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Banca Etruria, il giudice archivia le accuse al padre della Boschi

Banca Etruria, il giudice archivia le accuse al padre della Boschi

Il gup ha depositato la decisione finale sulla vicenda della liquidazione dell'ex direttore generale Bronchi. Archiviazione per tutto l'ex cda  dell'istituto. La deputata: "Verità più forte del fango"

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AREZZO. "Ancora un'archiviazione per mio padre su Banca Etruria. Chissà dove sono ora coloro che in questi anni ci hanno insultato, offeso e minacciato. Ma oggi è un giorno bello: la verità è  pùi forte del fango". Così, esternando la sua soddisfazione sui social, Maria Elena Boschi ha commentato l'archiviazione della posizione del padre, Pierluigi Boschi, nel filone processuale relativo alla liquidazione all'ex dg di Banca Etruria Luca Bronchi, erogata quando lui era vicepresidente dell'istituto.

E' stato il giudice dell'udienza preliminare Fabio Lombardo, che adesso ha depositato la decisione finale in cancelleria, a sollevare dalle accuse papà Boschi e con lui tutti i componenti del cda, Claudia Bugno, Rosanna Bonollo, Alessandro Benocci, Carlo Catanossi, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini, Claudio Salini e Ilaria Tosti.

La decisione del gup ha liberato non solo il commento della figlia, che all'epoca dei fatti contestati era ministro, ma anche di altri esponenti politici. Scrive su Fb l'on.Ettore Rosato (Iv): "I giustizialisti, anche quelli che sono al governo con noi, che scaricarono sentenze (e insulti) su Maria Elena Boschi per la vicenda che coinvolgeva il papà, per il quale oggi c'è stata l'ennesima archiviazione, sono certo si scuseranno con lei e con l'opinione pubblica". Per il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone "la verità è  più forte del fango e la coerenza pure. Altroché ritirare le querele. Se lo scordino. Hanno colpito senza pietà, infischiandosene delle sofferenze che provocavano".

La vicenda specifica è relativa ai circa 700mila euro versati nel 2014 da Bpel all'ex dg Bronchi che proprio per la buonuscita è stato condannato in primo grado, mentre l'ultimo presidente col quale si accordò, Lorenzo Rosi,  è ancora sotto processo. La riunione del cda finita al centro del caso risale al 30 giugno 2014 ed è emerso che i 12 consiglieri che votarono a favore della liquidazione lo fecero sulla base di consulenze legali che affermavano la legittimità della buonuscita. 

Per l'ex vicepresidente Boschi e per gli altri era già caduta mesi fa l'ipotesi più grave di bancarotta fraudolenta. Ad escluderla era stato il giudice Piergiorgio Ponticelli esaminando la richiesta di archiviazione del pm Roberto Rossi, benché accogliendola in parte. Restò in ballo la bancarotta semplice. Il gip restituì gli atti alla procura per un ulteriore approfondimento finalizzato ad accertare se da parte dei consiglieri di Etruria ci fosse stato un atteggiamento negligente e imprudente, quindi punibile.

La procura, svolte nuove indagini, ha ribadito la richiesta di archiviazione non essendo emersi elementi a carico dei consiglieri. Richiesta suffragata adesso dal giudice Fabio Lombardo, nel frattempo subentrato a Ponticelli passato in organico agli uffici di Firenze. Tutto finito? No, il 14 gennaio 2021 Pierluigi Boschi e gli altri dello stesso cda devono tornare in aula per un'accusa di bancarotta colposa per il filone "consulenze d'oro" di Etruria.

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