correre” significa accettare un modo di pensare che accettabile non può essere. Siamo tutti uguali, con gli stessi diritti, come recita la nostra Costituzione». E Fatu Fall non porta rancore all’uomo che l’ha offesa. «Se dovesse tornare, lo accoglierò normalmente, non verrò meno ai miei doveri – conclude – Sono felice della solidarietà che ho ricevuto: dalla direttrice del negozio, dalla caporeparto, dalla Cgil, dai clienti. Così il razzismo smetterà di esistere». –

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